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Fascino verde oro: a Roma il Jaques Morelenbaum Cello Samba Trio

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C’era una volta la Bossa Nova Jazz, quel genere che, a partire dai primi ‘60, venne a crearsi dall’incontro fra musicisti brasiliani e americani, dando origine a dischi indimenticabili: da “Jazz Samba” di Stan Getz e Charlie Byrd, a “Native Dancer” di Wayne Shorter e Milton Nascimento, passando per l’ormai leggendario “Getz/Gilberto”. Un matrimonio d’amore, basato sulla condivisione di strutture ritmiche e armoniche molto ricercate, impreziosite dalle rispettive modalità interpretative: il Brasile, con la grazia e la sensualità della sua grande tradizione, la vena poetica minimalista di Vinicius de Moraes e l’eccelsa qualità compositiva del genio indiscusso di Antonio Carlos Jobim. L’America, con l’evoluzione tecnico-stilistica del be-bop e del cool jazz, che aveva prodotto musicisti in grado di costruire elaborati fraseggi su ogni singolo accordo, così come attraversare complessi giri armonici con il lirismo di una nota sola tenuta ad libitum.

 Oggi la Bossa Nova Jazz c’è ancora, ma a suonarla sono prevalentemente i brasiliani, perché la diffusione dell’idioma jazzistico a livello planetario ha reso di fatto ridondante l’intervento degli americani. Gran parte dei musicisti verde-oro attualmente in attività si sono formati a una scuola che unisce la tradizione carioca, il jazz e la musica classica; il “Jaques Morelenbaum Cello Samba Trio” rappresenta probabilmente la vetta d’eccellenza di tale generazione, e lo dimostra ampiamente nelle quasi due ore di concerto all’Auditorium, nell’ambito della manifestazione “Brasil!”. L’esibizione s’incentra sull’esposizione di temi affascinanti e immortali come Aguas De Marzo, Desafinado, Manhã De Carnaval, Água de Beber, Ela é Carioca cui seguono improvvisazioni del violoncello di Morelenbaum sempre molto ispirate e mai sopra le righe, puntualmente alla ricerca delle blue note giuste per ogni accordo, delle sfumature adatte ad ogni brano. Morelenbaum suona prevalentemente con l’archetto, ma non di rado lo abbandona per lanciarsi in ostinati walking, pizzicando le corde direttamente con le dita: è proprio in questi momenti che l’integrazione fra i linguaggi jazz e bossa diventa maggiormente palpabile, anche grazie alle improvvisazioni del chitarrista Lula Galvão, che è in grado di mescolare amabilmente progressioni ritmico/armoniche alla Baden Powell con fraseggi jazzistici alla Jim Hall, regalando suggestioni preziosissime e mai scontate.

 Il concerto scorre via con una compostezza e una sobrietà davvero impeccabili, anche quando assume l’aspetto del “recital”, nei momenti, cioè, in cui sale sul palco la splendida Paula Morelenbaum, compagna di Jaques nella vita come nell’arte. A cominciare dalla selezione della scaletta: i brani più scontati e oleografici come Garota de Ipanema o Aquarela do Brasil ne restano fuori, e le uniche concessioni al pubblico sono Samba de Uma Nota Só e Mas Que nada. Per il resto, le canzoni scelte rispecchiano la ferma volontà di una rappresentazione filologicamente corretta ed estremamente rispettosa di quel bacino di gemme che è il repertorio della tradizione brasiliana, a parte una strizzatina d’occhio ai Beatles con la deliziosa rivisitazione di Blackbird. Non è un caso che il concerto si chiuda con Chega De Saudade, brano che è da molti considerato come l’alba della Bossa Nova, e che in sé racchiude tutte le ricercate qualità del genere; ascoltando la sua ricchezza compositiva, in particolare l’arditezza degli ampi salti melodici presenti nel chorus, mi rendo conto di quanto sia difficile la sua esecuzione, soprattutto per una cantante. E’ infatti doveroso notare come l’intonazione di Paula non sia impeccabile in alcuni punti del brano, così come anche in altri episodi della serata; o per lo meno non sia della stessa precisione dimostrata in altre circostanze, come ad esempio nelle bellissime incisioni effettuate con Ryuichi Sakamoto; forse colpa dell’emozione o di qualche problema nel segnale di ritorno dalle spie sul palco. E’ comunque solo un piccolo dettaglio nella complessiva prova della cantante, capace di interpretare pienamente e con grande fierezza - in ogni singolo verso cantato così come in ogni singolo movimento di bacino - lo spirito suadente della migliore tradizione carioca.

Jaques Morelenbaum e Cello Samba Trio

Special guest: Paula Morelenbaum

Auditorium Parco della Musica, Roma 19.9.2013

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Pubblicato da nel 30 settembre 2013 alle ore: 0:23. Archiviato sotto Musica. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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