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Reggio Film Festival: il direttore Scillitani racconta tutto il “rosso” del 2013

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Alessandro Scillitani - Reggio Film Festival

Si apre oggi la 12a edizione del Reggio Film Festival, interamente declinata sui toni del rosso, scelto come tema del 2013. Fino al 7 ottobre, giorno di chiusura del Festival, il pubblico potrà vedere i cortometraggi selezionati, provenienti da ogni parte del mondo, ma anche approfondire il cinema bosniaco e dei balcani, attorno al quale si concentra il focus della manifestazione. Oltre a proiezioni e dibattiti, in programma anche la prima mondiale del film "Quindi passava il tempo", realizzato dal direttore del festival Alessandro Scillitani con Valentina Barbieri, che racconta con sguardo critico Sarajevo e la Bosnia a vent'anni dalla guerra.
Abbiamo incontrato Scillitani per farci raccontare i tratti salienti dell'edizione 2013 del Festival.

Perché avete scelto il rosso per la 12 esima edizione?
Rosso è un colore speciale, richiama il cinema di genere, l'horror, il thriller, ma anche la passione, la stessa passione che ci porta a condurre questa manifestazione da 12 anni, portando a Reggio Emilia straordinari cortometraggi da tutto il mondo.

Quali saranno i punti di forza della manifestazione?
Come ogni anno, ci sarà un focus su un paese, in questo caso la Bosna ed Erzegovina. Avremo numerosi ospiti provenienti da Sarajevo, che ci racconteranno il mitico Sarajevo Film Festival, nato durante l'assedio e diventato immediatamente il principale festival dei Balcani. Ci saranno Ado Hasanovic, giovane regista bosniaco, Ivana Pekusic dal Sarajevo Film Festival, la nota attrice Nela Lucic, che ha lavorato con Pupi Avati e Leonardo Pieraccioni, Vladan Radovic, direttore della fotografia, che sarà anche in giuria. Poi parleremo anche di cinema che chiudono, della digitalizzazione delle sale. Ma soprattutto, ci preme dirlo, i protagonisti sono i cortometraggi, uno sguardo sul mondo tramite opere davvero bellissime.

Il festival si apre con l'anteprima mondiale del suo film "Quindi passava il tempo": ci racconta qualcosa del progetto?
Circa un anno fa Valentina Barbieri mi ha parlato della sua idea di realizzare un film sui giovani bosniaci. D'un tratto lei, appena ventenne, si era resa conto di essere nata nello stesso momento in cui, a Sarajevo, si consumava una delle pagine più amare della nostra storia. Perciò ho deciso di sposare il suo progetto. Siamo andati a Sarajevo, Srebrenica, Tuzla, utilizzando in parte contatti presi precedentemente, in parte vagando per le città e i paesi alla ricerca di storie. Ne è derivato un piccolo affresco di pensieri, sogni, storie di ragazzi nati e cresciuti all'ombra della guerra. Trovo che sia molto interessante raffrontare i loro discorsi a quelli dei ventenni italiani.

Quali sono i punti di contatto tra il cinema dei balcani e quello italiano?
Sicuramente il cinema dei balcani mostra un'energia diversa. Un evento tragico come quello della guerra, da un lato porta a fossilizzare i pensieri su quell'avvenimento, per cui una buona parte del cinema è intriso di ricordi dei terribili anni '90. Nello stesso tempo, però, si nota un'energia positiva, che porta al racconto di storie di grande interesse. In Italia purtroppo questo spirito si è perso da tempo, si tende a inseguire la commedia facile. Si nota però, soprattutto nei cortometraggi, un miglioramento, soprattutto nei cortometraggi che provengono dalla Puglia, o comunque dalle regioni che, pur in periodo di crisi, hanno scelto di investire nel cinema. Lì si ritrova uno spirito che ricorda un po' il cinema balcanico, musica, colori, energia e amarezza allo stesso tempo.

Sabato ci sarà un approfondimento sulla fruizione cinematografica: quali sono le sfide che il cinema non può permettersi di perdere nel prossimo futuro?
Io credo che il cinema sia un'arte in continua evoluzione, per cui non salgo sulle barricate contro la conversione delle sale dalla pellicola al digitale. Trovo la digitalizzazione delle opere una straordinaria opportunità. Credo però che si dovrebbe favorire il più possibile la fruizione del cinema a 360 gradi, penso alle difficoltà che ci sono oggi nel proporre pellicole di appena pochi anni fa, perché bisogna chiedere le copie nelle cineteche, negli archivi nazionali... Il digitale dà una grande opportunità, permette di vedere opere degli anni '20 come se fosse stata fatta ieri. Ecco, il mio sogno è che nelle sale cinematografiche si possa godere delle nuove tecnologie, per sognare a occhi aperti, come avveniva quando il cinema era il luogo di tutti.

www.reggiofilmfestival.com

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Pubblicato da nel 2 ottobre 2013 alle ore: 0:50. Archiviato sotto Cinema,Interviste. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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