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Dario Fo, faccia sentire la sua voce

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Caro Dario Fo, lei ed io abbiamo assistito impotenti, negli anni, a tante albe radiose

che si sono trasformate in tristi tramonti, repentinamente: la Rivoluzione Culturale è stata soppiantata dal Socialcapitalismo, la rivoluzione popolare iraniana ha aperto la strada al regime degli ayatollah, la nuova America di Carter si è fatta sconfiggere dalla vecchia America di Reagan, l’URSS, ricondotta verso la democrazia da Gorbachev, ha partorito la Russia autoritaria e crudele; ogni volta abbiamo sperato, ogni volta siamo stati delusi, ma so che lei non si è mai adeguato, non ha mai rinunciato a sperare e a sognare. Nell’estate del lontano 1975 sono stato diverso tempo a Lisbona (come altri reduci del “68) nel

Dario Fo, faccia sentire la sua voce

piccolo Portogallo era in atto un “68 dei militari, stufi di soffrire e d’uccidere, era in atto una rivoluzione che avrebbe potuto avviare una decolonizzazione “dolce”, guidata dai popoli e non dalle multinazionali, il Portogallo sarebbe potuto divenire un “ponte” fra il primo ed il terzo mondo, tra l’Europa e l’America Latina e fra L’Africa e l’Europa; ma la rivoluzione fu bloccata, fu interrotta per una “faida” scoppiata all’interno della Sinistra, fra Socialisti e Comunisti: eppure Soares, l’uomo che nel “75 guidava la rivolta popolare contro i generali della rivoluzione, non era un servo delle multinazionali, nelle sedi socialiste vi erano i ritratti di Allende, negli anni “90 Soares aderì al movimento No Global e collaborò con la rivoluzione brasiliana, ma alla metà degli anni “70 egli credé, erroneamente (non ve ne erano i presupposti), che il Portogallo stesse divenendo un satellite dell’Unione Sovietica, una Cuba europea. E a causa di quella faida, causata da diffidenze ed incomprensioni, assurde ai nostri occhi, oggi il Portogallo è il paese più povero dell’Europa Occidentale. Oggi in Italia può avvenire la stessa cosa, temo lo scatenarsi di un’altra faida, come quella portoghese, fra PD e Movimento 5 Stelle. Se in Italia non nasce un governo di cambiamento, ora, subito, il paese andrà ad avvitarsi nella crisi, e questo favorirà Berlusconi o, persino peggio, le mire secessioniste della Lega Nord, Lei è troppo intelligente per non rendersene conto. Mi rivolgo pertanto a lei, che è l’unico ad avere una così alta autorità morale da poter fermare la faida, costringendo i contendenti a “rinfoderare le spade”. Lei che ha consigliato di votare per Ambrosoli in Lombardia non può non capire il senso di questa mia accorata, drammatica preghiera. La ragione mi consiglia di chiederle di indirizzare un appello ai suoi amici Grillo e Casaleggio e a tutti gli eletti del Movimento, perché diano la fiducia, o almeno l’astensione al Senato, ad un governo senza “berlusconiani” per permettere che siano adottati al più presto dei provvedimenti non più procrastinabili: taglio dei privilegi della Casta, alleggerimento della pressione fiscale sui ceti medi e i lavoratori, ristabilimento pieno delle regole democratiche (in quest’ambito anche la riforma elettorale). Ma il cuore mi consiglia di più. Chiederle di accettare la candidatura a Presidente della Repubblica. Non le voglio imporre sette anni di “martirio”, adesso che anche i papi si possono dimettere. Penso che se un uomo davvero meritevole, che non ha mai accettato compromessi con il Potere, entrasse, anche per poco, nel Palazzo del Quirinale sarebbe un messaggio di liberazione per il nostro popolo, come è stata l’elezione di Obama per gli Afroamericani.

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Pubblicato da nel 7 marzo 2013 alle ore: 8:55. Archiviato sotto Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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