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I veterani della corazzata Novorossiysk chiedono un’inchiesta internazionale

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A seguito del nostro servizio del 25 luglio scorso sulla testimonianza resa da Ugo d'Esposito ex incursore del Gruppo Gamma della Xa MAS, i veterani russi della Novorossiysk sono intenzionati ad avviare richiesta formale per un'inchiesta internazionale nel caso in cui la notizia fosse confermata. Il 26 agosto (ore 17:03), l'agenzia russa RIA Novosti, ha pubblicato un articolo nel quale l'ex artigliere antiaereo della Novorossiysk e Presidente del consiglio dei veterani Viktor Saltykov, ha dichiarato che "se le notizie sul sabotaggio italiano della corazzata verranno confermate, il prossimo passo sarà l'avvio di un processo in un tribunale internazionale contro l'Italia per danni". Gli ex combattenti hanno intenzione di rivolgere tale richiesta ai presidenti di Russia e Ucraina. Molti tra loro, a seguito dell'esplosione, hanno riportato danni permanenti e invalidità. Saltykov ha voluto inoltre precisare che "la Russia, come successore legale dell'Unione Sovietica in caso di conferma di sabotaggio, ha il diritto di esigere che l'Italia compensi il costo della corazzata, che ora è pari al costo di un incrociatore a propulsione nucleare".  La versione ufficiale russa sulle circostanze dell'affondamento non ha mai convinto nè mai sono state rese note le indagini e le perizie degli esperti sulle cause dell'episodio essendo coperte dal segreto militare. Ciò che invece è noto, è che vi fu un errore di valutazione, da parte del comando della Novorossiysk, sulla effettiva profondità del fondale nel quale era ormeggiata la corazzata (alla boa n. 3 imvece che la consueta n. 12). gli ufficiali si convinsero per un tempo drammaticamente lungo che in quel punto vi erano pochi metri d'acqua e, dunque, la nave poteva adagiarsi su un lato, mentre invece si accorsero troppo tardi che il fondale non avrebbe consentito al natante di piegarsi su di un lato perchè fangoso e assai più profondo. Questa fu anche la causa del panico che si diffuse a bordo e della confusione che regnò durante i soccorsi e che, tra l'altro, provocò altre vittime.  Secondo alcuni calcoli effettuati a posteriori da tecnici, fu usata una - o più cariche - per una potenza pari a 1200 kg di TNT che provocarono al momento dell'esplosione circa 150 morti. La colpa dell'enorme perdita di vite umane (oltre 600) venne direttamente addossata alle azioni incompetenti del comandante della flotta, il vice ammiraglio Parchomenko. L'ipotesi che l'affondamento fosse dovuto ad un sabotaggio italiano è stata rievocata con dovizia di particolari dalla rivista russa Itoghi nel 2005 in occasione del cinquantenario dell'affondamento e riportata da un articolo comparso il 25 ottobre 2005 sul quotidiano genovese Il Secolo XIX

I veterani della corazzata Novorossiysk chiedono un'inchiesta internazionale

. L'ipotesi che fa la rivista russa è che l'affondamento sia dovuto a bombe a orologeria piazzate da sabotatori italiani sulla chiglia. Otto incursori della Xa MAS agli ordini dei servizi segreti italiani che agivano per conto della NATO timorosa che i russi armassero la Novorossiysk con testate nucleari.

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Pubblicato da nel 27 agosto 2013 alle ore: 16:52. Archiviato sotto Inchieste,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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