Socialize

Quando il Prof. Valletta voleva fabbricare i mitra con la FIAT

Print Friendly, PDF & Email
Quando il Prof. Valletta voleva fabbricare i mitra con la FIAT

Quando il Prof. Valletta voleva fabbricare i mitra con la FIAT

Le relazioni tra grande industria e fabbricazione di armi non sono certo una novità. Un business fatto con discrezione e sostenuto con riservatezza dai governi in carica. Già dagli anni ’50 vi sono i primi segnali di ripresa della produzione bellica e numerose sono le proposte di armamenti che aziende nazionali ma anche internazionali inviavano ai nostri capi di Stato Maggiore. Non mancavano naturalmente le “svendite” di enormi partite di munizioni di piccolo e grande calibro, rimaste inutilizzate dopo la fine del conflitto. Un settore produttivo che non solo è sempre stato in espansione ma che, volente o nolente, ha garantito come pochi altri commesse sicure e occupazione. Anche la FIAT, come altre aziende, tra il 1952 e il 1954 si interessò alla produzione di armi e nello specifico, fu proprio il prof. Vittorio Valletta, presidente dell’azienda torinese, ad entusiasmarsi per un prototipo di pistola automatica molto potente costruita dal geniale armaiolo bolognese Cesare Lercker. Il mitra, nella doppia versione calibro 6.35 e calibro 9 corto che fu chiamato Lercker come il suo progettista, aveva un volume di fuoco di mille colpi al minuto, 24 al secondo, e un sistema ingegnoso che ne impediva l’inceppamento. Compatta, soli 380 mm di lunghezza, leggera, dotata di caricatori da 24 o 30 colpi costituiva una vera novità nel mercato europeo delle armi leggere da guerra. Cesare Lercker, ex fascista e squadrista, costituì la società a r.l. F.D.A. per garantirsi la copertura societaria nella prospettiva di una eventuale produzione dell’arma. Lercker presenta il suo prototipo con dovizia di particolari suggerendone la dotazione non solo ai reparti delle forze armate, ma anche a “guerriglieri” che “in caso di conflitto” avrebbero potuto usarla per “azioni di sabotaggio, rivolte locali ecc.”.  Nel luglio del 1952 una nota dei servizi informa che il Prof. Valletta ha giàsubodorato la bontà dell’affare e circa due settimane addietro ha perfezionato delle trattative con le quali la società ( la F.D.A. del Lercker – ndr) verrà trasformata in anonima col capitale di lire 10 milioni ed il 55% delle azioni apparterranno alla FIAT. Amministratore delegato della nuova società sarà il genero del Prof. Valletta, dr. Focardi Mario (già console onorario del Perù – ndr). La nuova società si propone di vendere all’estero il brevetto della nuova arma e vuolsi che il Prof. Valletta abbia all’uopo in corso già delle trattative con l’USA. Il P.C.I. emiliano tramite un avvocato comunista è al corrente della nuova arma”. L’avvocato comunista di cui si parla nel documento è il dr. Foresti che era stato in un primo tempo incaricato da Lercker per il disbrigo di tutte le pratiche burocratiche. Quando l’avvocato seppe che nell’affare sarebbero entrati la FIAT, il prof. Valletta e suo genero, pensò bene di togliere il disturbo. Nel mese di giugno del 1953, un appunto del SIFAR informa che la versione del mitra Lercker cal. 9 cortooltre ad andare molto bene, sta riscuotendo il plauso e l’entusiasmo dei tecnici militari addetti”. “La costruzione dei modelli è stata regolarmente autorizzata dal Ministero dell’Interno a mezzo delle Questure di Bologna e Torino”. Tutto procede a gonfie vele e il 9 luglio 1954, un appunto riservato della Questura di Milano, informa la Divisione Affari Riservati del Ministero dell’Interno che, a seguito di indagini svolte dalla stessa Questura, “le trattative per la vendita del brevetto sono state condotte da un amico (di Cesare Lercker – ndr) tale dr. Francesco Grossi ex deputato fascista, il quale, con la mediazione di certo Max Mugnani, pervenne al Focardi genero del noto ing. Valletta della “FIAT” di Torino”. “A seguito dei contatti tra il Focardi, Il Grossi e il Mugnani, il complesso industriale torinese pagò 33 milioni, dei 100 richiesti dal Lercker”. La FIAT dunque, per volere del proprio presidente il Prof. Valletta e secondo quanto segnalato in questi documenti, entrò con denari ingenti in questa società anonima per la produzione e la vendita del mitra Lercker. Naturalmente l’operazione doveva essere condotta con il massimo riserbo e, sempre nello stesso documento, si informa che “La FIAT ha evitato di far figurare il proprio nome nelle trattative”. Poco dopo la stessa FIAT avviò contatti con la NATO e le Forze Armate italiane per sondare l’interesse concreto per la nuova arma e ipotizzare una eventuale produzione in serie ma a quanto pare, la proposta non riscontrò i consensi attesi essendo ritenuto il calibro non idoneo alle esigenze. Circostanza, questa, piuttosto curiosa e forse pretestuosa visto che il mitra oltre ad avere specifiche tecniche molto innovative incontrò “il plauso e l’entusiasmo” dei tecnici militari italiani che ebbero modo di testarlo per diversi mesi suggerendo addirittura migliorie che ne aumentassero le già eccellenti prestazioni. È ipotizzabile che gli americani – come anche gli alti gradi delle nostre forze armate - non volessero grane con i vincoli imposti dal Trattato di Pace ai paesi sconfitti come l’Italia. Ovviamente la FIAT e il Cesare Lercker non si persero d’animo e incaricano il Mugnani di attivarsi con mercanti e produttori di armi. Di lì a poco il Mugnani farà incontrare il Lercker e il Grossi con un apolide ungherese – tale Emilio Lederer – che godeva di una vasta rete di contatti internazionali utilissimi per avviare il business. Fu poi lo stesso Lederer a interessare della faccenda un certo Czasi, svizzero, direttore della fabbrica d’armi “Oerlikon” di Zurigo. Gli ultimi documenti disponibili sulla vicenda parlano di trattative “ancora in corso” con il vincolo assoluto, imposto dalla FIAT alle ditte straniere, di “non esportare l’arma in Italia”.

Fonti: Archivio Centrale di Stato, Ministero dell’Interno Dir. P.S., SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate), Questura di Bologna, Questura di Milano, Ufficio Vigilanza Stranieri presso Questura di Bologna

© 4ARTS - Tutti i diritti sono riservati vietata la riproduzione
Pubblicato da nel 7 aprile 2014 alle ore: 13:51. Archiviato sotto Inchieste,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>