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Cinecittà, Abete: “Se continuerà l’occupazione, licenzieremo”

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Irremovibile il presidente degli Studios, ma la protesta non si ferma

Cinecittà, Luigi Abete minaccia licenziamenti

Si è svolto oggi alla Casa del Cinema di Roma l'incontro con la stampa in cui il presidente di Cinecittà Studios, Luigi Abete, ha presentato il piano di riorganizzazione aziendale relativo agli stabilimenti di Via Tuscolana. Mentre fuori dall'edificio un gruppo di lavoratori continuava a protestare, celebrando addirittura il "funerale" di Cinecittà con tanto di bara, Abete ha chiarito la propria posizione: "Se continuerà l'occupazione, dovremo procedere con i licenziamenti". Secondo il presidente degli Studios, "Il problema vero è che ci sono 30 persone che non vogliono andare a lavorare a 20 Km da Cinecittà o comunque all'interno del Comune di Roma". Il piano di sviluppo dell'azienda, infatti, a quanto riferito questa mattina, sarebbe già stato approvato dal Comune di Roma il 15 dicembre 1998, quando era sindaco Francesco Rutelli.

Questi i dettagli: in una prima fase, è prevista la costruzione di un altro grande teatro di posa (come il teatro 5, recentemente danneggiato dal rogo) e di un Distretto del Cinema e del Multimediale (DCM), in cui accogliere altre società che operano nel settore. Per quanto riguarda la riorganizzazione, invece, il piano prevede per il comparto scenografie l'integrazione in CAT (Cinecittà Allestimenti e Tematizzazioni) di 32 lavoratori, la ricollocazione di altre 18 unità nei servizi generali, la partnership fra Cinecittà Digital Factory e un grande gruppo internazionale (che verrebbe a stabilirsi negli stabilimenti) e per i mezzi tecnici un accordo con la società Panalight, leader italiano del settore.

Abete ha detto chiaramente che il piano "non è negoziabile", e che è stato diffusa una falsa comunicazione, perché "Cinecittà non chiuderà nè sarà cementificata". Intanto però le proteste continuano, così come la mobilitazione italiana e internazionale.

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Pubblicato da nel 25 luglio 2012 alle ore: 8:46. Archiviato sotto Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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