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Intervista a Guido Premuda sull’ultimo lavoro: “Luci sul lago”

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Guido Premuda

Intervista al musicista Guido Premuda. Una linea di continuità estetica percorre le vostre produzioni, almeno per quanto abbiamo ascoltato negli ultimi album. Un progetto ideato da qualche anno che, ora, trova una compiutezza più meditata in questo ultimo “Luci sul Lago”?

La linea continua è la creatività nella proposta musicale. La musica è qualcosa di magico, perché dal “nulla” si crea qualcosa di meraviglioso. Quest’ultimo lavoro è probabilmente quello più maturo dal punto di vista compositivo.

Appaiono distanti le tentazioni di compromessi accattivanti per un pubblico dal “palato facile”, men che mai interessi commerciali. Com’è possibile, oggi in Italia, far musica così?

Grazie alla passione, dedizione e intento artistico svincolato dal bisogno economico, ma anche grazie a etichette come la SILTA, sempre attenta a “prodotti autentici”.

Il vostro sound apparentemente con le blue notes non parrebbe entrarci molto. Apparentemente. In realtà la tensione improvvisativa è continua e intensa, e richiede un interplay non meno attento di quello utilizzato da formazioni jazzistiche più tradizionali. Che ne pensi?

Penso che il dialogo tra gli strumenti, che è poi dialogo tra i musicisti attraverso il linguaggio musicale, sia un punto chiave per la tensione emotiva che si trasmette all’ascoltatore.

Modulazioni di ampio respiro, concepite secondo formulazioni tra classica ed ethno, tra blues e rock. Quale idea anima questa vostra atmosfera lisergica, sognante, pensosa e luminosa allo stesso tempo?

L’idea di base è comunque l’improvvisazione aperta a ogni influenza. In fondo, cosi come l’improvvisazione è una sorta di composizione estemporanea, la composizione può essere considerata un’improvvisazione consolidata. Il processo creativo è lo stesso.

John Abercrombie, Laurindo Almeida, Hiram Bullock, Larry Coryell, Al Di Meola, Bill Frisell, Fareed Haque, Toninho Horta, Chieli Minucci, Pat Metheny, Lee Ritenour, Terje Rypdal, Ralph Towner, Attila Zoller…in qualche modo sono questi i nomi che mi vengono in mente ascoltando ed apprezzando la tua creatività. Quali sceglieresti, e perché?

Sceglierei sicuramente Abercrombie per la sua poesia e dolcezza, Di Meola per la sua lucidità, Frisell per l’approccio anticonformista e “pittorico”, Metheny per la strabiliante e continua inventiva, Rypdal per la sua lucida follia, Towner per la genialità compositiva. Aggiungerei Mc Laughlin per l’apertura mentale verso nuovi mondi musicali. A tutti questi devo molto. Senza certo dimenticare il mio maestro Tomaso Lama cui devo soprattutto la fiducia in me stesso come compositore.

Concludiamo con una domanda sul titolo dell’album: perché “Luci sul lago”? Un rimando impressionista o una situazione semplicemente personale?

Direi entrambi. Ho sempre trovato interessanti paralleli tra la musica e le arti figurative (ad esempio il pezzo “Girasoli”, che dà il titolo al nostro primo disco, è dedicato a Van Gogh). La situazione personale riguarda un paio di anni passati presso il lago di Ginevra, sulla cui riva la sera ho composto diversi brani per chitarra acustica presenti nell’ultimo disco.

E, dopo “Luci sul lago”, penserai a qualche altro percorso in linea per questa band e questo spirito multiculturale?

Lo spirito multiculturale ormai è in me, soprattutto da quando vivo in Svizzera, e non è più una libera scelta. Dopo molti anni di progetti realizzati con i miei “fedeli compagni di viaggio”, Gilberto Grillini al contrabbasso e Alessandro Dalla alla batteria, ora forse è il tempo di seguire un po’ il nostro cuore, sempre insieme, magari dedicandoci maggiormente ai concerti dal vivo.

 

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Pubblicato da nel 11 marzo 2013 alle ore: 0:27. Archiviato sotto Interviste. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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