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Roberto Bonati e Diana Torto: tra Rimbaud e la musica

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Roberto Bonati Diana Torto

Roberto Bonati Diana Torto

Il titolo dell’album, cominciamo col dire, è tratto dall’ultimo verso di “Sensation” di Arthur Rimbaud: due quartine sul viaggio bohèmien che avrebbe finalmente compiuto anni dopo in Africa, divenendo mercante di schiavi e agente del governo francese per caffè e avorio, lasciando tutti noi che ne leggiamo le poesie con stupore e ammirazione in verità attoniti sull’essenza morale dell’Enfant Prodige (scrisse tutto quel che aveva da dire entro i vent’anni) che in pochi lustri aveva trasformato d’Illuminazioni e di quotidiano Inferno la letteratura di fine 800.
“Felice come con una donna”, come felice non sarebbe stato mai, cercando il senso della propria esistenza in avventure per intuibile schizofrenia individuate in episodi tanto bassi. Tant’è. Non sempre le bellezze della Poesia coincidono con quelle delle scelte di Vita e, come in questo caso, dell’Etica, come indicano del resto le biografie di D’Annunzio,  Pascoli e Picasso, così come quelle di Charles Mingus e Thelonious Monk .
Dello scrittore francese restano, nell’album, l’istinto visionario e le Chimere per un’Arte non Usuale: un silenzio complesso da Veggente, del quale si ha sensazione per lo stilismo postclassico e free di brani dalle improvvisazioni dilatate, dalle cupe atmosfere digressive espanse in giri armonici abili e intuitivi, idealmente vicini al “Birth and Rebirth” di Max Roach ed ai significati distruttivi di Anthony Braxton, ma non alle selvagge pianificazioni iconoclaste delle movenze jazzistiche che resero celebri (anche troppo) le discutibili peripezie discografiche dei due.
In questa linea d’Ombra moderna (anzi postmoderna) appare consapevole la meditazione su un Medioevo innovativo e tanto meno immaginario, già finemente inteso da Michail Bachtin ne “L’opera di Rabelais e la cultura popolare” (Einaudi 1979), teorico del monologo come caleidoscopio espressivo polifonico. E non lo citiamo a caso, poiché dietro questo “Acting Out” esiste l’interazione analitica e dinamica del dualismo meno inconciliabile che la musica contemporanea abbia mai conosciuto: la voce femminile, cifra dell’anima e del Non Metodo , ed il “corpo” maschile, algebra della chimica razionale e di un Ordine vanamente inseguito. Una scelta consapevole? Non sappiamo né forse potremmo mai sapere. Anche perché, oltre tutto, c’è l’Esprit de Finesse, per dirla con Blaise Pascal, una sottigliezza d’ingegno prevalente sul freddo Intelletto, la consapevolezza di voler creare un Suono piacevole e denso d’Affettività, ciò che nella Musica più cerchiamo e che, in definitiva, più importa.
Si diceva del Medioevo: “Can vei la lauzeta mover” è la “Cansò” più nota del trovatore occitanico Bernart de Ventadorn, del quale restano ben 18 composizioni comprensive di notazione musicale, fatto insolito per un provenzale probabilmente attivo fra il 1147 ed 1180. Oggi è forse curioso ascoltare un testo così primaverile e gioioso declinato in movenze armoniche tanto vicine alla maestosa pensosità del Canto Gregoriano. Ma così era a quel tempo, e il Duo Bonati/Torto restituisce quella corretta lettura filologica che suggerisce il Mistero degli “Anni bui” in una forma alata ed allo stesso tempo sensoriale, al di là della più retriva mentalità romantica che ne ha spesso descritto solo gli aspetti più esteriori e pseudometafisici.
Il rimando a quel mondo di trecento anni a cavallo del Mille non è casuale: la riflessione che prende forma nelle manipolazioni timbriche dei frammenti lirici che compongono l’album è al di fuori di ogni ortodossia, attenta alle sonorità come forza espressiva, emotivamente sondata nell’esperimento di risonanze attigue fra il ligneo bruno brillante dell’acoustic bass , portato alla visone bachiana del Basso Continuo e alle flessioni emotive di Marin Marais, e la voce onirica d’un fremente tepore sopranile, sacrale e virginale, patetica nel Tragico di “Incanto”e di “Misteri”, drammatica e suadente in “Ark”, nella tenue intensità impressionistica della Title Track, nel minimalismo mitteleuropeo di “Cinque petali di una primavera” e nel turgore ispanico e Blue di “Sospeso come un falco incerto”.
Decisamente sorprendente è come questo equilibrio tonale venga esteso alla briosa leggerezza di coloriture maliziose e nel sentimentalismo di andamenti più jazzistici e popolari, come in“Girotondo”, in “Woman of the Woodlands” e nella seconda  passionale lettura dei versi di Bernart de Ventadorn, “African Lauzeta” , un idillio quasi mistico nella percussività delle corde il cui effetto armonico fluisce nel toccante brunore di una voce flessibile e sognante, come in un antico blues rurale più che nella frigida eleganza di in un mottetto rinascimentale, come forse la Filologia avrebbe preteso. Ma questo probabilmente è il senso della ricerca di chi intende dispensare invenzioni più che lezioni di Storia dell’Estetica, distorsioni di modelli remoti ascesi ad un contesto del tutto odierno, brevilineo e lanciato all’Avventura. Questo sì che Rimbaud l’avrebbe inteso come Excursus individuale individuabile in un Segno astratto e, posto ne fosse stato consapevole, in un’interpretazione soggettiva e volutamente oscura ai Tempi a lui intorno.
In definitiva, pensiamo di non sbagliare se in questo versatile confine crediamo di osservare linee emotive di un’irrequieta analisi dell’animo umano, quel tridimensionale uso della luce che vogliamo accostare, per iperbole, alle suggestioni anticonvenzionali del realismo drammatico di Caravaggio  ed al suo “buio della scena”, il cui volume dei corpi rivive nella Front Cover, nel “raggio radente” di ritratti musicali idilliaci e allo stesso tempo notturni, arcaici, simbolici e catartici.

