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A Malta i set internazionali escludono il local, ma la lingua locale include il mondo

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A Malta i set internazionali escludono il local, ma la lingua locale include il mondo

Per capire l’identità di Malta basta sentir parlare i maltesi. Il malti, la lingua dell’isola, è lo specchio della sua storia. Ibrida e bastarda, nata dall’influenza di diversi popoli, spiazza chiunque la senta per la prima volta perché richiama suoni conosciuti, ma allo stesso tempo se ne distanzia. Dal punto di vista linguistico il maltese è un dialetto arabo. E’ dunque una lingua semitica se pur si scriva con i caratteri latini e in sé contenga parole inglesi, francesi, spagnole e una miriade di elementi fonetici, morfologici e grammaticali dell’italiano e addirittura del dialetto siciliano. Il maltese è un vero miscuglio. Quando si brinda si esclama saha, parola presa dal tunisino, usata per augurare salute, mentre per dire che una persona è ricca si dice testualmente “sta bene”, frugando dall’italiano. Mai come in questo caso, la lingua sintetizza l’identità del luogo. Malta, infatti, situata nel cuore del Mediterraneo, è per antonomasia l’isola-crocevia sospesa tra Africa, Europa e Mito. Da qui sono passati tutti: fenici, cartaginesi, romani, bizantini, arabi, normanni e i famigerati Cavalieri degli Ospedalieri. Il clima è ovviamente ottimo per le vacanze balneari e per condurre una vita lenta e rilassante, ma le abitudini della gente tendono più al modello anglosassone. Molte architetture ricordano il Maghreb, ma di moschea ce n’è solo una, mentre in ogni angolo s’incontrano chiese, Santi e Madonne. La maggior parte della popolazione è cattolica ma, di fianco alle preghiere, la fede più praticata è il gioco d’azzardo. Malta è la perfetta isola dei contrasti e della contraddizioni, oltre che emblema del mare nostrum. Ma è anche l’isola del cinema. L’intero arcipelago, quindi Malta, Gozo e Comino (in tutto circa 43 mila abitanti), - situato a soli 83 km dalla Sicilia -, è diventato uno dei centri di produzione filmica più importanti del Mediteranno. Le fortezze, i vicoli e i sotterranei di Malta e le spiagge di Gozo hanno ospitato numerosi set (anche solo per poche scene), da quello di “Fuga di mezzanotte” (1978) a “Troy” (2004), da “Agorà” (2009) a “Conte di Montecristo” (2002), da “007-La spia che mi amava” (1977) a “Blitz nell’oceano” (1980), da “L’albatros – Oltre la tempesta” (1996) a “La leggenda degli uomini straordinari” (2003). Tra questi è rimasto intatto, e dunque visitabile, il set di “Braccio di ferro”, oggi chiamato “Popeye Village” (costruito tra il 1979 e il 1980), risalente al film prodotto dalla Paramount e dalla Walt Disney e interpretato da Robin Williams. I tecnici locali del settore, dai fonici a costumisti e parrucchieri, hanno maturato in questi anni una così grande esperienza da essere oggi ricercati in tutta l’area mediterranea. Sull’isola si è diffusa anche una nuova professione per giovani, anziani e disoccupati: fare la comparsa. “Mi è capitato di lavorare anche per un mese di seguito, più dell’attore protagonista” spiega Audrey Marie Bartolo, guida turistica, 30 anni. Ma anche in questo settore i paradossi si rincorrono tra loro a Malta. A restare a bocca asciutta tra tale movimento di set e giro d’affari è soprattutto chi il cinema l’ha studiato e sognato per anni: ossia giovani registi e sceneggiatori, come Kenneth Scicluna, 38 anni, autore del corto “Daqquet Ix-xita”, rilettura dell’Amleto di Shakespeare ambientata a La Valletta. “A volte mi sento un pescatore nel deserto” dice Scicluna per sintetizzare la sua condizione. Lui, come tanti cineasti del luogo, non ha voluto lasciare l’isola, ma professionalmente si sente dentro “una casa con le pareti di vetro”. “Vediamo operare le troupe tutto l’anno, in diverse zone, a ogni ora del giorno, ma a noi creativi locali non sono offerte molte collaborazioni – spiega -. Il cinema qui è riservato alle grandi produzioni straniere e noi spesso non riusciamo a lavorare con le nostre idee di film pur crescendo con il cinema intorno”. Kenneth e tanti altri come lui, si trovano, dunque, dietro quel vetro invalicabile che permette di vedere l’oggetto del desiderio, ma non di toccarlo. Sono dalla parte di chi, pur avendo ottime idee e una formazione eccellente, non può realizzare i propri film perché nessuno investe sui giovani maltesi perché è piu’ facile ospitare le grandi produzioni internazionali che scelgono l’arcipelago non solo per le bellezze paesaggistiche, ma soprattutto per le agevolazioni fiscali decise da normative dell'Unione Europea che hanno attirato non solo registi, ma anche banche e capitali da tutto il mondo trasformando l’Isola-Stato in un “hub finanziario low-cost riconosciuto e rispettato”, come l’ha definito il Sole24ore. La sua fama è cresciuta nel tempo e oggi, anche grazie ai Mediterranean Film Studios di Fort Rinella (chiusi al pubblico), si può parlare della presenza una vera e grande industria cinematografica. Ma gli eventi che si susseguono sull’isola sono tanti e variegati. Mentre si aspettano i festeggiamenti per il Valletta City Gate firmato da Renzo Piano, è molto atteso anche il Valletta International Baroque Festival che si terrà a gennaio.

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Pubblicato da nel 3 novembre 2013 alle ore: 18:32. Archiviato sotto Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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