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Affondamento Novorossiysk, già dal 1949 il governo italiano sapeva tutto

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Il 26 gennaio 1949, il Ministero dell’Interno dirama un telegramma (Fig. 1 fonte Archivio Centrale dello Stato) indirizzato a tutti i prefetti italiani e al Questore di Roma, accompagnato da un “appunto” della Questura di Roma (Fig. 2a e Fig. 2b fonte Archivio Centrale dello Stato). Nel telegramma si riporta la confidenza di una “fonte attendibile” che segnala la pianificazione di un attentato alle navi da consegnare alla Russia. L’attentato sarebbe posto in atto da elementi quasi tutti appartenenti ad “elementi subacquei della Xa MAS”. Ma la notizia più clamorosa riguarda quanto è scritto nell'”appunto” che accompagna il telegramma. In queste due pagine, si ha la prova che il Ministero dell’Interno era perfettamente informato sia dell’esistenza di una “organizzazione” preposta all'affondamento delle navi italiane in partenza per la Russia, sia del fatto che tale organizzazione aveva a disposizione mezzi e uomini in grado di condurre una vera e propria azione di guerra, sia di uomini della Marina Militare (Ministero della Marina), dunque delle istituzioni italiane, che avrebbero offerto appoggio logistico per l’operazione di sabotaggio. Dopo alcuni mesi dal primo servizio sull'inchiesta dell’affondamento della corazzata Novorossiysk, ecco emergere dall’Archivio Centrale di Stato, un documento clamoroso che conferma quanto rivelato da Ugo d’Esposito, rafforza la nostra ipotesi sulla vicenda e stringe ancora di più il cerchio sulla vera causa dell’affondamento dell’ex Giulio Cesare/Novorossiysk. Lo Stato italiano sapeva, sospettava e aveva valide ragioni per temere che gli ex incursori della Xa MAS – ben lontani dall'essere sciolti o smilitarizzati come alcuni studiosi russi hanno fatto credere fino ad ora – stessero tramando e organizzando l’affondamento del Giulio Cesare/Novorossiysk. Da queste tre pagine scovate tra migliaia di documenti presenti nell’Archivio Centrale di Stato, emerge dunque una verità sconcertante. Ma il redattore dell’”appunto” della Questura di Roma, va oltre: “il recente episodio (gennaio 1949 – ndr) dei giovani che avevano tentato di sabotare la Colombo (C.Colombo, veliero nave scuola – ndr)”, non è inquadrato nell'attività dell'organizzazione che è invece rivolta all'affondamento della Giulio Cesare (Novorossiysk)”. La nota prosegue asserendo che “l’organizzazione sarebbe in possesso di mezzi idonei a perpetrare una vera e propria azione di guerra”. Naturalmente “essi (gli esponenti dell'organizzazione - ndr) a mezzo di elementi fiduciari del Ministero della Marina (Marina Militare Italiana – ndr), conoscerebbero le presumibili rotte delle navi”. L’organizzazione di cui si parla nel documento senza mai essere nominata è senza ombra di dubbio la disciolta Xa MAS che, come noi abbiamo ampiamente dimostrato, era in quegli anni ancora perfettamente efficiente. Il quadro è completo e inquietante e conferma e rafforza quanto abbiamo ipotizzato nella nostra inchiesta. Il Governo italiano, il Ministero dell’Interno, il Questore di Roma, i Prefetti di tutta Italia, il Ministero della Marina (Marina Militare Italiana), erano informati perché i neofascisti del Movimento Sociale Italiano avevano parlato. Nel Movimento Sociale Italiano c’erano moltissimi uomini della Xa MAS e tra questi c’era anche Junio Valerio Borghese. Nel 1949 non solo lo Stato italiano sapeva, ma la Xa MAS aveva mezzi, uomini ed “elementi fiduciari” al Ministero della Marina pronti a collaborare e in grado di attuare una “vera e propria azione di guerra”.

Affondamento della Novorossiysk, le domande che cercano una risposta

Perché lo Stato italiano ha arrestato dieci studenti universitari accusati di tentato sabotaggio al veliero Cristoforo Colombo e non ha arginato la vera attività della “organizzazione” dove probabilmente si nascondevano gli incursori professionisti che affondarono la Novorossiysk? Perché dopo il 1949 non è proseguito in modo sistematico il controllo degli ex incursori della Xa MAS? Perché gli investigatori non hanno indagato a fondo sulla natura paramilitare della ”organizzazione” di cui si parla nell’appunto della Questura di Roma? Perché negli anni successivi non si è controllata l’attività delle aziende che producevano i mezzi per la Xa MAS, come la Cosmos di Livorno e la Cabi Cattaneo di Milano? Perché non è stata svolta un’indagine seria sui residuati bellici in possesso degli ex incursori della Xa MAS? Perché nel 1951 e nel 1953 la CIA si interessa al programma di ricostruzione della Xa MAS che stava attuando Junio Valerio Borghese in quegli anni? Perché in una nota riservata del Ministero dell’Interno si rileva con soddisfazione che negli anni ’50 Borghese stava riorganizzando con successo la Xa MAS con finalità eversive e di contrasto al comunismo? Cosa fanno il Ministero dell’Interno e il Dipartimento di Pubblica Sicurezza (Polizia di Stato) per fermare Borghese e la sua Xa MAS? Da che parte stanno lo Stato italiano e il Ministero dell’Interno, con i neofascisti di Junio Valerio Borghese o con la nascente democrazia? Tante volte lo abbiamo scritto, capire come effettivamente si svolse l’operazione Novorossiysk è, a distanza di quasi 60 anni, impresa quasi impossibile. Ma queste tre pagine trovate dopo una lunga ricerca, sono la firma posta in calce alla tragedia dell’affondamento della Novorossiysk. Tale firma porta il nome della Xa MAS e dello Stato italiano. Uno Stato italiano che sapeva molto, ma non fece quello che avrebbe dovuto fare: evitare che la Novorossiysk venisse affondata.

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Pubblicato da nel 8 dicembre 2013 alle ore: 18:37. Archiviato sotto Inchieste. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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