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L’Italia “fatta” dagli artisti di strada? Da loro può essere soccorsa

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Creatività al potere

Artisti di strada

L’Italia non è stata fatta da un popolo, non si è formata ad opera di un condottiero, di un sovrano, per opera di politici in grado di elaborare un grande ed innovativo disegno. “Vitelia” era per i Greci la penisola occidentale adatta all’allevamento dei vitelli, gli Italici erano Etruschi, Umbri, Greci d’Occidente, Lucani, Apuli… Il primo a rivolgersi all’Italia (quella che intendiamo noi moderni, dalla Sicilia alle Alpi) ed agli Italiani, “indarno”, è stato Petrarca nella sua più bella poesia non lirica in Volgare. L’Italia esiste, ed è identificabile solo grazie a Dante, Giotto, Michelangelo, Caravaggio….

I condottieri, i politici d’origine italiana vi sono stati, e fra i più grandi, ma hanno operato essenzialmente contro e non a favore dell’Italia, da Federico II a Cristoforo Colombo, da Mazzarino ad Eugenio di Savoia, a Napoleone I. Legati al popolo, amanti della nostra terra sono stati invece gli artisti. Anche i pochi begli episodi del Risorgimento sono stati opera di artisti ed artigiani, di studenti e poeti, come l’eroica resistenza della Repubblica Romana e l’incredibile impresa dei Mille. Mazzini era anche un musicista, Garibaldi scrisse poesie e romanzi. Se vi è una nazione al mondo che possa dire di esistere essenzialmente grazie agli artisti e all’arte, questa senz’altro è l’Italia!

Ed ora che l’Italia potrebbe “collassare”, come già accadde agli inizi del XVI secolo, come è accaduto, di recente, all’URSS, alla Iugoslavia, alla Cecoslovacchia, gli artisti dovrebbero tacere? Dovrebbero rivolgersi al loro pubblico solo per farsi pubblicità, per invitare ai loro spettacoli, per vendere le loro opere? Dovrebbero limitarsi ai discorsi “politicamente corretti”, quelli cioè che non infastidiscono i “grandi timonieri della politica”? Oramai in molti italiani si è installato il dubbio che la barra del comando della “nave” Italia sia finita nelle mani del comandante Schettino, molti, specie tra i giovani, si sentono impotenti ed in trappola. Gli artisti, trovato il coraggio, potrebbero aiutare il popolo ad abbandonare il qualunquismo, a risollevarsi dall’apatia, per riprendere fiducia in sé, per riprendere a far marciare la politica e l’economia. L’entusiasmo che ogni grande cultore delle Muse riesce a creare attorno a sé potrebbe diffondersi e trasformarsi in forza dinamica, capace di attivare processi positivi nella nostro popolo, nel nostro bel paese.

No, non sto chiedendo ai nostri poeti, ai nostri cantanti, a tutti gli artisti di strada di trasformarsi in controfigure di Beppe Grillo. In Italia i capipopolo, alla Masianiello, non di rado si sono mostrati, alla prova dei fatti, non migliori dei tanti, troppi, don Rodrigo e Maramaldo.

Però, mi domando, davanti allo scandaloso egoismo, all’assurda cecità politica della nostra classe dirigente, gli artisti devono continuare ad autocensurarsi, a tacere? Anche quando parlano solo a titolo personale, e spesso lo fanno, non basta, dovrebbero parlare in molti ed ad unisono, ad esempio esprimendo un parere sui contenuti dei diversi programmi che si confronteranno durante la prossima campagna elettorale per la rielezione del Parlamento.

Bisogna parlare, gridare! Il tempo sta scadendo: se l’Italia non esce dalla recessione per raggiungere livelli di crescita accettabili (cioè superiori al 2% annuo) arriveremo, a dispetto degli ottimismi dei tanti Schettino della politica, al “collasso” ed allo sgretolamento dell’unità nazionale.

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Pubblicato da nel 22 ottobre 2012 alle ore: 22:12. Archiviato sotto Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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