Socialize

(3) Il mistero della creatività. Proposte per un percorso tra arte e psicoanalisi

Print Friendly, PDF & Email

(di Claudio Crialesi - psicologo, psicoterapeuta, socio IIPG; terza parte). Ora un breve riferimento storico al rapporto tra arte e psicoanalisi. I misteriosi oggetti detti arte presuppongono un desiderio, sono costruiti grazie ad atti creativi e necessitano della costruzione di legami. Chi li produce connette dentro se stesso idee, sentimenti, competenze. Quanto creato si connette al pubblico che definirà un consenso o dissenso. I prodotti artistici danno voce a desideri, fantasie, angosce. La psicoanalisi si occupa di aspetti analoghi del soggetto. Il sogno e il motto di spirito venivano considerati residui del raziocinio e proprio in quei luoghi Freud intravide dei sentieri da percorrere per raggiungere nuove verità.

il mistero della creatività

Questo è già un esempio di processo creativo in quanto implica la competenza nel riconoscere problemi dove altri non ne vedevano. Freud ha sovente indicato come la produzione artistica riuscisse a cogliere aspetti dell’uomo che erano raggiunti dalla psicoanalisi con un lavoro tortuoso e incerto (i suoi scritti sono punteggiati da citazioni della letteratura classica). Importante che il gruppo di studio sappia utilizzare questa eredità. Tornare a frequentare i maestri per imparare come costruivano la teoria piuttosto che applicare dei contenuti o spiegazioni. La grandezza di quanto ricevuto riposa nella complessità del procedere di Freud; pur animato dal desiderio scientista ritrovava l’uomo e se stesso. Pensiamo al suo visitare per giorni la statua di Mosè per osservarla e utilizzare le proprie impressioni. Nella prospettiva freudiana avvicinarsi ai prodotti artistici aveva diversi scopi. Una interpretazione di significati per suffragare la capacità esplicativa della psicoanalisi (la sua applicazione); mettere alla prova il suo metodo (le associazioni verbali guiderebbero necessariamente verso le origini dei complessi ideativi); corroborare le teorie e ripensarle tornando al contesto clinico. In taluni casi fornire una spiegazione dei dinamismi inconsci che rendevano comprensibile la vita di un personaggio insigne. In questo procedere troviamo il ricorso al pensare associativo, oggi diremmo analogico, che meriterà più avanti una precisazione. Ricordiamo il V° capitolo dell’Interpretazione dei Sogni (dove la tragedia di Edipo viene collegata al dramma di Amleto). “Il delirio e i sogni nella Gradiva di Jensen” (1906) per descrivere riscontri, in tale opera letterarie, alla teoria del sogno. Ne “Il poeta e la fantasia” (1907) viene posta una relazione tra gioco infantile, fantasia e creazione poetica. Tali temi saranno ripresi nel saggio teorico “Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico” (1911) per delineare la differenza tra principio di piacere e di realtà. Altri esempi di una decodifica di significati li abbiamo in: “Il motivo della scelta degli scrigni” (1913); “Il Mosè di Michelangelo” (1913); “L’umorismo” (1927). “Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci” (1910) e “Dostoevskij e il parricidio” (1927) sono due esempi di esplorazione delle biografie di personaggi insigni per rintracciare dinamismi inconsci. L’intento era quello di presentare come potente e risolutivo il metodo della psicoanalisi. In sintesi Freud considerava le produzioni artistiche (soprattutto letterarie) il compromesso ben riuscito, e sancito da convenzioni sociali, di un conflitto inconscio. L’artista sarebbe nell’intimo una persona che non avrebbe mai ben accettato il principio di realtà e le rinunce ad esso correlate. La sua rigogliosa fantasia (la veste di desideri più o meno accettabili) sarebbe associata ad una serie di mezzi espressivi (scrittura, pittura, ecc) che per via di un consenso sociale permetterebbero di ricavare fama ed ammirazione, per l’artista, e al suo pubblico di identificarsi con le sue creazioni e di vivere in forma vicaria quanto viene narrato. Importante cogliere l’intento di corroborare o rimaneggiare delle teorie. Le attività dell’artista davano vigore al concetto di sublimazione. L’articolo sull’umorismo riprendeva le idee espresse nel Motto di spirito e le collegava alla teoria strutturale. Un ricordo d’infanzia di Leonardo conteneva riflessioni su omosessualità, identificazione e narcisismo. Il lavoro sulle memorie del “presidente Schreber” (1910), per oscuri motivi considerato un caso clinico, conteneva le prime riflessioni sul narcisismo. L’ambizione insita nella mia proposta, in attesa di una messa alla prova della realtà, è quella di imparare insieme. Perché non rileggere l’Edipo di Sofocle piuttosto che il solo V° capitolo dell’Interpretazione dei Sogni? Perché non rivisitare la mitologia relativa all’anatema lanciato su Laio? In questo modo i temi del complesso familiare, delle identificazioni, della colpa e responsabilità potrebbero ricevere nuove suggestioni. Rintracciare poi tali temi nella letteratura o nelle arti figurative con lo spirito di ricevere senso piuttosto che darne. Aggiungiamo un’altra ambizione. Fortificare la consapevolezza che la psicoanalisi, in quanto procedere empirico, generi delle congetture. In ogni incontro clinico si costruiscono “comprensioni” (una connessione di stati motivazionali come afferma Heidegger nei Seminari di Zollikon) e non spiegazioni per come sono intese dalle scienze dette naturali. La genuina “formazione” poggia sulla capacità di convivere col dubbio e l’incertezza, per lasciare che nel tempo necessario si definisca una “gestalt”: un sentire-pensare che sia poi comunicato ai nostri pazienti. Con M. Klein e i suo collaboratori mutano i vertici d’osservazione verso le opere artistiche, ma permane una fedeltà nel modo di pensarle. Si tende ad applicare le spiegazioni tratte dalla pratica clinica (“Situazioni d’angoscia infantile espresse in un’opera musicale e nel racconto di un impeto creativo” M. Klein 1929). Si deve riconoscere la fecondità delle riflessioni relative alla capacità simbolica come competenza costitutiva e supportiva delle funzioni egoiche (“L’importanza della formazione dei simboli nello sviluppo dell’Io” M. Klein 1930) . La possibilità di maneggiare simboli, il linguaggio o il gioco, permette di integrare le rappresentazioni degli oggetti e di prendere distanza dalla concretezza dei vissuti. Vale la pena ricordare un lavoro di H. Segal del 1947: “Un approccio psicoanalitico all’estetica”. In questo articolo l’allieva di Klein vede nel desiderio di integrazione e riparazione della posizione depressiva la base necessaria per le sublimazioni e la creatività. Per attingere a tali possibilità sarebbe necessaria la capacità di tollerare l’angoscia e la colpa. Questi dinamismi troverebbero espressione simbolica nel mondo creato dall’artista: sia esso pittore, scrittore o musicista. Personaggi insigni e particolarmente ammirati costruiscono dei mondi attraverso il loro stile e le ambizioni (porta l’esempio di M. Proust che vuole ricordare e ricomporre la sua vita). Il “piacere estetico” provato dai fruitori sarebbe un’esperienza globale, la capacità/possibilità di cogliere come un tutto gli aspetti formali e di contenuto espressi da una certa opera. Il pubblico si identificherebbe empaticamente col mondo affettivo trasmesso dall’oggetto artistico; sia sul versante delle angosce contenute che dal lato della definizione di un’armonia possibile. L’autrice si propone di rendere comprensibile sia l’arte detta classica che privilegia l’armonia e la buona proporzione (possibile vicinanza all’ideale); sia le espressioni più avanzate dell’arte moderna che cercano di dare espressione anche a quanto risulti dissonante (il “bello” e il “brutto”). Pensiamo poi al Winnicott dei “fenomeni transizionali”. Citiamo solamente altri psicoanalisti che hanno dato contributi al tema arte/creatività. Chasseguet-Smirgel; Marion Milner e il nostro Franco Fornari con l’importante puntualizzazione relativa al ruolo della “innovazione” nella creatività artistica e scientifica e non alla semplice sterilizzazione di destini pulsionali. Personalmente sono riconoscente verso un volume curato da Pier Francesco Galli, edito da Einaudi col titolo “Preconscio e creatività” (1999), contenente articoli di psicoanalisti afferenti alla cosiddetta “psicologia dell’io”composti tra il 1952 e il 1979. Tra i lavori presenti sono interessanti quelli di E. Kris intorno all’ispirazione e ai processi pre-consci. La loro fedeltà alla meta-psicologia mostra come lo sforzo di spiegare dei dinamismi psicologici conduca a descrizioni antropomorfe della mente. Si presuppone un “centro” che sovrintenda e controlli (una sorta di mente nella mente); mentre oggi è la stessa psicologia accademica a indicare che l’auto-coscienza è una costruzione utile all’adattamento, ma priva di qualsiasi regia.

