Socialize

La corazzata Novorossiysk, la CIA e la Xa MAS di Borghese nel 1950

Print Friendly, PDF & Email

La corazzata Novorossiysk, la CIA e la Xa MAS di Borghese nel 1950 - fig. 1 (fonte CIA)

Occuparsi di un fatto così tragico dopo oltre cinquant’anni significa avere la consapevolezza che la ricerca della verità dei fatti si scontra inevitabilmente con la morte di molti dei protagonisti di quella vicenda, con la reticenza o il silenzio di quelli ancora in vita, con gli insabbiamenti di Stato avvenuti sia da parte italiana che da parte sovietica. Solo alcuni dei sopravvissuti parlano, ma dicono poco e – probabilmente – non solo perché non sanno; forse hanno paura, forse alcune cose non possono dirle. Il 29 ottobre prossimo ricorre l’anniversario dell’affondamento della corazzata Novorossiysk e per completezza d’informazione, quella possibile in questo contesto difficile e omertoso, siamo riusciti a trovare una serie di documenti esclusivi – che pubblichiamo - che stabiliscono in modo inequivocabile che l’Italia in quegli anni era in grado di portare a compimento un’operazione di sabotaggio di quel genere. Se si trattò di un sabotaggio da parte della Xa MAS non vi sono prove per il semplice fatto che in questi casi chi compie l’operazione, e chi la copre, provvede ad una riservatezza totale su mezzi e uomini, così come da parte sovietica la vicenda fu presto archiviata e le prove distrutte o classificate. Rimane la importante testimonianza di Ugo D’Esposito che, come già scritto, comunque la si voglia considerare merita la massima attenzione perché inserita in un contesto in cui non è l’unica a dar voce all’ipotesi del sabotaggio da parte della Xa MAS.

Una delle tesi cardine a sostegno dell’ipotesi ufficiale russa che ad affondare la Novorossiysk fu una mina magnetica tedesca RMH, è che l’Italia di quegli anni non aveva né uomini, né mezzi, né alcun sostegno di alto livello per compiere l’azione di sabotaggio. Questo non è vero. Chi sostiene la tesi dell’Italia “in ginocchio” parla a ragion veduta di un popolo martoriato dalla guerra, povero e affamato. Ma chi sostiene questa tesi forse non sa che in Italia, dopo la fine della guerra, l’apparato fascista e gli uomini che ne facevano parte, non si dissolse in un sol colpo. l’Italia di quegli anni era ancora piena di armi, mezzi militari, fascisti e organizzazioni paramilitari di destra efficientissime, tra queste c’era la Xa MAS. Questo apparato di ex combattenti, fascisti e fiancheggiatori, in alcuni casi si fuse con il nuovo governo democratico generando strategie e azioni che andavano oltre, e in diversi casi contro, gli interessi della nascente democrazia italiana e che riguardavano piuttosto il ruolo strategico del nostro paese considerato da sempre punta avanzata del controllo americano, e inglese, sugli sviluppi del blocco sovietico nel cuore dell’Europa.

