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Cultura a Roma: parlano i candidati alla carica di sindaco

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In vista delle prossime consultazioni elettorali di maggio, in cui i cittadini romani saranno chiamati a scegliere il proprio sindaco, Anica, Agis e Anec Lazio, Cina Cultura e Spettacolo, pmi - cinema e audiovisivo e Confcommercio Roma hanno organizzato ieri mattina al Tempio di Adriano un incontro pubblico intitolato "Cultura, ossigeno per l'economia di Roma Capitale".

Cultura a Roma: parlano i candidati alla carica di sindaco

Al dibattito, moderato dall'attore Michele La Ginestra, hanno preso parte i candidati alla carica di Sindaco della Capitale: Ignazio Marino per il centro sinistra, Gianni Alemanno per il centro destra, Alfio Marchini per il Movimento Cittadinanza Romana, Sandro Medici per la Lista Civica Repubblica Romana, Giovanni Palladino per i Popolari Liberi e Forti, Stefano Tersigni per la Lista Civica Roma Capitale è Tua. Assente invece il candidato Marcello De Vito del Movimento 5 Stelle.
I candidati presenti hanno risposto alle domande poste precedentemente attraverso dei video da alcuni operatori culturali, proponendo il proprio programma circa il ruolo che la cultura, lo spettacolo dal vivo, il teatro, la danza, il cinema e l'audiovisivo avranno nella città di Roma qualora fossero eletti.
Punto in comune fra tutti gli aspiranti, la volontà di dare alla cultura a Roma e allo spettacolo un nuovo slancio per favorire il progresso sociale, civile ed economico della Capitale. Ma nello specifico ci sono alcune differenze su come attuare e promuovere questa "centralità", soprattutto su determinate questioni.
Abbiamo sintetizzato in alcuni punti i programmi dei candidati.

Ignazio Marino:
Secondo Marino, c'è necessità di una politica culturale che guardi al futuro dei prossimi venti anni, e non di corto respiro. Quindi, sicuramente combattere precarietà e lavoro nero, valorizzando le tante professionalità della cultura nel territorio romano; poi dare spazio per la produzione di nuovi talenti (con formazione e organizzazione di spettaocli e mostre) in spazi già esistenti; semplificazione delle norme di agibilità per chi organizza le attività. Sul fronte dei musei, secondo Marino bisogna predisporre un biglietto unico valido per tutti i musei, mentre bisogna garantire l'accesso gratuito a quelli più piccoli e meno conosciuti. Zètema va riformata e condotta alla sua funzione originale: ossia il comune decide, e Zètema gestisce. Per il teatro, bisogna trovare un equilibrio tra pubblico e privato, favorendo l'accesso al credito e la circuitazione degli spettacoli, semplificando la burocrazia e migliorando la comunicazione. Rilanciare il brand Roma attraverso Cinecittà e l'audiovisivo; collaborare con Film Commission e aprire uno sportello cinema. Marino propone inoltre di predisporre bandi pubblici a valenza biennale e non più annuale e di agevolare i pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti di tutte le pmi che stanno ancora aspettando il saldo dei propri crediti.

Gianni Alemanno:
Uno dei primi problemi da risolvere è per Alemanno quello relativo ai fondi da destinare a tutte quelle realtà di rilevanza nazionale (musei, Teatro Argentina, Teatro dell'Opera, Santa Cecilia) i cui costi sono a carico del Comune di Roma: secondo il sindaco uscente, sarebbe il Mibac (e quindi la politica nazionale) a dover sostenere tali istituzioni, lasciando in questo modo a Roma maggiori fondi per la promozione di realtà più piccole. Alemanno rivendica di aver valorizzato e messo in rete i musei cittadini, avvicinandoli alla popolazione: obiettivo è continuare su questa linea, cercando di far sentire il circuito museale come un luogo di ritrovo, legando la promozione culturale alla vita sociale. Sulla spinosa questione di Zètema, su cui Alemanno viene spesso attaccato, il candidato ha dichiarato che bisogna trovare un rapporto virtuoso con il mondo del privato, stabilendo alleanze e maggiori equilibri, ma non prevede una riforma sostanziale dell'ente. Infine, Alemanno propone di aprire tavoli di concertazione con il mondo del privato affinché non ci sia concorrenza con il pubblico (le istituzioni a valenza nazionale devono necessariamente accogliere anche fondi privati) e per favorire politiche di defiscalizzazione e promozione. Inoltre, Roma Capitale e Regione Lazio devono lavorare insieme sullo sviluppo delle attività della Film Commission per la promozione del territorio.

Alfio Marchini:
Chiave del suo programma, è capire che la cultura offre possibilità di dare posti di lavoro e benessere ai cittadini. La cultura deve "diventare sexy per i romani", secondo Marchini, e per farlo un primo passo sarebbe quello di partire da quartieri: considerando le singole specificità, dare a ogni quartiere i propri luoghi di cultura, anche trasformando vecchi locali inutilizzati. Per il teatro, bisogna pianificare le attività delle singole realtà ora scollegate tra loro e lavorare insieme, anche per veicolare con maggiore incisività le programmazioni degli spettacoli. Per il cinema invece è necessario continuare la digitalizzazione delle sale, aiutando chi ancora non ha provveduto ai lavori per mancanza di fondi, ma senza discriminare chi, con sacrificio, già si è adeguato agli standard. Secondo Marchini, le scuole vanno aperte anche nel pomeriggio per le attività culturali, bisogna valorizzare le strutture che già sono presenti in città e dare un'offerta culturale proporzionata alla domanda, cercando di lavorare in collaborazione e non in contrapposizione. Su Zètema, il candidato ha le idee chiare: essa toglie spazio alle realtà più piccole e va riformata.

Sandro Medici:
Al grido di "ribaltare la città come un pedalino", Medici ha proposto di portare a Roma più contemporaneo e più sperimentazione (richiamandosi all'esempio del Teatro Valle occupato), di chiudere Zètema (perché ostacolo alla libera circolazione di nuove proposte nel settore) e di compiere una scelta di campo precisa per quanto riguarda la possibilità di negare il cambio di destinazione d'uso ai locali di cultura dismessi (come i numerosi cinema che stanno chiudendo a Roma) per evitare che vengano trasformati in luoghi commerciali. Inoltre, secondo Medici, bisogna riformare le attività di istituzioni come Santa Cecilia, Teatro dell'Opera, Teatro Argentina perché troppo chiuse su se stesse ed estranee a ogni sperimentazione culturale; infine, non ha senso parlare di contrasto tra pubblico e privato: bene una sana competizione, l'importante è aumentare l'offerta culturale affinché possa crescere anche la domanda da parte dei cittadini.

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Pubblicato da nel 8 maggio 2013 alle ore: 9:13. Archiviato sotto Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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