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Matteo Renzi, la fiducia e quello che non ha detto

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Matteo Renzi, la fiducia e quello che non ha detto

Matteo Renzi, la fiducia e quello che non ha detto

Ieri Renzi ha finalmente esplicitato alcune idee di programma nel discorso tenuto in occasione della richiesta di fiducia al suo nuovo esecutivo. Un discorso articolato che ha toccato tutti i punti essenziali per un "buon governo" ma che, purtroppo, non solo abbiamo già sentito  centinaia di volte, ma che poteva dire chiunque al suo posto. Una sfilza di ovvietà - che attendono la prova durissima dei fatti - insieme ad una eccessiva vaghezza nei contenuti. "L'Italia è un paese arruginito, incatenato dalla burocrazia" sostiene il premier. L'Italia, caro Renzi, ha vissuto di burocrazia e ne ha ricavato benefici. La burocrazia non è solo le lungaggini delle pratiche per ottenere diritti e servizi, la burocrazia è potere. Il potere del silenzio dello Stato, il potere della scaltra confusione, del rimandare da un'istituzione all'altra il cittadino privandolo dei diritti più elementari. Con l'apparato burocratico lo Stato ha esercitato il suo potere nei confronti dei cittadini piegandoli a logiche ricattatorie e corruttive. Naturalmente il cittadino si è adeguato, ha capito e si è regolato di conseguenza aprendo il portafoglio o garantendo voti. Ancora oggi, nonostante le innumerevoli dichiarazioni di buoni propositi, accade che ci si trovi costretti ad accettare scorciatoie dopo estenuanti attese e incomprensibili trafile. Nessun governo è mai riuscito ad estirpare la burocrazia perchè è insita nel sistema italico. Semplificare le procedure può essere un primo passo, avere esatta consapevolezza che il potere vero si annida nella burocrazia è un'altra storia caro Renzi e ciò aprirebbe scenari inediti e di contrasto strutturale; rompere la connivenza tra potere politico e apparato burocratico sarebbe una rivoluzione. Vale ancora la domanda: in un piccolo comune conta di più il sindaco o il segretario generale? Ha più potere un ministro o un alto dirigente dell'apparato statale? La risposta è sempre la stessa: i ministri e i sindaci passano, i funzionari restano. Sono loro il vero governo del paese. Vorrei sbagliarmi, ma ho il dubbio che Renzi non abbia compreso. Lo Stato non è una piccola città, Firenze non è l'Italia, lo Stato è un'altra storia. "Una politica forte non ha paura di rimuovere i dirigenti inefficaci", bene anche se lo abbiamo sentito molte volte. E molte volte è accaduto che si sia trattato solo di "spostamenti", da una poltrona all'altra. Salvo poi scoprire che alcuni direttori generali, di poltrone ne avevano troppe. Un politico scaltro e navigato sa che quello è il vero potere sul quale contare e con il quale stipulare un patto, rompere questo sodalizio perverso sarebbe un segnale nuovo e coraggioso. E' il caso di Renzi? Staremo a vedere, ma i dubbi sono molti. Sul tema dell'integrazione Renzi sostiene che "il nuovo metodo è quello del confronto per arrivare anche in questo campo ad un compromesso efficace". Il nuovo metodo è quello del confronto? Ma stiamo scherzando? Il confronto non è affatto "un nuovo metodo", tantomeno è un metodo. Il confronto è una premessa senza la quale non ci si siede nemmeno ad un tavolo. La sfida vera, ben lungi dall'essere stata dichiarata, è come attuare questo confronto e cosa si è disposti a mettere in gioco in nome di una contaminazione sostenibile e accettabile. La rivoluzione caro Renzi non è confrontarsi, ma come farlo. Per questo avremmo gradito un ministro ad Hoc - non ci importa il colore della pelle - che invece il suo governo ha fatto fuori. Di cosa stiamo parlando? I dubbi sulle buone intenzioni di Renzi, e sulle sue effettive capacità, si ingigantiscono quando al dicastero della Cultura e a quello dell'Istruzione sono stati scelti rispettivamente Dario Franceschini e Stefania Giannini. Una mera assegnazione di ministeri ai fini del rafforzamento del proprio potere, degna dei migliori, o peggiori, governi del Bel Paese. Nulla di nuovo anzi, se fossi un professore, sarei parecchio preoccupato. Quanto al contributo che può dare alla cultura l'ex democristiano Franceschini non mi viene in mente proprio nulla. E' forse un filosofo? Un pensatore? Un artista? Uno scrittore? Un esteta o un critico d'arte? Se Franceschini abbia condotto fino ad ora un doppia vita non è dato saperlo. Ma sono pronto a lasciarmi travolgere dal "pasionario" Dario e dalle sue proposte strategiche che possano rimettere al primo posto il patrimonio culturale e umanistico del nostro paese trasformandolo in risorsa economica e in benessere collettivo. "Dobbiamo essere concretamente operativi, perché la volarizzazione del patrimonio culturale è un efficace risposta alla crisi" sostiene Renzi. Ma chi non lo ha detto? Quale premier o ministro del MIBAC non ha sostenuto che il patrimonio culturale italiano debba essere valorizzato e possa costituire ricchezza e risposta alla crisi? Bene, anche Renzi si allinea con le buone intenzioni ma con Franceschini a capo del MIBAC la vedo durissima. Nota a margine. Come si conviene ad un capo di governo, tra i primi passi è auspicabile un incontro di stampo internazionale. Così fece Letta, così altri prima di lui. Renzi andrà in visita ad una scuola elementare, così come fa un buon sindaco.  Chissà, forse le agenzie di rating e gli squali della finanza, ridacchiando un po', ci stanno apparecchiando i prossimi dieci anni.

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Pubblicato da nel 24 febbraio 2014 alle ore: 21:44. Archiviato sotto Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

4 Risposte a Matteo Renzi, la fiducia e quello che non ha detto

  1. anna Rispondi

    24 febbraio 2014 a 10:24 pm

    Renzi seduce. Tirerà a campare fin che può e poi cercherà di cadere da martire passando all’incasso. Io non li voto più. Articolo da condividere

  2. Antonio Rispondi

    25 febbraio 2014 a 12:17 pm

    Condivido molti dei dubbi. Tuttavia è improbabile che in un discorso di presentazione dell’esecutivo ci si possa addentrare più di tanto nel cuore di ogni singolo tema. Bisognerà aspettare i fatti e poi valutare. Franceschini ha pubblicato narrativa con Bonpiani: non ho elementi per valutarne il reale valore artistico, ma al di là di questo mi sembra già un passo avanti rispetto al “poeta” Bondi.

  3. Luisa Rispondi

    25 febbraio 2014 a 5:26 pm

    è un fatto che sia l’istruzione che la cultura (intendo la programmazione politica) sono SEMPRE all’ultima riga degli impegni governativi. Come mai? Perchè se si ritiene che la cultura è pane e sviluppo non si allinea con le priorità del ministero del lavoro o dell’economia? Perchè nessuno ci crede

  4. aldo Rispondi

    25 febbraio 2014 a 6:29 pm

    Renzi è la risposta ad una classe dirigente che ha esaurito la propria credibilità. Farà molto più di quello che si immagina. Il suo linguaggio è semplice diretto ed efficace

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