Socialize

Patrizio Cigliano racconta il suo teatro ‘spudorato’

Print Friendly, PDF & Email
Patrizio Cigliano - A cuore aperto

Patrizio Cigliano - A cuore aperto

Patrizio Cigliano torna dopo tre anni in teatro con il suo "A cuore aperto", uno spettacolo da lui scritto e diretto che ha raccolto costanti consensi sia da parte di critica e pubblico attraverso la storia di due ottantenni, il loro profondo amore, la loro vita, le traversie della Guerra e del campo di concentramento, ricordati passo passo in attesa della naturale morte di lei. "A  cuore aperto" sarà in scena dal 4 febbraio al 2 marzo al Teatro dell'Orologio di Roma interpretato da Perla Liberatori, Alessandro Parise, Giorgia Palmucci e Martina Massa, e naturalmente Patrizio Cigliano. Inoltre a impreziosire lo spettacolo anche il cameo “in voce” di Arnoldo Foà e Maria Rosaria Omaggio.
Noi abbiamo incontrato l'autore che ci ha raccontato tutti i segreti di questo lavoro di successo.

Cigliano, ci racconta l’idea di questo spettacolo?
"A Cuore Aperto" è uno spettacolo "spudorato". Vuole raccontare un amore assoluto, puro, che non è invecchiato con l'età dei personaggi (2 ottantenni, simbolicamente recitati da "giovani" proprio per raccontare un sentimento senza tempo, sano, in forza, vigoroso). Vuole credere e far credere che un amore del genere sia possibile e auspicabile, perchè sarebbe - come nel testo - foriero di gioia, felicità, sincerità, rispetto e condivisione. E' un testo, e una regia, altamente simbolica, evocativa e "lirica". Usa un linguaggio ricercato ma verissimo che cerca di dare allo spettacolo una valenza "eterna" della materia. L'Amore. E l'Amore che racconta è assoluto e positivo, e anche se il pretesto per far scoccare nei due    protagonisti il fiume di ricordi che raccontano "a cuore aperto" è triste (Maria sta morendo di vecchiaia), è uno spettacolo che lascia un sapore dolce in bocca e nel cuore, perchè questa coppia è stata davvero felice.

Perché ha pensato a una doppia versione?
La doppia versione è un vezzo, un esercizio di stile molto ben riuscito. Raccontare una storia, drammaturgicamente, è sempre ua scelta di campo che si impone un autore. Come raccontarla può cambiarne drasticamente il risultato. In questo fortunato esperimento, il doppio registro (monologo e dialogo a giorni alterni) ha la forza di suscitare una grande curiosità, nel pubblico. Istintivamente (e vale un po' per tutti noi), quando qualcosa ci piace, la condividiamo, non crediamo che ci potrebbe piacere se non fosse esattamente come "ci è piaciuta". E invece il pubblico è divertito e sorpreso, perchè i due spettacoli, pur taccontando la stessa identica vicenda, sono davvero due cose diversissime. Cambia il cast, l'impostazione registica, l'impatto musicale, e la recitazione. Il monologo è più riflessivo, il dialogho (ovviamente) più dinamico. E anche se la storia è effettivamente la stessa, si ha la percezione che così non sia, perchè il genere teatrale sposta clamorosamente il livello di fruizione. E sorprendentemente, anche se già si sa tutto perchè si è già vista una versione, ci si emoziona come se non si sapesse niente. Sì, un esercizio di stile che per fortuna, non delude chi se ne lascia incuriosire.

Qual è il segreto del successo di questo lavoro?
10 anni di presenza su Roma, e 12 edizioni, hanno dimostrato che c'è voglia di sentimenti, emozioni, positività. In questa vecchia coppia brontolona, appassionata e simpaticissima ci si ritrovano tutti. Perchè c'è chi ha avuto la fortuna di vivere una storia così bella, chi la vive ancora e chi la vorrebbe vivere. Anche perchè con la confusione affettiva di oggi, il crollo della famiglia, le distrazioni più o meno edificanti che insidiano le coppie, assistere al triste ma felicissimo epilogo di un coppia che è riuscita ad amarsi per 70 anni, dalla scuola alla morte, è un bel pensiero.

Ci dà un ricordo di Arnoldo Foà, presente con un cameo nel suo spettacolo?
Io e Arnoldo ci siamo conosciuti in scena: io ho recitato il protagonista di un "Diana e la Tuda" di Pirandello diretto da lui nel 2000. Da allora, anche se ci si è visti sempre meno per le reciproche attività, è rimasto un affetto sincero e profondo. La sua incisione risale al 2004, ma è talmente perfetta e intensa, che è stato sempre, per tutti questi anni, un grande onore poterla avere nello spettacolo. Ha in mano il finale dello spettacolo e lo chiude aggiungendo emozione al racconto, riportando la storia al realismo delle età dei personaggi, così come fa il Cameo di un'altra grande attrice del nostro teatro: Maria Rosaria Omaggio. E quando Arnoldo venne, nelle diverse edizioni, a vedere lo spettacolo, vederlo commuiversi per lo spettacolo è stato e resterà un ricordo indelebile e prezioso di un grande amico e Maestro. Arnoldo era una persona straordinaria, pieno di ironia ma di quel rigore teatrale ed artistico (ed umano) che solo i grandi Maestri del passato possono testimoniare, ricordandoci la serietà e la passione di un mestiere che sempre più sta perdendo valore. Il teatro è una cosa serissima, e le nuove generazioni, prive di veri maestri, stantano a capirlo, pensando solo al narcisismo dello stare in scena e ad un modo sempre più "casuale" della loro/nostra imprescindibile missione culturale. E infatti il teatro italiano (e la cultura in generale) non sono mai stati ai livelli così bassi e problematici fin dal dopoguerra. E' un serio problema su cui bisognerebbe tutti, dai direttori degli stabili, ai registi, ai produttori e ai teatranti, pensare con molta attenzione.