Una nota riservata del Ministero dell’Interno italiano rileva con soddisfazione che negli anni ’50 Borghese, in Italia, stava riorganizzando con successo la Xa Flottiglia MAS con finalità eversive e di contrasto al comunismo. In una informativa della CIA (fig. 1 fonte CIA) del 1953, si osserva che Borghese sta ricostituendo l”I Office” della Xa MAS. In un dispaccio della CIA (fig. 2 fonte CIA) del ’63, si scrive che Borghese nel 1951, si attiva per riorganizzare gli ex camerati della Xa MAS, con la collaborazione del giornale “Il Meridiano d’Italia”, per recuperare quello spirito combattentistico che aveva caratterizzato la Xa negli anni della guerra. Sempre nello stesso dispaccio, si legge di suoi contatti con l’ambasciatore americano Dunn. In un altro documenti secret (fig. 3 fonte CIA) della CIA si scrive che Borghese nel 1950 si recò in Argentina a Buenos Aires, ufficialmente per cercare finanziatori a sostegno del nascente partito neofascista Movimento Sociale Italiano, ma non è escluso che andò in Argentina anche per incontrare Eugenio Wolk (ex ufficiale della Xa MAS e comandante del gruppo Gamma - ndr) e, forse, parlare con lui anche della questione in sospeso con la Novorossiysk. Un’altra informativa della CIA e del SIFAR (fig. 4 e 4 bis fonte CIA e SIFAR, Ufficio “D” Servizi d’Informazione Forze Armate Italiane) racconta che nel 1952 Borghese va a Parigi e incontra due probabili agenti dei servizi americani. Sul tavolo della conversazione il timore dell’espansione del comunismo in Europa, Borghese offre la collaborazione paramilitare dei suoi ex camerati della Xa MAS. Nel dispaccio della CIA del ’63 (fig. 2 fonte CIA) si legge ancora che nel 1954, un anno prima del sabotaggio alla Novorossiysk, Borghese torna nuovamente in Argentina per un mese. Ufficialmente cerca finanziatori per il nascente Movimento Sociale Italiano ma, anche in questo caso, non è assolutamente da escludere che abbia incontrato Eugenio Wolk. Un anno prima, nel 1953, si reca in Gran Bretagna. In questo contesto appare evidente che Junio Valerio Borghese, ad iniziare dal 1949, avvia una fase di riorganizzazione politica e militare di matrice fascista, con finalità di contrasto al comunismo e di reazione violenta al nascente stato democratico italiano. Egli cercò, ed ottenne, appoggi internazionali anche da parte della CIA che, com’è noto, a partire dal 1945 lo prese sotto la propria protezione. La stessa protezione che ebbero molti ex militari della Xa MAS (fig. 5 fonte NARA Archivio Casarrubea) a partire dal 1945 e non solo dalla CIA. È opportuno ricordare che fu proprio il comandante del SIS (Servizio Informazioni e Sicurezza) della Marina Militare Italiana Agostino Calosi, a indirizzare l’agente del Mossad Ada Sereni verso l’ex comandante dei reparti Nuotatori Paracadutisti della Xa MAS Nino Buttazzoni. La richiesta del Mossad era di avere sabotatori della Xa MAS da mandare in Israele per addestrare gli incursori di marina del nascente stato israeliano. Da questa vicenda si può comprendere di quali appoggi e di quale considerazione godeva presso lo stato italiano la Xa MAS negli anni ‘50. Alcide De Gasperi – Presidente del Consiglio fino al 1953 - conosceva molto bene Ada Sereni, Agostino Calosi e, naturalmente, quelli della Xa MAS.

