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Assassinio a Mont St. Michel – Parigi (Cap. 1)

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Cari lettori,
inizia oggi una piccola, nuova avventura per 4ARTS: la pubblicazione di un giallo a puntate (un capitolo a settimana), firmato dalla nostra collaboratrice Annamaria Porrino. Nel pieno stile dell'autrice, si tratta di un lavoro accattivante, ricco di atmosfere e spunti di riflessione, che siamo certi apprezzerete.

Buona lettura
La redazione

Parigi

ASSASSINIO A MONT  ST. MICHEL

ASSASSINIO A MONT ST. MICHEL

Da quando l’ho vista attraverso l’oblò dell’aereo, il cuore ha cominciato a rullare come un  tamburino e una strana insolita ansia mi ha stretto lo stomaco in una morsa invisibile. La città dove batte il cuore dell’Europa è a un passo da me e io ora la rivedo dopo dieci anni. Sfrutterò tutte le ore di questi pochi giorni che mi posso permettere, per rifarmi gli occhi a guardare le vetrine degli Champs Elisèe, i tetti parigini con i loro abbaini che spuntano dalle tegole come occhi di cerbiatto, e i capolavori del Louvre; mi riposerò su una panchina di Place Vendome di fronte al Ritz per scrutare attraverso i vetri delle innumerevoli finestre il color ocra delle sue poltrone sulle quali chissà quante volte Coco Chanel si è fermata a disegnare tailleur, alzando poi lo sguardo verso il n° 11 dove morì Chopin, chiudere gli occhi e immaginarlo a comporre i suoi notturni, o verso il n° 26 dove visse la contessa di Castiglione che faceva coprire gli specchi per non assistere al degrado della sua bellezza; passerò da un bistrot a un altro per scrivere guardando la vita parigina scorrermi davanti, passeggerò per il quartiere latino seguendo la musica degli artisti di strada, perderò qualche ora a spulciare roba nei mercatini di quartiere e a sera costeggerò la Senna seguendo i lampioni della rive gauche. Il pilota ci ha chiesto di allacciare le cinture di sicurezza, pochi minuti ancora e potrò uscire da questo abitacolo e mettere piede sul tanto agognato suolo parigino. Mi guardo intorno un’ultima volta per salutare con lo sguardo i miei compagni di volo, quasi tutti arabi, con le loro numerose famiglie al seguito composte da figli maschi seduti in prima fila, da figlie femmine in seconda fila con il capo coperto da chador bianchi  e da mogli sedute in ultima fila, in una scala di età compresa tra i 25 e i 50 anni, completamente velate di nero e che alle cinque in punto del pomeriggio si sono voltate verso oriente e hanno cominciato a leggere il corano, senza mai distogliere lo sguardo dal testo sacro e senza proferire parola ad alcuno.

L’atterraggio è stato morbido. Spenti i motori, mi libero della cintura e raccolgo il mio bagaglio a mano lasciando sul sedile, come souvenir per il prossimo viaggiatore, la rivista che l’hostess mi aveva consegnato per trascorrere meglio le due ore di volo. Bevo l’ultimo sorso di tè freddo e mi ricompongo alla meglio. Una spruzzatina di profumo e mi metto in fila spingendo come posso per cercare di uscire al più presto da questo corridoio. Ed eccomi fuori. Una leggera brezza calda mi accarezza il viso facendo svolazzare il foulard blu che ho annodato al collo. Scendo velocemente le scalette e mi precipito per arrivare quanto prima ai controlli doganali. Un poliziotto con un bel paio di baffi scuri mi dà il via libera dopo aver confrontato più volte il mio volto con quello impresso sulla foto della mia carta d’identità. La fortuna continua ad assistermi anche alla passerella mobile che mi ronza intorno solo due volte prima di fare apparire le mie valigie. Le prendo al volo noncurante del peso e mi precipito all’uscita riuscendo a infilarmi nell’ultimo taxi libero, soffiato per un pelo a un americano rimasto a un passo dietro di me. Ce l’ho fatta, ora comincia la vacanza. Mi accomodo sul sedile di dietro, mi rilasso e il fiatone via via perde colpi. Attraverso i vetri del finestrino cerco di cogliere qualcosa che mi sia familiare.

“ Madame ? “ mi chiama il tassista guardandomi dallo specchietto retrovisore, intendendo chiedere dove deve condurmi.

 “ Oh si, dunque mi faccia pensare, ecco … rue le Regrattier, mercì ”

“ A St. Louis ? “

“ Ouì, sull’isolotto di St. Louis, alle spalle di Notre Dame “

“ Trebien madame “ e spinge sull’acceleratore della sua Citroen, sgommando sull’asfalto rovente dopo aver spento il sigaro che prima fumava in attesa di clienti. Il traffico scorre veloce, a volte anche troppo, tanto che non faccio in tempo a notare qualcosa che già mi si sovrappone l’immagine di qualcos’altro, una piazza già vista a un’altra per me anonima, un monumento famoso a un altro completamente sconosciuto, e in questo susseguirsi di diapositive riesco a cogliere di tanto in tanto la limpidezza del cielo, un unico colore turchese che fa da sfondo ai colori un po’ spenti della grande città. In centro costeggiamo boutiques, attraversiamo viali ombreggiati da platani, circoscriviamo piazze, tagliamo per viuzze semideserte, tutto pur di evitare qualche auto in coda o qualche semaforo di troppo, per poi riemergere a monte della Citè attraverso uno dei tanti quais, gli animati e pittoreschi viali di quartiere.

E in un attimo ci lasciamo alle spalle il traffico, le luci appena accese e i boulevards, per immergerci nell’oasi di pace in cui vive questo splendido isolotto sulla Senna. E’ un luogo dall’aspetto vecchio ma aristocratico che gli viene conferito dagli innumerevoli palazzi fregiati che quasi lo proteggono dal caos del tempo che corre. Quasi a voler rispettare questo alone di riservatezza, percorriamo lentamente la riva meridionale, quella cioè del quais d’Orleans, che offre la migliore vista dell’abside di Notre Dame. Davanti il suo portale d’ingresso, una lunga fila di turisti che aspetta di entrare forse solo per dire – ci sono stato anche io a Notre Dame de Paris –

“… quella vasta sinfonia di pietra, regina delle nostre cattedrali, sulla cui facciata ad ogni piega si trova uno sfregio … tempus edax, homo emacio … il tempo è cieco, l’uomo è stupido …”

Così diceva Victor Hugo quando dalla sua terrazza al n° 6 incantato la ammirava, ritirandosi poi in salotto con l’amarezza del ricordo che una meraviglia simile un tempo è stata deturpata dalla mano sciagurata di una rivoluzione. Svoltiamo per St. Louis on l’Ile. Qui cafè e librerie sembrano essere i padroni di casa e conferiscono al quartiere un’ atmosfera molto provinciale. Mi piace. Il tassista accosta, siamo arrivati al n°17 di  rue le Regrattier. Scendo dall’auto, pago, prendo da sola i bagagli perché il tassista non si muove dal suo sedile e mi affretto a entrare approfittando di una signora che sta uscendo dal portone per portare fuori il suo barboncino, infiocchettato fin sopra le orecchie. Pochi gradini ed entro nell’ascensore, antico quanto il palazzo. Un cigolìo, un sobbalzo, le porte si aprono e sono di fronte all’interno n°15. Il portoncino odora ancora di vernice fresca tanto è recente il suo restauro. Per sicurezza, prima di suonare al campanello, leggo il nome che c’è scritto sotto: Chantal Delacroix. Si, è lei. