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Matteo Orfini (PD): riappropriarsi del senso sociale della cultura

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Il Partito Democratico ha messo al centro dei suoi impegni la cultura, l'arte e lo spettacolo dal vivo. I modi e i tempi con i quali intende attuare il programma sono dichiarati in modo esaustivo sul sito del PD. Cosa riuscirà a fare lo vedremo ma, nei fatti, è indubbiamente il miglior programma in circolazione per il nostro settore. Avrei desiderato incontrare Matteo Orfini ma purtroppo i suoi impegni elettorali non lo hanno reso possibile. Ha tuttavia risposto tempestivamente alle domande che gli ho posto e che pubblichiamo di seguito.

Matteo Orfini (PD): riappropriarsi del senso sociale della cultura

Qualche giorno fa, a conclusione della giornata di protesta degli artisti davanti alla sede della SIAE, lei ha parlato di gestione discutibile di diritti d’autore e di diritti connessi. Che idea si è fatto della vicenda IMAIE?

La vicenda dell’IMAIE è tra quelle che hanno fatto emergere chiaramente l’inefficienza e le diseguaglianze del nostro sistema rispetto al trattamento del lavoro culturale, creativo e artistico, che inevitabilmente coinvolge la redistribuzione del valore creato grazie al lavoro degli autori e degli artisti e i compiti e il funzionamento degli organismi che si occupano della ripartizione dei diritti d’autore e di quelli connessi. Noi pensiamo che queste questioni non possano essere affrontate in maniera isolata da una realtà fatta di progressiva precarizzazione del lavoro nel campo della produzione culturale e creativa, di mancanza di minime tutele di welfare, di assenza di qualunque forma di riconoscimento delle professioni: per questo pensiamo che la prossima legislatura dovrà essere impegnata su una riforma complessiva del sistema di gestione dei diritti d'autore e di quelli connessi, che riguardi la SIAE e l’IMAIE, per il quale abbiamo espresso fin da principio le nostre perplessità.

Lei propone di riportare il bilancio del MIBAC sopra i 2 mld di euro, pensa anche a nuove assunzioni di personale tecnico scientifico?

In questi anni nessuna politica è stata attuata per frenare l’emorragia di personale tecnico scientifico provocata dal blocco delle assunzioni nella P.A. Oggi l’amministrazione non è in grado di coprire stabilmente nemmeno i ruoli di soprintendente, mentre nelle piante organiche del Ministero mancano quasi completamente figure professionali innovative, che pur si trovano sul mercato del lavoro. C'è bisogno di invertire la rotta, snellendo l'apparato centrale e ridando fiato alle strutture periferiche e territoriali e garantendo reale autonomia alle funzioni tecnico scientifiche, storicamente il fiore all'occhiello del Ministero. Valorizzare le competenze esistenti, inserire nuove professionalità, accompagnare il necessario ricambio generazionale sono premesse indispensabili senza le quali è impensabile immaginare un futuro per il Ministero.

Il 14 febbraio scorso, il MOVEM09 ha diramato un comunicato avanzando la proposta dei “Presìdi Culturali”. Nel vostro programma dedicato alla cultura, non vi è alcun cenno all’associazionismo culturale di base; realtà più o meno grandi e incisive ma diffuse capillarmente sul territorio che offrono un contributo alla crescita culturale del paese. Come intendete sostenere queste numerosissime realtà e come intendete confrontarvi con esse?

Abbiamo apprezzato la proposta di MOVEM09, innanzitutto per le sue finalità educative. Sappiamo, infatti, che per quanto riguarda le esperienze culturali e creative l’Italia presenta livelli di partecipazione inferiori alla media dell’Unione Europea, il che si riflette inevitabilmente anche sul ruolo secondario che i temi della cultura rivestono nel dibattito pubblico e politico, come anche nella vita quotidiana dei cittadini. I presidi culturali possono dare un contributo importante affinché i cittadini si possano riappropriare del senso sociale, oltre che estetico ed economico della cultura. Mi sembra anche fondamentale il coinvolgimento dei cittadini nella tutela e nella valorizzazione del territorio, sia a livello del patrimonio che delle energie creative che lo animano. E’ evidente che le istituzioni debbano confrontarsi con queste realtà, pur nel rispetto dei reciproci ruoli e competenze, e sostenerle valorizzando le best practices e, in generale, quelle esperienze che hanno le maggiori ricadute sui territori. Al tempo stesso, tuttavia, occorre fare chiarezza tra le associazioni no profit che si occupano di cultura, proprio per evitare che, anche qui, si verifichino esempi di cattiva gestione e strumentalizzazione di ruoli e funzioni.

Nel vostro programma si sottolinea come gli incentivi fiscali non siano sufficienti ad attrarre investitori privati in settori artistici più sperimentali che presentano un alto tasso di rischio economico. Sostenete che “occorrono politiche di incentivo disegnate sulle specificità dei singoli ambiti culturali”. In concreto, quali sono le vostre proposte per ambiti, ad esempio, come quello del teatro sperimentale o della musica d’avanguardia considerati tra le migliori produzioni artistiche al mondo?

In generale, servono nuove norme che incentivino sponsorizzazioni, erogazioni liberali e micro-mecenatismo e, parallelamente, c’è bisogno di un'armonizzazione degli interventi fiscali per la cultura, anche estendendo il tax credit e il tax shelter ad altri settori, e di una contemporanea stabilizzazione di questi strumenti: senza certezza pluriennale che consenta una vera programmazione, è impossibile rendere davvero efficaci i benefici. Ma gli incentivi fiscali non devono mai essere considerati completamente sostitutivi dell’investimento diretto: occorre garantire e rilanciare il ruolo del pubblico come propulsore e incubatore di innovazione e creatività, a maggior ragione per settori ad alto livello di innovazione e sperimentazione, come ad esempio proprio il teatro sperimentale e la musica d’avanguardia. Allo stesso tempo, in questi ambiti, è necessario intervenire in modo incisivo anche dal lato della diffusione delle produzioni e dell’allargamento del bacino dei fruitori e della domanda. L’allargamento e la crescita della domanda, infatti, sono un presupposto imprescindibile per lo sviluppo di produzioni creative indipendenti e autonome; per questo abbiamo bisogno di investire sulla formazione di nuovi pubblici e di fruitori consapevoli, a partire dall’impegno e dal ruolo del nostro sistema educativo. Ed anche garantire agevolazioni ai distributori ed operatori che accettino la sfida di rischiare programmando produzioni di teatro e musica sperimentale.

Integrazione normativa tra cinema e audiovisivo, aggiornamento dei vincoli anti-trust, risorse statali oggi destinate ai premi sugli incassi devolute a produttori e opere che hanno più difficoltà ad affermarsi sul mercato, aprire il mercato dell’audiovisivo particolarmente oppresso dalle concentrazioni, sono alcune delle vostre proposte per il settore cinema-audiovisivo. Che idea si è fatto di un tale blocco di un sistema così vivo per il nostro paese? E’ possibile che vi siano interessi così forti e centralizzati da inibirne lo sviluppo?

L’ultimo esempio di questo blocco di sistema è rappresentato dalle modifiche suggerite dal parere consultivo della commissione Cultura del Senato al decreto Ornaghi-Passera sulle quote di investimento, che lo peggiorano notevolmente mostrando la totale incapacità di ragionare guardando all'interesse generale, ma piuttosto la volontà di privilegiare gli interessi di alcuni gruppi industriali. Ciò che serve al cinema e all’audiovisivo è la messa in campo di politiche di sviluppo industriale, oltre che di misure di sostegno alla sperimentazione e all’innovazione dei linguaggi, dando spazio a idee e formule nuove per l’azione pubblica. Servono politiche di integrazione degli interessi che compongono la filiera industriale che rivedano completamente la situazione attuale, per far sì che i creatori e i produttori indipendenti di contenuti non siano esclusi dalla redistribuzione della ricchezza da loro stessi generata.