Dopo la fine della guerra diversi ex militari della Xa MAS sono ingaggiati dalle marine di mezzo mondo come addestratori. La medaglia d’oro al valor militare Eugenio Wolk in Argentina (fig. 6 primo a destra nella foto). Il meccanico Fiorenzo Capriotti (fig. 7 primo a sinistra nella foto), il capitano Geo Calderoni e il Tenente di Vascello Nicola Conte sono ingaggiati dal Mossad, attraverso l’intercessione dell’Ammiraglio Agostino Calosi dei servizi d’informazione della Marina Militare Italiana e deus ex machina di molte azioni sotto copertura, per addestrare gli incursori del Shayetet 13 della marina israeliana. Ad Haifa c’era una base di addestramento proprio a metà degli anni ’50. Un ex incursore israeliano del Shayetet 13 M. G. nel 1955 ha conosciuto personalmente gli ex camerati della Xa MAS. In quella base di addestramento uomini e mezzi erano in piena efficienza. Forse M.G. ha saputo qualcosa, forse gli italiani gli hanno parlato del sabotaggio della Novorossiysk. A settembre ho avvicinato M. G., uno scambio inizialmente amichevole e cordiale. Poi M.G. si è irrigidito, non ha voluto dire nulla: “I have to think carefully about every fact, there are many things that I cannot say; many facts are classified”. Ma M.G. ringrazia i camerati italiani per l’addestramento ricevuto così come è riconoscente a Luigi Ferraro – un altro ex ufficiale della Xa MAS medaglia d’oro al valor militare – per l’aiuto logistico ricevuto nell’operazione condotta dagli israeliani quando affondarono la nave “Lino” il 10 aprile 1948 nell’Adriatico. Ma anche in Algeria gli istruttori della Xa MAS si davano da fare. L’addetto militare russo Pietr Vasilievich Seliverstov a metà degli anni ’50 aveva il compito di vendere mezzi navali sovietici alla marina algerina. Ad Algeri conobbe addestratori della Xa MAS che gli dissero qualcosa. Uno di loro si vantò di quel sabotaggio alla grande corazzata rivendicandone la paternità. Questo ex ufficiale russo vive a Sebastopoli. Oggi è un tranquillo pensionato ma, anche lui, non ha voluto parlare. Sono riuscito a raggiungerlo telefonicamente ma non risponde nemmeno alla prima domanda: “Non mi serve nessuna domanda! chiamate l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Mosca e vi racconteranno tutto. Vi saluto" (file audio in lingua russa). La sua non è una svista nostalgica. L’Unione Sovietica non esiste più da molti anni. Ma, forse, per storie come questa della Novorossiysk l’Unione Sovietica esiste ancora e fa molta paura.

Così come, dunque, appare evidente che la rete degli uomini pronti a tutto era ancora efficiente e ben organizzata, appare parimenti sconcertante la vitalità produttiva, tra gli anni ’50 e ’60, di mezzi militari d’assalto per la marina. In Italia negli anni ’50 erano due le fabbriche che producevano questi mezzi: la COSMOS di Livorno e la CABI-Cattaneo di Milano. Il fondatore e titolare della COSMOS si chiamava Sergio Pucciarini. L’ingegner Sergio Pucciarini era un ex combattente della Xa Flottiglia MAS. Egli aveva molti amici tra gli ex camerati della Xa e non è escluso che si adoperò per dare una mano all’operazione Novorossiysk fornendo mezzi d’assalto o pezzi di ricambio per residuati bellici da rimettere in funzione e rendere operativi. In quella fabbrica si costruivano i minisommergibili SX 284 ma anche i “maiali” SLC e SSB, tutti mezzi usati nelle operazioni della Xa MAS. La COSMOS non esiste più, ma alcuni ex dipendenti ormai in pensione, anch’essi avvicinati dal sottoscritto, si sono rifiutati di parlare. Sanno molto, hanno visto molto ma hanno paura. Nel 1936 a Milano fu fondata la CABI-Cattaneo dall’ingegner Cattaneo. Una delle eccellenze italiane che sono sopravvissute al conflitto ed ancora oggi fanno parte dell’industria meccanica italiana. La CABI-Cattaneo era specializzata nella progettazione e costruzione di motori. Fu la fabbrica che produsse i motori marini (fig. 15 fonte sito CABI Cattaneo) per gli MTM, motoscafi da turismo modificati, della XA MAS così come forniva pezzi di ricambio e motoscafi d’assalto completi pronti per l’uso. Michael Gottschalk, l’incursore israeliano del Shayetet 13 di cui abbiamo scritto sopra, riferisce che i primi mezzi militari usati dai nascenti incursori della marina israeliana arrivarono dall’Italia (fig. 8 fonte Michael Gottschalk e fig. 8 bis fonte Michael Gottschalk)). Nel febbraio del 1948 il capitano Zeev Hajam della futura marina israeliana si recò a Milano presso gli uffici della CABI-Cattaneo, produttrice dei mezzi d'assalto della Decima, per chiedere la collaborazione della ditta milanese per la produzione per scopi militari di un certo numero di barchini MTM per Israele. L’industria italiana che riforniva mezzi d’assalto per la marina militare non era certo in ginocchio così come non lo erano gli ex combattenti che la nascente democrazia italiana aveva tutto l’interesse a preservare e proteggere in funzione anticomunista. La CIA ringraziava, dava consigli e usava questi uomini e questi mezzi per il lavoro sporco.

