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Il bello delle bambole, un nuovo modo di fare musical con gli psicosuoni

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Il bello delle bambole

Una donna vive nel suo mondo onirico, credendo di essere una Barbie. Accanto a lei, tante altre creature giocattolo: Biancaneve, Big Jim, la Bambola di Porcellana, la Bratz-Scarto di magazzino, la Ballerina Carillon e soprattutto il Principe Azzuro, che però è convinto di chiamarsi Amleto e di essere l'erede al trono della Danimarca... Questo è "Il Bello delle Bambole", il nuovo spettacolo scritto da Alessandro Trigona, per la regia di Pablo Maximo Taddei. Protagonista Vincenzo Bocciarelli, accompagnato da Cecilia e Virginia Taddei, Alessio De Persio, Eleonora Baliani, Daniela Ricci e Silvia Raso. In una scena in cui la luce gioca con la presenza degli attori, si muovono corpi e voci in un crescendo di "recitar-cantando": è questa l'ardita tecnica degli "psicosuoni", basata sull'alterazione del timbro vocale e sull'uso di una gestualità e di una mimica particolarmente espressive, quasi caricaturali, in pieno accordo con la voce e la musica. Una tecnica che, sebbene difficile da "assorbire" in un primo momento, rivela inedite potenzialità, oltre alla grande duttilità degli attori. Lo spettacolo suggerisce un'atmosfera fiabesca, in cui anche i giocattoli possono parlare e raccontare i propri sogni, le paure, le delusioni. Sembra di essere catapultati in un mondo lontano, vivo solo nei nostri ricordi d'infanzia, ma con la differenza che questi giocattoli parlano come adulti, spingendoci non soltanto a sorridere, ma anche a volare col pensiero. Attenzione però al finale, davvero inaspettato, in cui la storia virerà prepotentemente verso la vita reale, dando un senso a questo strampalato, grottesco e sognante "racconto musicale".


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Pubblicato da nel 16 aprile 2010 alle ore: 16:59. Archiviato sotto Recensioni,Teatro. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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