Sensation
Par les soirs bleus d’été, j’irai dans les sentiers,
Picoté par les blés, fouler l’herbe menue :
Rêveur, j’en sentirai la fraîcheur à mes pieds.
Je laisserai le vent baigner ma tête nue.

Je ne parlerai pas, je ne penserai rien :
Mais l’amour infini me montera dans l’âme,
Et j’irai loin, bien loin, comme un bohémien,
Par la Nature, — heureux comme avec une femme.

(Arthur Rimbaud - Poésies)

Nelle azzurre sere d'estate, me ne andrò per i sentieri,
punto dalle spighe, a calpestare l'erba tenera:
trasognato, ne sentirò il fresco ai piedi.
Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.

Non parlerò, non penserò a nulla:
ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
e andrò lontano, molto lontano, come un gitano
attraverso la Natura, − felice come con una donna.
(Traduzione Ego)

Roberto Bonati/Diana Torto
HEUREUX comme avec une femme
ParmaFrontiere 2013, distr. Ird
Roberto Bonati: contrabbasso, percussioni
Diana Torto: voce, campane tubolari, percussioni

Ark
Girotondo
Can vei la lauzeta - The Song (Testo di Bernart de Ventadorn)
Incanto
Woman of the Woodlands  (Testo di Roberto Bonati)
Rouge
Cinque petali di una primavera
Heureux comme avec une femme (Testo di Jean Nicolas Arthur Rimbaud)
Une confiance de Lascaux
Sospeso come falco incerto
Malvarosa
Misteri
African lauzeta (Testo di Bernart de Ventadorn)

Tutti i brani sono di Roberto Bonati ad eccezione di “Can vei la lauzeta - The Song” e “African lauzeta” di Bernart de Ventadorn/Roberto Bonati.

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Pubblicato da nel 15 marzo 2014 alle ore: 0:29. Archiviato sotto Musica. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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