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Chiusura dell’ETI, intervista a Maurizio Panici, teatro Argot

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Maurizio Panici: cosa perdiamo e cosa ci aspetta

Tutti coloro che hanno frequentato i teatri romani negli anni '80 conoscono bene il Teatro Argot. In quegli anni è stato uno dei principali spazi di ricerca della capitale, ospitando e sostenendo la crescita di attori e autori che oggi sono diventati l'ossatura del nostro teatro e del cinema italiano. Lunghissima la galleria dei personaggi che hanno sfilato sul palco del piccolo spazio di Trastevere. Maurizio Panici, responsabile dell'Argot, di quella stagione ha vissuto ogni tappa, unendo il lavoro organizzativo a quello artistico. Oggi il teatro Argot, oltre a essere ancora uno degli spazi vitali della scena romana, è un'importante struttura produttiva, capace di proporre spettacoli di altissimo livello e molto richiesti. Anche a Maurizio Panici abbiamo chiesto di raccontarci il suo pensiero sulla chiusura dell'ETI.

Maurizio Panici Teatro Argot

Anche tu sei stato colto impreparato da questa decisione?

Che l'ETI fosse un ente da riformare lo sapevamo tutti. Però sì, anche io non mi aspettavo una decisione così improvvisa e così drastica. Presa senza tener conto di alcuni problemi pratici come la necessità di completare la programmazione e poi gestire la stagione di due teatri come il Valle di Roma e la Pergola di Firenze.

Per quello che mi risulta, ancora non si sa cosa succederà quest'anno a questi due teatri. Me lo confermi o hai qualche notizia in proposito?

No, no, per quello che so anche io, è tutto in alto mare. Non si sa ancora niente.

Voi operatori siete tutti concordi nel fatto che il teatro in Italia aveva e ha bisogno di una riforma, ma una chiusura così improvvisa non dimostra la mancanza di un qualsiasi disegno?

Questa è la cosa veramente grave. Che non ci sia un dibattito. Ma in questo momento sarebbe ancora più importante sapere che fine faranno le risorse in passato destinate all'ETI, se finiranno come l'ente e saranno semplicemente tagliate oppure se si troverà un modo per reinvestirle e farle pervenire comunque al settore.

Ma secondo te, voi operatori sentirete la mancanza dell'ETI?

Nel corso degli anni, il ruolo dell'ETI ha subito una profonda trasformazione. L'ente era nato come organo distributivo su scala nazionale, e in questo senso ha svolto una importante funzione. Da tempo però non era più tale. Ormai svolgeva soprattutto una funzione di sostegno per le nuove compagnie e per alcuni progetti speciali che trovavano difficile collocazione altrove. In questo senso direi che la soppressione dell'ente potrebbe non avere effetti immediati di grande rilievo. Certo, purché vengano risolte alcune questioni, la prima sicuramente è che fine faranno i due teatri di Roma e Firenze e il modo in cui saranno gestiti in futuro. Guarda, sia il Valle che la Pergola sono due teatri importanti, sono una vetrina ma anche una risorsa per le compagnie che ospitano. Ecco, sarà importante sapere come verranno gestiti.

Voi come teatro e come struttura produttiva subirete delle conseguenze dalla chiusura dell'ETI?

Come teatro no, siamo una struttura indipendente. Come compagnia potremmo avere delle conseguenze. Nel senso che avevamo concordato la presenza di un nostro spettacolo, Medea, nel cartellone del Valle. E quindi, come le altre compagnie in cartellone, stiamo aspettando di sapere cosa accadrà.

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Pubblicato da nel 27 luglio 2010 alle ore: 10:39. Archiviato sotto Inchieste. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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