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Leo Gullotta: la forza della leggerezza

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Leo Gullotta

Catanese, classe 1946, Leo Gullotta ha sempre riscosso grande successo di pubblico e critica. Oltre ad essere un attore completo, capace di alternare con disinvoltura il registro comico a quello drammatico, Gullotta è anche una persona di estrema gentilezza. Con grande disponibilità ha infatti accettato di rispondere alle nostre domande, anticipandoci i prossimi lavori in cui lo vedremo impegnato, come i film Baaria di Tornatore e Il padre e lo straniero di Ricky Tognazzi. Senza dimenticare di condividere con noi anche una dolente, privata riflessione sul destino della cultura in Italia. Il tutto però conservando sempre il suo proverbiale sorriso sulle labbra…

Pochi giorni fa ha portato in scena al teatro Eliseo La Caduta di Albert Camus, un manifesto non solo civile e politico, ma che opera una sorta di destrutturazione semantica del linguaggio.
Questo testo, nell’adattamento teatrale di Roberto Levante, ci aiuta a riflettere sui tempi cupi che stiamo vivendo. Il lavoro sul linguaggio che Camus opera ne La Caduta è profondissimo, tutto volto a capire il valore di parole come felicità, democrazia, libertà, il cui significato viene stravolto ogni giorno dal potere. La caduta è la proposta coraggiosa di un autore che in certo senso fa paura in un mondo che non vuole nessun tipo di riflessione. Il mio rapporto con quest’opera è doppiamente stimolante: da una parte io sono un cittadino che si pone delle domande, dall’altra sono un attore che ha raccolto la sfida di un testo che nessun teatro ha mai voluto rappresentare.

Questa sera parteciperà al concerto di beneficenza Noi ricominciamo con un sorriso, sempre all’Eliseo, per aiutare i ragazzi del Conservatorio de L’Aquila dopo il terremoto.
E’ normale partecipare a questa tragedia, sia umanamente che artisticamente. Ci saranno i ragazzi del conservatorio de L’Aquila, non tutti però: due di loro infatti hanno perso la vita nel terremoto. E’ prima di tutto a loro che rendiamo omaggio. Con il ricavato della serata cercheremo di aiutare gli studenti a ricomprare gli strumenti musicali che ormai non hanno più perché sono andati distrutti.

Non crede però che ci si ricordi della cultura e dei suoi bisogni solo quando accade l’irreparabile?
Ha ragione. Ma l’Italia è un paese strano, è uno dei pochi in Europa a non avere materie come musica e teatro. Quel poco che si fa per la cultura vera è possibile solo grazie all’attività coraggiosa di rare persone, come Muti o Abbado. Però ho avuto modo di vedere nella mia esperienza recente che i teatri in questo momento storico sono pieni di gente. Credo che ci sia un nuovo bisogno di emozionarsi, di riflettere, di aprire i cassettini dell’anima. C’è un’Italia che non viene raccontata, perché è scomoda. Non tutta la gioventù è come quella che appare in tv. Certo, per quanto riguarda la musica, il teatro, il cinema l’arte è quella di arrangiarsi, tipica dell’Italia. Non c’è stato negli ultimi anni un percorso costruttivo. C’è un buio totale, e chi vuole pensare, creare e riflettere fa paura.

Lei è uno dei più grandi attori italiani. Proprio per questo si renderà conto anche lei del livello penoso di alcuni suoi “colleghi”, interpreti di film e fiction televisive.
Purtroppo me ne rendo conto, ma oggi il concetto globale di spettacolo è tutto spostato sulla tv. Se hai un giro di conoscenze forse riuscirai ad apparire, non importa se per questo dovrai mettere da parte la tua dignità. Ecco che quindi la tv diventa il teatro. Meno studi, meno pensi, più ti sarà facile trovare l’occasione. Se non appari oggi non esisti. Il teatro e il cinema sono in mano ai politici che però non li conoscono abbastanza per potersene occupare. Il teatro, ad esempio, bisogna prima di tutto amarlo, non è solo una questione di numeri e organizzazione, è un mestiere faticoso. L’Italia è divisa in gruppi chiusi, manovrati dal potere politico, se vuoi lavorare devi entrarci. E’ inevitabile quindi che chi vuole parlare, confrontarsi, e dire la verità su tutti i gangli malaticci del nostro paese ne paghi ovviamente le conseguenze… E’ vero che c’è tanta gente che non sa recitare, ma per fortuna c’è anche qualcuno che invece sa fare il mestiere dell’attore. Penso per esempio ad Alessio Boni, Elio Germano, Pierfrancesco Favino e Luca Zingaretti, tutti attori molto solidi.

Una domanda leggera: lei è goloso? C’è una ricetta della sua Sicilia che ama cucinare?
Sì, mi piace mangiare, prima con gli occhi e poi con la bocca… I piatti del sud infatti, oltre a essere buoni, sono straordinariamente colorati. Preferisco i piatti popolari che sono poi i più gustosi, come la pasta alla norma… Ma bisogna farla bene: prima preparare un sugo di pomodoro ristretto, friggere le melanzane e poi tagliarle a pezzettini, infine aggiungere tutti gli odori.

Può anticiparci i suoi progetti per la prossima stagione?
Sarò ancora in scena con "Il piacere dell’onestà" di Pirandello e girerò per molti mesi tutta l’Italia, fino a tornare ad aprile a Roma all’Eliseo. Poi uscirà il film di Tornatore "Baaria", ossia Bagheria in dialetto. Infine sto lavorando a un film tratto da un romanzo di De Cataldo per la regia di Ricky Tognazzi, intitolato "Il padre e lo straniero". Accanto a me ci saranno Alessandro Gassman e Kseniya Rappoport.

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Pubblicato da nel 8 giugno 2009 alle ore: 12:34. Archiviato sotto Interviste,Spettacolo. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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