Assai suggestiva l’idea di schizofrenia catatonica che suggerite per l’arte contemporanea nel nostro paese: da un lato crescono a dismisura eccellenti spazi museali dell’arte del nostro tempo (la Fondazione MAXXI ne coordina le attività), dall’altro lato il MIBAC non se ne occupa più. Voi proponete norme specifiche per dare un indirizzo coerente, definendo i compiti delle istituzioni che ricevono finanziamenti pubblici e stabilendo criteri di selezione del personale e dei dirigenti in base alla competenza e alla professionalità. Secondo lei, Giovanna Melandri – presidente della Fondazione MAXXI – è la persona giusta al posto giusto?

Non ho nulla di personale nei confronti di Giovanna Melandri, ma ritengo che la sua nomina sia stata inopportuna. Come più volte ribadito, il Partito Democratico era contrario al commissariamento del MAXXI. Non c'erano ragioni per interrompere la gestione professionale e innovativa garantita da Pio Baldi, tanto che in più di un'occasione abbiamo chiesto si ripartisse da li. Le scelte del ministro Ornaghi sono state prese in totale autonomia e il Partito democratico le ha apprese a cose fatte.

Sostenete che le riforme delle Fondazioni lirico – sinfoniche non hanno prodotto alcun risultato perché non è mai stata posta al centro la funzione reale di quelle istituzioni e proponete una riforma che segni un nuovo patto fondativo per la lirica italiana. Ma forse non è il caso di parlare del fatto, piuttosto noto, che in Italia per allestire un’opera lirica alle volte non bastano venti prove mentre in USA ne servono due al massimo tre, o che in Italia i costi delle produzioni scenografiche e dei costumi sfiorano cifre da capogiro con sprechi al limite del dolo? Insomma, lei non crede che sia anche il caso di metter mano coraggiosa a questi carrozzoni di spreco e di scambi clientelari tra il potere – che promette lavoro - e la platea degli elettori – che garantisce il voto - ?

Se è del tutto inaccettabile che il settore della cultura venga raccontato come il luogo degli sprechi, è però evidente come non sia sufficiente l'aumento degli investimenti per risolverne tutti i problemi. Da tempo sosteniamo che il settore delle Fondazioni lirico sinfoniche abbia bisogno di riforme coraggiose, che ne rendano più dinamico il funzionamento, che rompano incrostazioni clientelari e insostenibili rendite di posizione.

Leggendo il vostro programma, il lettore è portato ad immaginare un nuovo rinascimento dove finalmente trova cittadinanza “il diritto fondamentale alla cultura”, ma lei quali interventi sarebbe felice di portare a casa dopo il primo anno di governo?

Oltre al ripristino del Bilancio del Mibac ad almeno 2 miliardi di euro e un progressivo avvicinamento della spesa ai livelli europei, ritengo indispensabile un riordino delle fonti di finanziamento straordinarie secondo criteri di programmazione pluriennale e forme di perequazione degli squilibri territoriali e sistemi di monitoraggio e qualificazione della spesa pubblica per il settore. C’è l’urgenza di ridare al più presto fiato al sistema dello spettacolo dal vivo mettendo mano ai regolamenti del FUS. Inoltre, vorrei arrivare all’approvazione della legge per la qualificazione dei professionisti dei beni culturali già presentata nel corso di questa legislatura e al ripristino della liberalizzazione della professione di guida turistica a archeologi e storici dell’arte. Va anche portato a termine l’iter regolamentare relativo all’archeologia preventiva. È urgente anche mettere mano ad un sistema di sostegno al consumo culturale per le famiglie. E poi c’è la riorganizzazione della governance del Mibac attraverso lo snellimento degli organi centrali e il rafforzamento di quelli periferici; l’approvazione di una legge quadro sullo spettacolo dal vivo; la messa in atto di politiche di sostegno per le piccole e micro imprese culturali e creative e dare vita a sistemi residenziali per i giovani artisti. Infine metterei mano alla semplificazione ed estensione dei vantaggi fiscali per gli investimenti in cultura da parte dei privati (sponsorizzazioni e donazioni).

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Pubblicato da nel 19 febbraio 2013 alle ore: 16:56. Archiviato sotto Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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