Socialize

Paola Rossato e la musica da “condividere”. A lei il II premio a Poggio Bustone

Print Friendly, PDF & Email

Paola Rossato, ph. Eleonora Furlani

All'ultima edizione del Festival di Poggio Bustone, è stata Paola Rossato, giovane cantautrice di Gorizia, ad aggiudicarsi il II premio, quello offerto dal nostro giornale (sei mesi di promozione su 4ARTS), che è partner della manifestazione. Schiva ma molto determinata, la Rossato si è imposta con la canzone "Io e la collina", dimostrando, oltre alle innegabili doti di scrittura, anche una convincente capacità interpretativa, che punta tutto sulla creazione di un rapporto empatico con il pubblico.
Dopo il Festival, abbiamo raccolto "a caldo" le sue impressioni, anche alla luce del suo percorso artistico degli ultimi anni.
Hai vinto il II premio al Festival di Poggio Bustone, la città di Lucio Battisti. Cosa significa questo premio per te?
Significa sicuramente visibilità e conferme. Ottenere un riconoscimento del genere mi ha fatto capire che mi sto muovendo nella giusta direzione , e che il mio modo di scrivere arriva, e questo è fondamentale. Poi ho avuto modo di conoscere delle persone splendide, come Maria Luisa Lafiandra, Gabriella Rinaldi, Luciano Torani e Mariantonietta Scopigno, ed artisti a cui con cui sto mantenendo i contatti, come Curandero, Alex Bartolo, Rossella Aliano. E' bello conoscere persone vere e pulite come quelle di questo premio perché è di questo genere di persone che voglio circondarmi, nella vita professionale e non.
Qual è il tuo rapporto con la musica di Battisti?
Lucio Battisti per me, dico la verità, è una scoperta abbastanza recente. Prima conoscevo i suoi brani più famosi, ma senza averli mai analizzati. Alcuni brani mi piacevano, altri mi piacevano molto, altri meno, altri ancora non li avevo mai sentiti, ma grazie anche a questo premio e a persone che mi hanno portata ad ascoltare i brani di Lucio in modo più approfondito ho imparato ad apprezzarne le sfumature e a rendermi conto dell'immensa innovazione che ha portato alla musica italiana. Per cui è stata una scoperta di cui sono molto contenta, perché mi sta aprendo gli occhi su un mondo e un modo di scrivere che prima non coglievo.
Come descriveresti la tua musica? Cosa vuoi comunicare con i tuoi testi?
Semplicemente scrivo, senza velleità di portare messaggi. Scrivo delle cose che mi passano per la mente e per le mani in modo quasi istintivo. La mia musica è in continuo mutamento, per cui mi riesce difficile rinchiuderla in un box ben definito, ma se dovessi scegliere un aggettivo sceglierei “diretta”. Le mie canzoni sono dirette, schiette, non artificiali, arrivano subito, e se qualcuna risulta più ermetica ne arriva comunque immediatamente il senso. E arrivare diretti alle persone è fondamentale. Se le emozioni, i concetti non passano, fare musica davanti alla gente perde parzialmente di senso. Non c'è più condivisione.
Quali sono, se ci sono, i tuoi riferimenti musicali?
Ho spesso ascoltato e ascolto tuttora i cantautori, soprattutto quelli italiani, soffermandomi molto sui testi. Io sono innamorata delle parole e della magìa che si può creare combinandole insieme. Cito ad esempio una frase de “L'appuntamento”, cantata da Ornella Vanoni: “...la mia ombra si è stancata di seguirmi, il giorno muore lentamente...”, oppure un passaggio di “Vecchio frac” di Modugno: “...va dicendo ad ogni cosa, ai fanali illuminati, ad un gatto innamorato che randagio se ne va...”. E ne potrei citare a pacchi. Credimi, quando le canto (faccio anche serate di cover) spesso mi viene un nodo in gola e per andare avanti devo pensare ad altro. Il lato negativo è che il lavoro di ascolto attento delle armonie e degli arrangiamenti nei brani è iniziato non molto tempo fa proprio a causa del fatto che il mio orecchio tende ad ascoltare le parole. A questo sto ovviando con l'ascolto della musica straniera...
Sei abituata a lavorare e promuoverti da sola: quali difficoltà incontri?
Il fatto di portarsi avanti da soli è un'arma a doppio taglio. La fatica di promuoversi con tutto quello che comporta (scriversi da soli bozze di articoli, contattare giornali e radio e quant'altro), di caricare-scaricare, montare e smontare il proprio impianto, pagarsi da soli sala di registrazione, musicisti, biglietti dei treni, andare da soli ai concorsi, ecc...è importante per due motivi: innanzitutto permette di distinguere in modo netto l'hobby e la passione, per cui è un test per capire quanto forte è il motore che porta a seguire questa strada. Se questo è solo un hobby o la passione è debole non ha senso proseguire in modo tenace, non ne vale la pena. E poi far tutto da soli fortifica. E' lavoro faticoso, è una serie di piccole e grandi rinunce pagate quotidianamente sulla propria pelle, che però permettono di maturare come persone e come artisti. Se avessi sempre avuto tutto pronto probabilmente non sarei arrivata ad avere i risultati e le soddisfazioni di oggi. E poi è importante diventare forti e consapevoli dei propri meriti e dei propri limiti, perché in questo settore possono capitare batoste non indifferenti, e bisogna essere preparati ad affrontare anche quelle. D'altro canto il fatto di dover fare mille cose toglie sicuramente spazio ed energia alla creatività, per cui si scrive un pochino meno... e poi c'è il lato economico. Se i soldi non abbondano si va piano. Io per esempio faccio serate (oltre al lavoro che mi permette di vivere) per mettere i soldi a disposizione dei miei progetti. Ma mi piacerebbe trovare qualcuno che creda in me e mi aiuti. Intanto vado avanti da sola, poi si vedrà.
Il nostro Paese in questo momento non offre molto per aiutare i giovani talenti a emergere, nè per l'intero settore culturale. Nella tua esperienza di giovane cantautrice, quali sarebbero gli interventi più urgenti che si dovrebbero attuare?
Non lo so. E' un argomento che non conosco dall'interno, ne vivo solo le conseguenze. Di certo l'interesse economico regna sovrano, e questa è la prima cosa che si guarda, da un lato anche giustamente. I produttori di show e produttori musicali non possono vivere d'arte, devono mangiare. Per cui non ti so rispondere. Sicuramente sarebbe bello far arrivare la musica di cantautori e autori emergenti alla gente, in modo da far capire alle persone che in Italia non ci sono solo le canzoni, spesso di basso livello, mandate in radio o in tv. Di cantautori e autori bravi ce ne sono davvero a palate, ma ci si ostina a propinare cose terrificanti. Non è vero che il tempo dei cantautori è finito. E ci sono brani di alto livello di ogni genere. Io personalmente non guardo più la televisione da circa 2 anni per scelta e non ascolto radio. Ma purtroppo ho avuto modo di ascoltare per un attimo (forse l'attimo peggiore) un brano al Festival di Sanremo. Il mio è un esempio, potrei citare anche ascolti alla radio o ad altre trasmissioni. Ad Areasanremo, dico la verità, ho partecipato per ben 3 volte, la prima sfiorando l'ingresso negli 8 vincitori (ero nona a pari merito, han scelto l'altra ragazza), la terza entrando nei primi 40, per cui non scrivo per sputare nel piatto in cui ho tentato di mangiare, ma per come la vedo io dovrebbe esserci un limite anche all'indecenza. Non credo che la gente sia così stupida da volere questo. Credo che la gente debba essere libera di poter scegliere. In un contesto hanno detto a me e a tutti i ragazzi presenti (eravamo più di 300) che in Italia mancano autori. Non è vero. Ce ne sono. Ma a volte le porte sono chiuse a priori. Troppi interessi. Il piatto è piccolo e ci vogliono mangiare tutti. Bisognerebbe dare più risalto alla bella musica, di qualunque genere essa sia, e portarla alla gente. Meno show e più verità. Bisogna far uscire gli artisti, e la gente ne sarebbe felice: chi va ad un concerto si aspetta emozioni. E in questo momento, fatto di prese in giro e privazioni, la gente avrebbe bisogno più di verità che di farfalline tatuate e canzoni di dubbio gusto.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ne ho una marea. All'orizzonte c'è un disco, ci sto arrivando piano piano. Poi voglio migliorare nella scrittura, voglio imparare a suonare bene la chitarra, scrivere brani per altri, fare altri concorsi ed altre esperienze, migliorare come persona e come artista. Continuare a lavorare sodo come in questo periodo. Il resto non dipende da me, per cui cerco di passare meno tempo a sognare e più tempo a lavorare. Si vedrà...

