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Alessandro Lanzoni Trio, l’improvvisazione ispirata

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Un nome apprezzato nell’ambito del jazz contemporaneo quello del pianista Alessandro Lanzoni, interessante solista e compositore con idee adeguate per un progetto di qualità, la cui architettura appare costruita in modo personale e con logica, senza che questo riduca il potenziale emotivo delle esecuzioni e la compattezza cromatica di un album energico, ispirato ed espressivo nelle linee moderne di un sound attraente ed intenso.
La tempra di Lanzoni è nella forza delle figurazioni penetranti e tese proprie di Brad Mehldau, Martial Solal, Chick Corea e Bill Evans. Il suo stile è dinamico, agitato e, allo stesso tempo, leggero e gradevole; la sua capacità interpretativa è vitale e autografa, ben sostenuta da una ritmica empatica e prossima alla perspicacia sottile del Nostro.

Alessandro Lanzoni Trio, Dark flavour

I temi composti dal pianista sono contagiosi ed energici, eseguiti da un trio che viaggia con saggezza sui binari dell’Hard Bop, evitando la routine grazie all’entusiasmo con cui affronta un repertorio eseguito in modo affabile, declinato in chiaroscuro nei momenti di maggior lirismo (come in “Rumours”) quando i soli diventano atto individuale per intelligenza melodica e bellezza del suono, quando l’assoluta pertinenza stilistica (“Levra”) fluisce in una tecnica ombrosa e inquieta, virata nel pathos jarrettiano di un’immagine quanto mai attuale del jazz, perduta e ricomparsa nell’angoloso esitare di “Feeling Nervous” o nel “Satellite” (ultimo brano di “Coltrane’s Sound”; Atlantic 1964) in cui Trane riscriveva il magnifico standard “High High The Moon”utilizzando la tecnica ideata in “Giant Steps”(Atlantic 1960).

In quello splendido excursus McCoy Tyner tracciava estemporaneità ipnotiche, qui intuite e pronunciate in un fraseggio fluente che, nella convinzione di un approccio musicale solare e cantabile, rilegge in linguaggio BeBop l’agilità geniale di Thelonious Monk in un “Bright Mississippi” che è eredità assolutamente da ascoltare e conoscere se si vuole avere il senso del New Jazz che fu dei Maestri di quegli anni, alterati fra Impulse Records e Blue Note Records, in cui il clima da session riuscì a tenere la temperatura dell’Hard sempre al massimo grado.
L’improvvisazione, che è canone del Jazz, è qui aspettativa ampiamente rispettata in un crescendo originale e melodico, disposto in linee vive d’energia, omaggio senza difetto al Ricordo di un Sound composto, equilibrato e raffinato.

Alessandro Lanzoni Trio
Dark Flavour
Kepach Musica 2013, Cam Jazz

1. Anatolio; 2. Rumors; 3. Levra; 4. Feeling Nervous; 5. Introspection; 6. Dark Flavour; 7. Crepuscole with Nellie; 8. Song One; 9. Satellite; 10. Assembly Lines; 11. Bright Mississippi.
Alessandro Lanzoni: pianoforte; Matteo Bortone: contrabbasso; Enrico Morello: batteria.

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Pubblicato da nel 10 giugno 2013 alle ore: 0:08. Archiviato sotto Musica. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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