Alcune settimane dopo la pubblicazione della prima intervista a D’Esposito (23 luglio), una giornalista polacca che conosco mi ha riferito di aver chiamato in Italia un’associazione di reduci per avere informazioni sull’ex incursore della Xa MAS, le hanno risposto che “D’Esposito non ha mai fatto parte della Xa MAS”! Anche in Italia c’è chi cerca di minimizzare e delegittimare i testimoni. Ma D’Esposito è una fonte attendibile, conosce bene il mare perché lo ha vissuto in tempo di guerra come incursore della Xa Flottiglia MAS (fig. 9 e fig. 10 fonte Archivio Storico Marina Militare Italiana). Ma D’Esposito è anche altro, è un ex agente dei servizi segreti militari italiani e, dopo l’8 settembre 1943, lavorò per i servizi segreti tedeschi (Sicherheitsdienst) agli ordini di Herbert Kappler e Karl Hasse (fig. 11, fig. 12, fig. 13 fonte NARA). Egli era anche in ottimi rapporti con il Principe Junio Valerio Borghese ed era amico fraterno di Eugenio Wolk, il comandante dei Gamma. Dopo la guerra mantenne costanti rapporti sia con ex camerati della Xa MAS che con agenti dei servizi segreti italiani. In un caldo pomeriggio del 23 luglio, in una cittadina del sud d’Italia affacciata sul Mediterraneo, Ugo D’Esposito rivela che ad affondare la corazzata Novorossiysk fu un commando di ex incursori della Xa MAS: “Eugenio Wolk prese parte all’operazione e Junio Valerio Borghese sapeva tutto. Il commando era composto da 4/5 incursori”. D’Esposito sa molto ma dice poco. Le coperture internazionali che ebbe l’operazione non gli consentono probabilmente di dire di più. Il nome Novorossiysk fa ancora paura. In un documento della CIA del 1 febbraio 1952 (fig. 14 fonte CIA) il nome e la foto aerea della corazzata sono oscurati, ma non la descrizione che la rende inequivocabilmente riconoscibile. L’unica corazzata (“battleship” nel documento della CIA) della flotta sovietica ad avere “a triple turret was seen forward and aft”. Apparentemente, secondo le analisi della CIA tra il 1950 e il 1955, gli americani temevano di più la flotta sottomarina sovietica che non quella di superficie considerata antiquata e poco efficiente. Ma non sono pochi gli storici e gli analisti russi che parlano del timore degli americani che i sovietici armassero i potenti cannoni da 320/44mm della Novorossiysk con munizioni nucleari tattiche. Perché vi è un omissis sul nome e sulla foto della Novorossiysk, mentre per la Cristoforo Colombo, l’incrociatore Molotov, l’incrociatore Terek e decine di altre navi della flotta sovietica di stanza a Sebastopoli, è scritto il nome ed è ben visibile la foto aerea? Circostanza che desta numerosi interrogativi. Già dal 1949 i russi disponevano della bomba atomica. Il vero teatro di guerra non era il territorio americano assai distante per armi tattiche di corto raggio, bensì i confini tra l’Europa occidentale e i paesi del blocco sovietico. Il vero attacco che temevano gli americani si giocava su un territorio i cui confini erano abbastanza vicini. Proiettili nucleari tattici di corto raggio a basso potenziale potevano essere lanciati anche da un corazzata come la Novorossiysk e provocare enormi danni ma, soprattutto, un effetto psicologico devastante. Un motivo in più per neutralizzare la corazzata, facendo fare il lavoro sporco a chi aveva buone ragione per farlo. L’importante era mantenere il segreto assoluto ed avere un efficienza operativa di prim’ordine e ben collaudata. La Xa MAS aveva tutti i requisiti necessari e in più conosceva benissimo i fondali del Mar Nero e di Sebastopoli avendo avuto una base operativa tra il 1942 e il 1943 proprio in Crimea.

