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“I FUStigati” storie di artisti dopo i tagli al FUS; Castalia

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La Compagnia Castalia

Nata a Roma nel 1992, è una delle realtá italiane più prestigiose nell'allestimento di opere classiche antiche. Le linee guida seguite dalla compagnia fin dagli inizi della propria attività si rivolgono verso il recupero delle origini del teatro, attraverso lo studio critico della commedia classica antica, senza dimenticare qualche incursione nella drammaturgia contemporanea. Un impegno serio e costante che di anno in anno si rinnova e che ha come principale obiettivo quello di coinvolgere il pubblico delle scuole, guidandolo nella scoperta della magia del teatro. Abbiamo parlato con Vincenzo Zingaro, fondatore e direttore della Compagnia, della difficile situazione in cui versa il settore teatrale oggi, e delle problematiche che nasceranno in seguito ai tagli del Fus decisi dal Governo.

 

Compagnia Castalia

Da quanto tempo la sua compagnia usufruisce del Fus?

"Dal 1995. All'inizio prendevamo pochissimi fondi, anche perchè quando ci siamo inseriti nel giro del Fus i giochi politici per l'assegnazione dei soldi erano già stati fatti e noi avevamo ben poche amicizie da sfruttare. Dopo anni di duro lavoro siamo riusciti a prendere circa 50.000 euro. Ma è tanto che ormai siamo fermi a questa cifra".

Questo contributo statale in che misura incide sulle vostre attività?

"Noi siamo sottodimensionati, ma non possiamo permetterci più personale. Io e il mio staff lavoriamo circa 12 se non 15 ore al giorno per portare avanti organizzazione e spettacoli. I soldi del Fus sono per noi un piccolo aiuto, ma fondamentale. E' ciò che ci permette di lavorare alla luce del sole, di pagare i contributi che infatti ammontano per noi a 45.000 euro. Le nostre spese annue sono di 300.000 euro, ma siamo riusciti fino a oggi ad andare avanti grazie agli introiti ottenuti con gli spettacoli. Ogni anno infatti, oltre alle rappresentazioni serali, i nostri spettacoli vengono visti al mattino da circa 20.000 ragazzi dei licei di Roma e del Lazio".

Una vera e propria produzione di cultura per i più giovani.

"Io lavoro con i giovani e mi accorgo che hanno bisogno di punti di riferimento. I nostri spettacoli sono un insieme di tradizione e rinnovamento; la riscrittura scenica di ogni testo getta un ponte tra antico e moderno. La proposta della compagnia Castalia non è archeologica, al contrario, è l'offerta agli studenti di uno sguardo critico. I ragazzi scoprono che nel teatro c'è una scintilla magica, capace di aprire davanti ai loro occhi un mondo nuovo. Anche perchè nella scuola non c'è alcuna educazione al teatro, nè rispetto del patrimonio culturale che il mondo classico ci ha lasciato".

A quali rischi andrete incontro con i tagli dei finanziamenti?

"E' a rischio la qualità. Forse saremo costretti a produrre meno spettacoli e a tornare al lavoro nero. Le persone che lavorano con noi sono tutte in regola e vengono tutte pagate. Con i tagli non so se sarà ancora possibile. Quello che bisogna capire è che anche le compagnie teatrali, medie e piccole, generano movimento economico. Eppure noi incredibilmente non siamo riconosciuti come imprese. Quando ho chiesto un fido in banca ho dovuto ipotecare l'appartamento in cui vivo. E il prestito mi è stato concesso con un tasso che è vicino allo strozzinaggio. Ecco perchè il Fus è importante, anche se non funziona".

In che senso non funziona?

"Il Fus è lo specchio del nostro Paese, un Paese fatto di baronie intoccabili e di mafie. Forse toglieranno qualche migliaio di euro ai già pochi soldi che prendiamo. Anche se siamo una compagnia molto attiva, non solo nella regione ma anche a livello nazionale e internazionale, anche se abbiamo ottenuto molti riconoscimenti per la nostra attività legata alla tradizione del teatro antico. Facciamo parte anche del progetto Il Teatro Classico Oggi promosso da La Sapienza e i nostri spettacoli vengono studiati dai ragazzi. Ma questo sembra non importare. In Italia non c'è una distribuzione equa delle risorse: ecco perchè ci saranno i soliti teatri che prenderanno cifre enormi senza magari produrre cultura ma solo spettacoli piegati a logiche commerciali. Anche l'ETI, per esempio, è un'altra faccia del problema. Ormai è una sorta di carrozzone privo di senso. Nessuno sa più quale sia la sua funzione. Non fa più distribuzione di spettacoli, e anche i teatri privati più grandi ormai mettono nomi televisivi in cartellone per andare avanti. Le compagnie come la nostra si trovano in mezzo alla bufera. Siamo una compagnia di frontiera: proponiamo cultura e divertimento, e abbiamo un'esigenza comunicativa vera che ci anima".

Quale potrebbe essere una soluzione?

"La mia proposta è sempre la stessa da anni, ossia quella di mettere un tetto massimo ai finanziamenti. Il Fus non può essere abbattuto perchè ci ha permesso fino ad oggi di agire liberamente e avere una precisa identità culturale. Se le compagnie più piccole riescono a farcela da sole, devono provarci anche i teatri più grandi e darsi da fare. E' assurdo togliere fondi a chi prende una miseria, e non toccare chi ha a disposizione centinaia di migliaia di euro."

La Compagnia Castalia ha ricevuto un contributo da parte dell'Imaie per produrre una collana di Dvd. Come commenta la morte dell'Imaie?

"Posso solo dire che le persone hanno contribuito a determinare il crollo dell'Imaie dovrebbero vergognarsi. L'Imaie era un serbatoio importante: anche se gli aiuti non erano enormi, erano comunque fondamentali per tante realtà artistiche. L'articolo 7 costituiva un piccolo respiro per tante persone. Anche questa vicenda ci indica che purtroppo, stando così le cose, l'Italia è un Paese senza futuro".

A proposito di futuro: come guarda oggi il domani che attende il teatro italiano?

"Il teatro è una cosa sacra. La sua presenza è indicativa di quanto una società possa crescere. Lo spirito critico di un popolo si misura con il teatro e le arti. Purtroppo la cultura, in tempi di crisi economica, viene considerata un lusso. Anche perchè siamo governati da una classe dirigente incolta, irresponsabile, incapace. Stiamo facendo un balzo indietro di 50 anni, come se non fossimo più capaci di produrre valori".

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Pubblicato da nel 10 novembre 2009 alle ore: 9:21. Archiviato sotto Inchieste. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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