Claudio Crialesi è da oltre venti anni psicolo-psicoterapeuta con formazione ad orientamento psicoanalitico. Nato a Roma e da tempo trasferito a Milano, è sin dall’adolescenza amante della musica ed ora appassionato, in particolare, del jazz.

claudio.crialesi@virgilio.it

 

Articoli che potrebbero interessarti

  • 82
    CAP. III Due donne infelici Gregorinne è sveglia dall’alba. Quante volte ha provato a girarsi per cambiare posizione, ma solo dopo vari tentativi andati a vuoto ci è poi riuscita. Fa leva solo sulle sue braccia pur sapendo che neanche queste le danno tanta garanzia di forza, ma rappresentano le…
    Tags: per, si, non, è, in, i, l, come, nel
  • 82
    (Massimiliano Cajola) - Sono scorsi settanta anni da quella mattina del 10 febbraio del 1947 quando al Quai d’Orsay, un attempato diplomatico italiano sconosciuto ai più, richiamato in servizio l’anno prima come segretario della delegazione italiana alla Conferenza di Parigi, Antonio Lupi di Soragna, sottoscrisse a nome dell’Italia, per disposizione dell’assente…
    Tags: in, per, l, dell, come, i, si, delle, non, all
  • 80
    Il Partito Democratico ha messo al centro dei suoi impegni la cultura, l'arte e lo spettacolo dal vivo. I modi e i tempi con i quali intende attuare il programma sono dichiarati in modo esaustivo sul sito del PD. Cosa riuscirà a fare lo vedremo ma, nei fatti, è indubbiamente…
    Tags: per, è, in, i, dei, non, l, delle, come, si
Pubblicato da nel 3 giugno 2013 alle ore: 0:01. Archiviato sotto Arte & Cultura. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

Una Risposta a (3) Il mistero della creatività. Proposte per un percorso tra arte e psicoanalisi

  1. Pingback: (3) Il mistero della creatività. Propost...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>