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Affondamento Novorossiysk. Borghese forse sapeva

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Affondamento Novorossiysk. Borghese forse sapeva, Eugenio Wolk partecipò

Dopo l’intervista pubblicata il 25 luglio, abbiamo ritenuto opportuno incontrare nuovamente Ugo D’Esposito per cercare di avere ulteriori dettagli e soprattutto chiarimenti in merito a quanto da lui affermato sulle circostanze che causarono l’affondamento della corazzata Novorossiysk.

Sig. D’Esposito, lei l’ultima volta che ci siamo visti mi ha detto che ad affondare la Novorossiysk sono stati quelli della Xa MAS…

Si.

Come mai è così sicuro?

Ma chi vuole che sia stato?

Da chi lo ha saputo?

Io l’ho saputo allora, quando avvenne. Era una voce che circolava tra di noi (della Xa MAS – ndr)

Lei ha partecipato all’affondamento della Novorossiysk?

No. Ho partecipato all’affondamento di un’altra nave ma non della Novorossiysk.

Secondo lei, Eugenio Wolk, partecipò all’affondamento della Novorossiysk?

Lui (Wolk – ndr) stava sempre in mezzo. In qualunque occasione era sempre presente. Era uno che non si estraniava mai.

Ma Eugenio Wolk chiese a lei di partecipare all’affondamento della Novorossiysk?

(D’Esposito sorride ma non risponde)

Secondo lei chi ha dato l’ordine di affondare la Novorossiysk?

Non lo so

Negli anni ’50 lei conosceva e frequentava a Roma agenti dei servizi segreti italiani?

Sì. Dei servizi segreti italiani si.

Dopo la guerra?

Sì.

Lei durante la guerra lavorò nei servizi segreti italiani come agente, vero?

Sì, prima. Durante la guerra.

E dopo la guerra, negli anni ’50 quando lei lavorava a Roma aveva dunque rapporti con i servizi di intelligence italiani?

Sì. Ci incontravamo e basta. Ma senza parlare di argomenti di quel genere

Secondo lei Junio Valerio Borghese era al corrente dell’operazione Novorossiysk?

Io penso di sì, Lui era il nostro comandante.

Secondo lei Junio Valerio Borghese partecipò al sabotaggio?

Ma guardi, il Principe Borghese era un uomo in gamba, veramente.

Ma lei D’Esposito non mi ha risposto. Secondo lei il Principe Borghese partecipò al sabotaggio?

Non lo so.

Quanti erano i sabotatori che parteciparono a questa operazione?

Tre o quattro. Cinque, non di più.

 Lei sa quanti chili di esplosivo vennero usati per affondare la Novorossiysk?

No. 