Dopo il 1945, le dure clausole del trattato di pace prevedevano che buona parte della flotta da guerra della Marina Militare Italiana venisse ceduta ai sovietici a titolo di risarcimento di guerra. In totale, tra incrociatori, cacciatorpediniere, torpediniere ed una corazzata, furono 10 le navi da guerra italiane cedute, oltre a 12 rimorchiatori, vedette, navi cisterna e naviglio d’assalto come i MAS e gli MTM usati dagli uomini di Junio Valerio Borghese. Fra gli equipaggi della Marina Militare Italiana serpeggiava la rivolta. Nel 1946 il Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio Raffaele de Courten, si dimise in segno di protesta. Nel gennaio del 1949, poche settimane prima della cessione della flotta ai sovietici, alcuni ex combattenti della Xa MAS - Clemente Graziani, Biagio Bertucci, Paolo Andriani, Sergio Baldassini, Fabio Galiani, Fabrizio Galliani, Alberto Tagliaferro, Vladimiro Villani, Franco Dragoni e Antonio Ajroldi - furono arrestati nelle città italiane di Roma, Taranto e Lecce perché sorpresi nella pianificazione di attentati contro le navi italiane in partenza per il Mar Nero. Tra le navi cedute ai russi c’era una grande corazzata che si chiamava Giulio Cesare. Questa possente nave da guerra la sera del 28 ottobre 1955 alle ore 18 entrò nel porto di Sebastopoli. Era la Novorossiysk. Così la ribattezzarono i russi quando la presero in consegna dagli italiani nel 1949. Il 15 ottobre 1911 nei cantieri navali Ansaldo di Sestri Ponente a Genova gli italiani la costruirono, quarantaquattro anni più tardi, nel porto di Sebastopoli, gli italiani avevano tutti i mezzi per distruggerla.

Articoli che potrebbero interessarti

  • 78
    Ugo D’Esposito è un ex incursore di marina del gruppo Gamma della Xa Flottiglia MAS, ex agente dei Servizi Informazione Militare (SIM), ex agente dei servizi d’informazione tedeschi (SD) ed esperto in comunicazioni cifrate, cablografia e radiotelegrafia. Ciò che racconta appartiene alla storia recente del nostro paese e, come tale,…
    Tags: in, borghese, l, non, per, nel, si, d, mas, era
  • 66
    Dopo l’intervista pubblicata il 25 luglio, abbiamo ritenuto opportuno incontrare nuovamente Ugo D’Esposito per cercare di avere ulteriori dettagli e soprattutto chiarimenti in merito a quanto da lui affermato sulle circostanze che causarono l’affondamento della corazzata Novorossiysk. Sig. D’Esposito, lei l’ultima volta che ci siamo visti mi ha detto che…
    Tags: in, non, l, novorossiysk, d, per, era, si, i, mas
  • 65
    Un popolo che non fa chiarezza sul suo passato difficilmente troverà la strada per un futuro migliore. Dall’intervista rilasciata da Ugo D'Esposito per il nostro giornale traiamo il convincimento che la politica in Italia negli anni 50 viveva una particolare ambiguità o, vogliamo chiamarla, “schizofrenia”: da un lato si dichiarava…
    Tags: in, per, l, d, si, i, xa, ex, non, gli
Pubblicato da nel 24 ottobre 2013 alle ore: 17:51. Archiviato sotto Inchieste. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

Una Risposta a La corazzata Novorossiysk, la CIA e la Xa MAS di Borghese nel 1950

  1. weier192.tumblr.com Rispondi

    2 marzo 2014 a 6:18 am

    fantastic post, very informative. I’m wondering why the other experts of this sector don’t notice this.
    You must continue your writing. I’m confident,
    you have a great readers’ base already!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>