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La vittoria di Matteo Renzi

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La vittoria di Matteo Renzi

La vittoria di Matteo Renzi

Matteo Renzi non ha riempito le piazze con i suoi comizi, ma ha riempito le urne elettorali di schede con il voto al PD. Ci voleva un ex democristiano alla guida del PD perché questo prendesse almeno un provvedimento di sinistra, la legge degli 80 Euro. Con essa Renzi ha ottenuto il voto riconoscente di milioni e milioni di lavoratori a basso reddito, fregati regolarmente per vent’anni da governi di Centro-Destra e di Centro-Sinistra. Renzi ha stracciato i suoi due più credibili competitor, Grillo e Berlusconi: in un giorno li ha trasformati in due zombie, che saranno solo d’intralcio a chi volesse rimettere in piedi una seria opposizione. Quindi Renzi, se lo vorrà, potrà guidare il governo fino al 2018. Ma potranno la UE e l’Italia durare fino al 2018? A questa domanda non mi sento di rispondere in modo affermativo con sicurezza, specie dopo aver assistito al dibattito “lunare” tenutosi in campagna elettorale: i moderati, PD FI NCD, proponevano di far cambiare politica alla Merkel, gli “arrabbiati” proponevano, con sfumature diverse, un’uscita dall’euro; peccato che l’Italia, col suo ruggito del topolino, non può far cambiar politica alla Merkel, proprio perché non può uscire dall’euro, se non vuole, immediatamente dopo, cadere in default. Le politiche monetariste di Austerity hanno determinato un innalzamento di valore dell’euro che è assolutamente rovinoso per un paese, come il nostro, che ha fondato negli anni la propria prosperità sul turismo e le esportazioni agroalimentari, ma non possiamo tirarci fuori finché la nostra economia resterà oberata da un eccesso di spesa pubblica improduttiva e da un conseguente eccesso di pressione fiscale sul lavoro e sui redditi d’impresa. Se non tagliamo non 7, come dice di voler fare Matteo Renzi, ma 70 miliardi annui di spesa pubblica improduttiva, l’Italia, nei prossimi 4 anni, è condannata alla decadenza o al default. Avere dei consigli provinciali non elettivi ed un Senato non elettivo ed una legge elettorale assai simile a quella voluta da Benito Mussolini nel 1923 può giovare ad un progetto politico autoritario, non certo al riequilibrio dei conti dello Stato. Occorrerebbe mettere un tetto alle pensioni d’oro, abolire le Provincie, abolire il Senato, abolire i piccoli Comuni nelle zone non di montagna, mettere in cassa integrazione speciale almeno 500 mila impiegati statali e parastatali, eliminare gli enti inutili, mettere sotto controllo la spesa di tutte le municipalizzate. Fare questo è assai difficile, perché vorrebbe dire chiudere le “greppie” dei politici che guardano ai propri interessi, piuttosto che a quelli dello Stato. E sono pronto a scommettere che Renzi non lo farà. Spero vivamente di perdere la mia scommessa, ma temo che a perdere sarà invece l’Italia.

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Pubblicato da nel 29 maggio 2014 alle ore: 19:50. Archiviato sotto Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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