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Mario Monti, la nostra crisi economica è crisi della democrazia

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Ribellarsi al destino di crisi permanente e di sottosviluppo

La nascita dell’attuale maggioranza a sostegno del governo di Mario Monti dimostra l’assenza di sostanziali divergenze tra partiti che per anni si sono presentati come alternativi. Intendiamoci non stiamo negando che perdurino differenze anche notevoli, ma se PD, UDC e PdL si sono uniti fino a formare una stessa maggioranza parlamentare, vuol dire che qualcosa di assai più importante delle differenze di programma e di cultura ha reso e rende solidali tra loro tali partiti. “Loro” dicono di essere affratellati dalla “santa” volontà di portar fuori l’Italia dalla crisi.

Però l’Italia non sta uscendo dalla crisi: siamo entrati in recessione, sono diminuiti gli investimenti, e il differenziale con i “bund” tedeschi decennali non cala. Eppure l’Italia, diversamente dalla Spagna, non ha le principali banche sull’orlo del fallimento, da noi non sono le banche a mettere in crisi l’economia, piuttosto è il contrario.

mario monti

Cosa allora “cementa” la strana alleanza tra i grandi avversari politici del più recente passato? A mio giudizio è la volontà d’impedire un pieno ritorno alla democrazia, crudelmente “sfigurata” dal’attuale legge elettorale, e la disperata difesa dello sviluppo abnorme degli attuali apparati amministrativi pubblici.

L’Italia per salvarsi da un futuro di crisi permanente e di decadenza deve uscire dal guscio che la imprigiona, deve infrangere l’attuale “blocco reazionario” (l’Unione Sacra PD-UDC-PdL), per riappropriandosi dei diritti che le sono stati e le vengono sottratti.:

Dalla metà degli anni “80 grazie all’espansione della spesa pubblica con il ricorso ad un folle indebitamento, che non fu criticato neppure dai partiti d’opposizione del tempo, i principali partiti si sono trasformati da case della democrazia in strumenti di controllo della società e del consenso, ove i nuovi “militanti”, continuando oziosamente a chiacchierare di politica, badavano essenzialmente a mettere sotto tutela la società e l’economia, gestendo affari, promettendo e distribuendo posti e favori. Lo Stato è divenuto strumento del dominio del nuovo ceto politico, grazie al proliferare di organismi locali assolutamente inutili e perniciosi a livello economico, ma “utilissimi politicamente” per condizionare la società: i miniComuni, le Provincie, le Circoscrizioni, le innumerevoli società pubbliche locali.

Il compito politico che PD, UDC e PdL hanno affidato a Monti è quello di “bastonare” la società tutta, e i lavoratori dipendenti in primo luogo, con un prelievo fiscale sul reddito assolutamente abnorme (il più alto al mondo!), ed invece ridurre al minimo i pur doverosi tagli ai costi della politica (i più alti del mondo!).

Io credo che il popolo italiano debba ribellarsi al destino di crisi permanente e di sottosviluppo a cui un Parlamento di signori nominati e non eletti lo vorrebbe condannato. Ed in effetti questa rivolta da tempo è in atto: ne è prova l’altissima percentuale di astenuti, a fronte dei tempi di elezione più lunghi del mondo, il voto maggioritario, nelle ultime amministrative, per partiti e uomini che contrastano gli attuali orientamenti governativi. Occorre che la rivolta sia dia obiettivi semplici e precisi, e non si affidi, per disperazione o per pigrizia, ad un nuovo capo carismatico: ne abbiamo già visti all’opera tanti ed orribili... Facciamo i seri: parliamo di programmi e non più di persone.

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Pubblicato da nel 7 agosto 2012 alle ore: 22:22. Archiviato sotto Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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