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Umberto De Marchi: il linguaggio dell’improvvisazione

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Umberto De Marchi, Domino

È difficile definire questo lavoro del giovane pianista torinese Umberto De Marchi (ma la musica è musica anche quando non è definibile, anzi, a volte, è musica interessante proprio quando sfugge alle definizioni).
Lo stesso De Marchi, che è anche l’autore di tutti i brani, ne è consapevole quando dice che il suo linguaggio “è quello dell’improvvisazione”, della “libertà creativa”, della “causalità della produzione sonora”.
Certo è che Domino è un disco intimista (ma non cerebrale) e rarefatto (ma non oscuro e incomprensibile). Non è con il virtuosismo che Umberto De Marchi vuole catturare l’attenzione dall’ascoltatore ma con una ricerca ispirata all’essenzialità, all’espressività e all’immaginazione, e basata più sulla sottrazione che  sull’addizione. Questa caratteristica della sua musica è anche il prodotto della sua attività di musicoterapeuta con i ragazzi diversamente abili.
Meritano di essere segnalati Polifemo, Suite, Maestro Pino. Ma il nostro brano preferito è senz’altro Gymnopedie, che ricorda con le sue atmosfere sospese e misteriose certi film di François Ozon e Claude Chabrol che scavano negli abissi dell’animo umano.

Umberto De Marchi
Domino
Dodicilune, 2012

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Pubblicato da nel 5 dicembre 2012 alle ore: 0:35. Archiviato sotto Musica. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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