Questo testo viene presentato da oltre 10 anni ed è autoprodotto. Come ha fatto a ‘resistere’ in un settore come quello teatrale in crisi e ‘fuori mercato’?
Purtroppo lo spettacolo (come tutto il teatro Off italiano) è, fuori mercato. In un altro Paese del mondo, in cui la cultura teatrale ha la sua giusta rilevanza, un tale e consolidato successo avrebbe ottenuto ben altra visibilità. Fare teatro Off, non è una scelta, e chi sostiene che lo sia (arrancando principi di libertà creativa) mente sapendo di mentire. Il teatro (quando è onesto e ben fatto) dovrebbe far crescere i suoi protagonisti e portarli, piano piano, alla ribalta dei circuiti ufficiali, dove avrebbe la giusta visibilità, un confronto con un pubblico "vero" da cui dovrebbero scaturire le immancabili correzioni di tiro, di poetica, di professionalità. Ma in Italia il teatro è bloccato da circa 30 anni. Sono troppo poche (e a volte discutibili) le personalità che, partendo dall'off, sono riuscite ad approdare al teatro ufficiale. E il teatro ufficiale non ha nessuna curiosità di allargare le sue vedute. Si procede per mode, spesso sostenute da qualche illustre critico, che risultano essere, mendacemente, le uniche "valide novità". La drammaturgia contemporanea in Italia NON interessa a chi gestisce il teatro ufficiale. Anche perchè troppo spesso, aprire alle novità, comporterebbe quell'inevitabile e sano riciclo artistico da cui uscirebbero nuovi direttori di teatri e di circuiti, che contribuirebbero alla formazione del nuovo pubblico (quello dei giovani, ad esempio) imponendo uno svecchiamento del sistema e din chi ne fa parte. E questo, ovviamente, a chi occupa le poltrone da 30 anni, non va. Dovrebbero farsi da parte. In Europa, i direttori degli stabili sono tutti giovani. A 30 anni già hanno raggiunto ruoli importanri. Da noi, se non hai 70 anni, nessuno ti affiderebbe mai un teatro. Ed ecco che, guerrieri e appassionati come me, rischiano in prima linea attraverso autoproduzioni e cercano il lorom spazio per esprimersi. E quando il talento, il rigore e l'onestà intellettuale c'è, dovrebbe essere automatico. Ma in Italia non è così.

E’ possibile ancora in Italia fare teatro fuori dai grandi circuiti?
Assolutamente no. I circuiti sono blindati. Far circuitare uno spettacolo solo perchè è bello, non è certo attitudine italiana. Vanno in giro solo compagnie appoggiate ai nomi, forti di un effettivo richiamo dato dalla locandina. Se poi lo spettacolo è brutto, pazienza. Il teatro sta vivendo una tale crisi di risorse (e idee) che fingere di "farlo" con questi trucchetti, sembra essere l'unica strada percorribile. E purtroppo si sta disabituando il pubblico (quello dei giovani ormai è proprio perso!) a saper distinguere il bello dal brutto. Perchè si è confuso il teatro con l'intrattenimento, ma ovviamente non c'è solo quello. Il Teatro è stato il primo vero Mass Media dell'umanità, ma oggi sembra ridotto solo a far passare un paio di ore apparentemente "culturali". Peccato, perchè invece il teatro potrebbe ancora raccontare il nostro tempo come sessun film saprebbe fare. Ma evidentemente anche questo, "non s'ha da fare".

Articoli che potrebbero interessarti

  • 74
    Il silenzio della campagna ci ha cullate in un sonno durato più di dieci ore. Mai successo. Mettiamo a bollire il latte stiracchiandoci e sbadigliando come fanno vedere in tv nelle pubblicità dei biscotti, e spalanco tutte le finestre perché mentre mangio pane, burro e marmellata fatta con le susine…
    Tags: in, si, ci, come, per, è, non
  • 73
    Occhi generosi, sorriso aperto, voce avvolgente e un'umiltà da vero artista: il grande attore Glauco Mauri ci accoglie nel suo studio con disponibilità e cortesia alla vigilia di una data importante, quella del suo ottantesimo compleanno, narrando, proprio come fossero una favola, emozioni e ricordi di una vita interamente spesa…
    Tags: per, è, in, non, teatro, spettacolo, ci
  • 71
    CAP. XV  I funerali “ Lei capita a proposito signora Anna, venga pure dentro “ “ Mi dica tutto ispettore, cosa c’è di nuovo ? “ “ C’è l’esito dell’autopsia, legga pure “ e mi porge il verbale del patologo, breve e conciso. “ Beh niente di nuovo, la morte…
    Tags: si, è, non, per, in, come, ci
Pubblicato da nel 3 febbraio 2014 alle ore: 0:50. Archiviato sotto Interviste,Teatro. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>