Articoli che potrebbero interessarti

  • 91
    Intervista al musicista Nico Catacchio, in occasione dell'album The Second Apple, Fo(u)r 2012. Un album molto intenso e sentito il tuo.  Avremmo la tentazione di dire “quasi autobiografico”, intuendo qualcosa anche dai titoli dei brani… Io credo che sia arrivato di nuovo un momento storico in cui artisti, intellettuali e…
    Tags: è, in, non, per, musica, come, più, i, si, mi
  • 83
    CAP. XV  I funerali “ Lei capita a proposito signora Anna, venga pure dentro “ “ Mi dica tutto ispettore, cosa c’è di nuovo ? “ “ C’è l’esito dell’autopsia, legga pure “ e mi porge il verbale del patologo, breve e conciso. “ Beh niente di nuovo, la morte…
    Tags: si, è, non, per, in, i, se, mi, come, più
  • 81
    CAP. IV L’amante vive nella campagna del Pays d’Auge La parte più nordica della Francia è il Pays d’Auge, cuore della regione del Calvados. Poco al di là ci sono le località atlantiche più alla moda,  rendez vous dell’alta società francese che ama ritrovarsi a Deauville per esempio, per  passeggiare…
    Tags: è, per, non, si, in, se, ne, i, mi
Pubblicato da nel 24 settembre 2012 alle ore: 8:00. Archiviato sotto Interviste,Musica,Spettacolo. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>