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Gino Paoli e Danilo Rea: “Due come noi che…”

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Gino Paoli e Danilo Rea

La sera del 26 gennaio 2011, un po’ per curiosità e molto per grande stima nei confronti di due grandi, eclettici e sempre sorprendenti artisti, abbiamo scelto di salutare la musica d’autore nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma. Molti signori dai capelli brizzolati, molte signore ben vestite, ma anche tanti giovani in “casual”per nulla enfatico, semplice e poco alternativo. In mezzo a loro amici di Gino e Danilo, Amanda Sandrelli-Paoli tenera e protettiva con i propri figli. Un’atmosfera, come si dice, intima e briosa, con alcunché di familiare e di sinceramente affettivo. Di quella serata ricordiamo ancora le luci soffuse, il calore umano, le giacche scure informali dei due musicisti, in tono perfetto con ciò che avrebbe preso vita in modo percepito quasi come estemporaneo, sincero, assorto, colloquiale e, soprattutto immediato.
L’amicizia fra i due nacque qualche tempo fa, in occasione della performance “Un incontro in jazz”, con la magnifica partecipazione di Rosario Bonaccorso, Roberto Gatto e Flavio Boltro, da cui ebbe vita un eccellente disco dal vivo di cui abbiamo già avuto modo di parlare.
La sensazione fu quella che i due avrebbero proseguito oltre quel punto di riferimento. Tanto accadde in quel 26 dicembre.

Gino e Danilo salutarono come si conviene e poi si guardarono negli occhi, ognuno occupando il posto più consono per interpretare fisicamente ciò che avevano ideato, pensato, immaginato, voluto come volo della fantasia e dell’emozione, senza meditare troppo, volendo forse improvvisare quel che in quegli attimi di colloquio era loro parso giusto e gradito. Una sorta di “facciamo quel che ci piace” senza legami filosofici o armonici, senza consequenzialità logica o perfezionamento discografico, com’è sempre giusto in un “recital”, in una “serata d’eccezione”. Era una comunicazione al grado zero, flessibile come una pausa esistenziale in cui risolvere ogni corporeità della voce interiore, fosse canto o tastiera, al fine di dinamizzare le proprie dinamiche, i propri “giochi dei ruoli”, in cui lo scambio avrebbe permesso di ampliare le cognizioni, vestendo l’uno i panni dell’altro. Magari così non fu programmato dai due, ma a noi così è apparso. E la memoria visiva raramente inganna.

“Perduti nel traffico/nel centro di Genova/le mani già isteriche/la pioggia sul parabrise/ e siamo in ritardo per l’appuntamento”(“Perduti”) .“Vivere ancora/soltanto per un ora/e per un ora/averti tra le braccia e far sparire/per sempre dal tuo viso/ogni incertezza/che ti tormenta ancora”(“Vivere ancora”). “Bocca di Rosa”in LaM-Mi-LaM per il piano rossiniano di Rea: “Ricordi sbocciavano le viole/con le nostre parole/"non ci lasceremo mai/mai e poi mai"(“Canzone dell’amore perduto”). “Quando la sera me ne torno a casa/non ho neanche voglia di parlare/tu non guardarmi con quella tenerezza/come fossi un bambino che ritorna deluso” (“Vedrai Vedrai”). “Se non so dire cosa sento dentro/come un cieco come un sordo/se non so fare quel che si deve fare/come una scimmia come un gatto/se non so amare come si deve amare/come un bambino come un cretino/se non so dare come una tasca vuota/come un problema ormai risolto”(“Averti addosso”).

Colori lontani, non difficile distinguere il profumo della consapevolezza e l’arrivo di tutto ciò che ci rappresenta, dalla “Gatta” al “Come si fa” per non perdere l’amore, dal “Che cosa c’è”, ipotesi del sentimento, alla “malattia dell’anima” dell’Albergo a Ore ( versione italiana dell’indimenticabile “Les amants du'jour” di Edith Piaf) fino all’eterea espansione del “Nostro Concerto”di Umberto Bindi e all’elegia parigina, mite e incontrollabile, di “Non andare via”, capitolo raffinato nelle pause e nell’inquietudine contemplativa del “Ne me quitte pas” di Jacques Brel, cantore della memoria e dell’abbandono, di ciò che è perduto e di ciò che è non è ancora fuggito nel tempo.
“Una furtiva lacrima”,”Time after time”, “O sole mio”, “Reginella”, “Senza fine”: ricordiamo a memoria, tra le altre, eseguite al tempo di quel Santo Stefano e non incluse nell’album. Una scelta di Gino e Danilo. Peccato, comunque. S’intuisce e si condivide la scelta discografica: ma peccato, comunque.
La voce introspettiva, lieve e un po’ roca di Paoli si inserisce ancora una volta nell’intuizione di un concetto sempre nuovo di approccio alla musica e al testo, nel quale s’insinua una globalità impressionante di relazioni esistenti fra uomo e strumentalità, fra “vibrare dell’ugola” (e dell’anima) e ambiente sonoro: ciò favorisce uno stato di raccoglimento in cui respirare una piacevole sensazione di armonia con se stessi, con gli altri e con lo “spazio intorno”.
Chiudere questo auspicio di amicizia artistica, semmai possibile, è condizionato con la scelta di un brano inusuale e di ampia nube poetica: una canzone ai suoi tempi fuggita in un timido equilibrio di lirica crepuscolare d’un oggi fuggito troppo rapidamente, “Il cielo in una stanza”: “Quando sei qui con me/questa stanza non ha più pareti/ma alberi, alberi infiniti/…Per te... e per me/nel cielo”.

L’album è un’autobiografia in note invisibili agli occhi, energia vitale nell’interpretare un mondo segreto trovato nelle frequenze luminose di De André, Tenco, Bindi, Herbert Pagani, Lauzi, Brel, declinate in modo tale che inducano chi ascolta ad un’espansione al di là di ogni retorica versata in serenità e in un “guardare oltre”minimale che, in modo convinto, riteniamo il passo maggiore del Duo.
Danilo Rea è raffinato e devoto compagno per il temperamento riservato del Gino, provato amico che non ama mettersi in mostra ma che ama il confronto con chi sente forti le passioni e con raffinata cautela le attrae al Gino che ha detto in musica parole che ancora noi tutti cantiamo, e con vero amore.

PS: ringrazio per le riflessioni sul corso del tempo in cui lasciarsi andare l’amica Lorenza Somogyi Bianchi, e per il dono delle idee flessibili l’amico Stefano Cazzato.

Gino Paoli e Danilo Rea
DUE COME NOI CHE...
2012 PARCO DELLA MUSICA
“Perduti”
“Vivere ancora”
“Bocca di rosa”
“Canzone dell'amore perduto”
“Vedrai vedrai”
“Averti addosso”
“La gatta”
“Come si fa”
“Che cosa c'è”
“Albergo a ore”
“Se tu sapessi”
“Il nostro concerto”
“La falena”
“Fingere di te”
“Non andare via”
“Il cielo in una stanza”

 

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Pubblicato da nel 10 dicembre 2012 alle ore: 0:47. Archiviato sotto Musica,Recensioni. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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