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Fondo mecenati, tanti soldi molti dubbi

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Il Fondo Mecenati del Ministro della Gioventù

Giorgia Meloni ex Ministro della Gioventù

40 milioni di euro destinati all'imprenditorialità giovanile under 35, con un focus specifico al sostegno ed allo sviluppo del talento, dell'immaginazione, della creatività e delle capacità d'innovazione dei giovani nel settore della cultura, della musica, del cinema, del teatro, dell'arte, della moda e del design. Questa è la cifra messa in campo dal Ministro della Gioventù Giorgia Meloni in un bando pubblicato il 4 luglio che scadrà il prossimo 2 novembre. Il Fondo Mecenati, questo il nome, è una risorsa del Dipartimento della Gioventù al quale possono accedere le grandi strutture private che intendono investire risorse proprie sulla valorizzazione professionale, lavorativa o imprenditoriale di giovani meritevoli. Il Fondo Mecenati vuole stimolare i privati a investire su giovani eccellenze, secondo lo storico modello dei mecenati, o dei più moderni "Business Angels". Un'idea condivisibile ma che solleva non poche domande sulle modalità con cui è stato redatto il bando.

Ad una prima lettura salta agli occhi l'eccessiva genericità dei paletti posti e, per altro verso, limiti eccessivi - di carattere economico - che già di per sè fungono da filtri ai soggetti che potrebbero concorrere. Tra i requisiti per poter presentare domanda c'è quello relativo al patrimonio: solo chi ha realizzato negli ultimi due esercizi un fatturato (per le imprese) o un patrimonio (per le fondazioni) o un ammontare complessivo di contributi associativi ed entrate varie (per le associazioni ) pari a 8 mln di euro può accedere. E' evidente come già questo inibisca un platea importante, se non per fatturato, almeno per credibilità e "storico" documentato nel campo dello sviluppo dell'imprenditorialità giovanile e della formazione. Il Fondo rimborsa solo il 40% del costo totale, vale a dire che se si spendono 3 mln di euro - il massimo consentito per ogni domanda - il mecenate (grande impresa, fondazione o associazione) deve esporsi "cash" per almeno 1 mln e 800 mila euro. Quali sono i "mecenati" che hanno tale forza economica? Ben pochi a dire il vero e, dunque, la rosa dei papabili si restringe notevolmente indirizzandosi a poche e grandi organizzazioni nazionali.

Il "mecenate", per adempiere alla finalità progettuale, deve coinvolgere nel progetto o singoli giovani under 35, o imprese formate in maggioranza da under 35. Qui naturalmente sorge spontanea la domanda: non potrebbe esserci il rischio di sleale concorrenza nei confronti di altre imprese/singoli giovani che parimenti potrebbero beneficiare di questa opportunità? Il "mecenate" deve indicare nel progetto i criteri di selezione con i quali sceglie le singole imprese; non sarebbe stata più trasparente un'indicazione puntuale a monte da parte del Ministro della Gioventù? Non sarebbe stata questa una garanzia a fronte di scelte che potrebbero ledere il libero mercato? D'altronde come sostiene un esperto di bandi pubblici da noi intervistato che ha chiesto di mantenere l'anonimato e che da vent'anni lavora nel settore, "Dal bando non si evincono criteri di selezione tali da fugare dubbi. Nel momento in cui non ci sono norme scritte chiare e dichiarate che vincolino ad una criterio di scelta è evidente che il mecenate può operare secondo criteri propri. Il tutto è legato ad una discrezionalità". Immaginiamo l'ipotesi di grande impresa che ha i requisiti, partecipa al bando e lo vince insieme ad altre piccole imprese under 35 che lavorano - o vengono scelte ad hoc - in outsourcing per l’azienda madre.

Una parte della produzione viene destinata alle piccole imprese, il 40% del costo che dovrebbe sostenere l’azienda è a carico dello Stato: un'occasione da non perdere per l'impresa "mecenate", mentre un'opportunità tutta da verificare - purtroppo solo a soldi spesi - per le imprese under 35. "Il rischio che un grande soggetto anteponga i propri interessi in nome dell’imprenditorialità e dell’occupazione giovanile è concreto" sostiene ancora l'esperto, "non vorrei che questi 40 mln di euro servano a foraggiare l’asfittica industria nazionale – compresa quella creativa – con una parvenza di occupazione, producendo un indotto non commisurato allo sforzo, notevole, messo sul piatto dallo Stato". "In alcune esperienza del genere che sono andato a studiare, - prosegue - per quanto sia vero che alcune grandi società hanno favorito la nascita di imprese gestite da giovani arginando in tal modo la fuga di cervelli, è altresì documentato che nel corso degli anni presi in esame (dal 2008 al 2009), queste aziende giovani hanno poi depositato brevetti che rientravano in pieno negli interessi del Business Angels che li aveva supportati". La ricaduta sul tessuto occupazionale giovanile si conoscerà a conti fatti. Solo allora sapremo se hanno ragione quelli che pensano che la creazione d'impresa è una valida alternativa al "posto fisso", oppure, come molti altri pensano, un semplice ammortizzatore sociale privo di un'azione politica decisa. Solo allora sapremo se i 40 milioni di euro dello Stato, più gli altri 60 messi dai "mecenati", avranno avuto ragion d'essere oppure potevano essere spesi con una strategia più mirata ed efficace.

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Pubblicato da nel 20 settembre 2011 alle ore: 21:38. Archiviato sotto Inchieste. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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