Ugo D’Esposito probabilmente alcune cose non le sa, altre non le dice, per altre ancora fa delle ipotesi basandosi sull’esperienza di ciò che ha potuto sentire e vedere durante e dopo la guerra, ma ciò che sa lo afferma con assoluta sicurezza. Egli, dunque, conferma quanto aveva già dichiarato nella prima intervista: la Novorossiysk fu affondata da un commando di ex incursori della Xa MAS. Sostiene convinto che Eugenio Wolk partecipò al sabotaggio. Wolk ha sempre negato tale coinvolgimento e in un documento scritto nel giugno 1995 sostiene che dei quattro incursori citati dallo studioso russo Nikolai Cercaschin - Eugenio Wolk, Elios Toschi, Gino Birindelli e Luigi Ferraro - solo lui sarebbe stato in grado di pilotare un mezzo d’assalto insegnando in quel periodo le tecniche di sabotaggio della Xa MAS agli incursori della Marina Militare Argentina e, dunque, dei quattro Gamma indicati da Cercaschin solo lui era in piena efficienza; un po’ poco, secondo Wolk, per affondare una corazzata. Quanto scrisse Wolk era già stato smentito tre anni prima dall’Ammiraglio Birindelli, uno dei Gamma indicati da Cercaschin, che affermò sul Corriere della Sera (8/4/1992) che:” noi (ex della Xa MAS – ndr) avevamo ancora gli uomini, ma non i mezzi”. Non si capisce bene: Wolk dice che non c’erano gli uomini, e che lui era l’unico che avrebbe potuto operare a Sebastopoli, Birindelli dice invece che gli uomini disponibili c’erano ma mancavano i mezzi. L’Italia degli anni ’50 era piena di mezzi, leggeri e forse anche pesanti: residuati bellici, armi, munizioni ed esplosivo e, forse, anche qualche natante utile ad un’operazione del genere. D’Esposito afferma che non ha preso parte all’affondamento – smentendo così quanto riportato da alcuni giornali della stampa estera in cui veniva indicato come coautore del sabotaggio - e che nell’ambiente dei veterani della Xa MAS la notizia della “paternità” del sabotaggio era nota. Fa intendere di aver mantenuto contatti con incursori della Xa MAS e, soprattutto, di aver mantenuto buoni rapporti con agenti dei servizi segreti italiani anche dopo la guerra. D’Esposito non fornisce chiarimenti sulla quantità di esplosivo usato, né dice con esattezza da quanti elementi fosse composto il gruppo, né come avvenne l’avvicinamento. Secondo alcune fonti non documentate – solo ipotesi dunque – sembra che l’avvicinamenti al porto di Sebastopoli avvenne con un mercantile italiano sul quale furono imbarcati gli incursori ed i relativi materiali. Non è dato sapere altro. Nel 1947 le navi da cedere alla Russia, in attesa della consegna, erano ancorate alla base navale di Taranto. La sorveglianza era strettissima sia nel porto che sotto gli scafi. I servizi d’informazione della Marina tenevano sotto controllo ambienti fascisti che avevano già dato segni di ostilità verso la cessione della navi italiane alla flotta russa. Il 20 gennaio 1949 vennero arrestati a Taranto lo studente universitario Clemente Graziani ed il motorista Biagio Bertucci, mentre a Roma la polizia arrestò altri cinque ex incursori proprio quando, alla stazione Termini, stavano per prendere il treno per Taranto: Paolo Andriani, Sergio Baldassini, Fabio Galiani, Fabrizio Galliani, e Alberto Tagliaferro, reduci del battaglione “Barbarigo” della Xmas. Nelle valigie vennero trovati sette chili di tritolo. Un altro reduce della XMas, Vladimiro Villani, venne arrestato a Lecce il 25 gennaio e nei giorni seguenti finirono in manette altri sette uomini che si preparavano a far la loro parte. Tra essi Franco Dragoni e lo studente Antonio Ajroldi. Manifestazioni violente contro la cessione delle navi da guerra si registrarono in quei giorni a Taranto, Roma e Brindisi. I temerari che volevano affondare le navi cedute ai russi non erano pochi e possiamo immaginare che molti altri ve ne siano stati. L’Ammiraglio Birindelli sosteneva il vero. Quanto è attendibile D’Esposito? L’impressione che ho avuto è che egli sappia, abbia visto e agito molto più di quanto non dica oggi. In un documento che abbiamo potuto visionare, D’Esposito fu controllato dall’OSS (servizi segreti americani durante la IIa Guerra mondiale) ed in particolare dall’unità speciale S.C.I Unit “Z” diretta da J. Angleton futuro capo della CIA e deus ex machina che salvò Junio Valerio Borghese dai partigiani portandolo da Milano a Roma. Nelle sei pagine del dattiloscritto, del 21 settembre del 1944, si parla molto di D’Esposito, della sua attività di agente al servizio dei tedeschi e dei rapporti che aveva sul territorio. Egli fu prima radio telegrafista nell’esercito (Gruppo Formazioni “A” 2° WAHDA), poi agente dei servizi segreti italiani (S.I.M.) dove intercettava e decrittava le comunicazioni cifrate degli inglesi, poi Nocchiere Scelto T.S. del gruppo Gamma della Xa MAS e infine, dopo l’8 settembre del 1943, agente dei servizi segreti tedeschi (SD). Ebbe un rapporto quasi fraterno con il comandante dei Gamma Eugenio Wolk; non perde occasione per ricordare la stima e la profonda amicizia che li legava. Ma ebbe rapporti anche con Junio Valerio Borghese che già da tempo tesseva la sua rete di relazioni con gli americani e in particolar modo con i servizi segreti in una prospettiva antisovietica e di contrasto all’avanzata del comunismo in Italia. Lo stesso Eugenio Wolk ebbe alla fine della guerra rapporti significativi con gli alleati. In un documento riservato del 26 settembre del 1945 dello Stato Maggiore del Regio Esercito, “si comunica che il Comando Marina Alleato di Venezia ha assunto per il proprio Centro Esperienze di quella città, i seguenti militari già in servizio presso la Xa MAS e il gruppo Gamma". Segue un elenco di 18 incursori - tra cui Eugenio Wolk - che erano stati assunti dal comando alleato per la bonifica del porto di Venezia e che per questo erano "da considerarsi discriminati e immuni da qualsiasi responsabilità per l'attività da essi finora svolta”. Per Wolk e gli altri incursori Gamma la salvezza giunse dagli alleati. Ancora una volta si intersecano in un unico scenario – quello antisovietico e anticomunista – soggetti che fino a pochi anni prima erano in guerra tra loro. Fascisti, anticomunisti convinti, americani e servizi d’informazione, raccontano molto del nuovo quadro che si stava delineando sul finire della guerra e che dette l’imprinting alle relazioni pericolose e “parallele” nei primi anni di democrazia in Italia. In questo contesto, ricco di importanti fonti documentali e testimonianze, è facile immaginare che i contatti tra queste diverse realtà non erano infrequenti e che probabilmente alcuni scenari – come l’affondamento della Novorossiysk - furono ideati e realizzati proprio in questo humus relazionale. Pretendere o sperare in ulteriori dettagli sulle circostanze che portarono all’affondamento della corazzata Novorossiysk è a mio avviso difficile. Moltissimi dei protagonisti sono deceduti e gli atti prodotti dalle inchieste dell’ex Unione Sovietica sono ancora coperti dal segreto di Stato e, anche in Italia, si è parlato assai poco della vicenda. Dopo il recupero, la grande corazzata Novorossiysk fu fatta a pezzi e le tracce di quanto accadde furono così distrutte. Fare piena luce su quell’evento tragico che costò la vita a 604 marinai sovietici, significherebbe riscrivere una parte della storia recente e, forse, spostare assai più in alto le responsabilità, le collusioni e le coperture di quanto accadde e fare, ancora una volta, la conta delle pedine e del vero Re.

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Pubblicato da nel 4 settembre 2013 alle ore: 21:25. Archiviato sotto Inchieste. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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