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Contra Mattarellum

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Contra Mattarellum

Contra Mattarellum

Civati e Renzi erano troppo giovani, ma quando fu approvata la legge di riforma elettorale riguardante la Camera dei Deputati alcuni giornalisti la chiamarono “Mattarellum”, ironizzando sul nome del primo firmatario on. Mattarella, per intendere che la legge era un “bastone” (il mattarello in fondo è un bastone) in mano alle segreterie di partito per coartare la volontà degli elettori. Grazie al “Mattarellum” si permetteva la permanenza dei simboli dei partiti minori nella parte proporzionale, si inventavano, sempre per la parte proporzionale, le antidemocratiche “liste bloccate”, e per la parte uninominale si permettevano le liste “civetta”, rappresentanti non partiti, ma alleanze di più partiti. Ora se il candidato di un collegio uninominale rappresenta un partito, egli sarà espressione del territorio e verrà scelto dal comitato locale del partito, se è espressione di più partiti, egli verrà “paracadutato” nel collegio dalle segreterie nazionali dei partiti e partitini della coalizione. Ricorderò che nel collegio ove votavo nel “96 venne candidato per l’Ulivo un avvocato ricchissimo, che nessuno conosceva e che, anche dopo l’elezione, mai si fece vedere, mai tenne un comizio. Il “paracadutato” ben sapeva di dovere tutto ai “padroni” delle segreterie e nulla alla “plebaglia” degli elettori, tanto più che era invalso l’uso di spostare, di elezione in elezione, i candidati da un collegio all’altro.

E’ al Mattarellum che vogliamo ritornare? Gli elettori meriterebbero qualcosa di più, soprattutto maggior rispetto.

1) se le liste bloccate sono incostituzionali, lo sono anche su una quota limitata di seggi;

2) solo candidati espressione di partiti possono essere rappresentativi del territorio, perché scelti da comitati locali (come per altro avviene ovunque si voti con collegi uninominali);

3) il Mattarellum non garantisce né la governabilità, né il bipolarismo;

4) comunque va detto che la governabilità può essere favorita da una “buona” legge elettorale, ma non la si può “imporre”: la democrazia, quando il popolo è disorientato, comporta il rischio ingovernabilità, per evitarlo dovremmo abrogare la democrazia.

 Per evitare di ricalcare le storture del Mattarellum occorre evitare le liste bloccate, i simboli (fasulli) di coalizione, ed introdurre un premio di maggioranza, che comunque non superi il 15% dei seggi a disposizione: il Parlamento deve essere rappresentativo della volontà degli elettori, cosa che certamente verrebbe meno se un partito o una coalizione che avesse ottenuto il 30% dei consensi pretendesse il 55% degli eletti. Proponiamo, a mo’d’esempio, una possibile legge che restituisca sovranità al popolo: voto a doppio turno con due liste, una per l’elezione del candidato di collegio, l’altra per la scelta del Primo Ministro e l’attribuzione del premio di maggioranza (15%). Per un Parlamento di 500 membri si voti in 425 collegi. Nella prima lista i vari rappresentanti di partito, nella seconda i candidati alla carica di Primo Ministro, espressioni di un partito o di una coalizione, i partiti alleati potrebbero fare desistenza, ma niente “simboli fasulli”. Al primo turno è eletto il candidato di collegio che abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti espressi o sia risultato primo con un consenso superiore al 41%, altrimenti andranno a ballottaggio i due candidati che abbiano ottenuto maggiori consensi. Per la lista riguardante il premio di maggioranza al primo turno passi chi consegua la maggioranza assoluta o vadano al ballottaggio i due più votati. Il 75 eletti del premio sarebbe meglio che non fossero i “cocchi” delle segreterie di partito, piuttosto i non eletti del partito o dei partiti a sostegno del Primo Ministro vincente, che abbiano ottenuto più voti, nei loro collegi.

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Pubblicato da nel 11 dicembre 2013 alle ore: 9:57. Archiviato sotto Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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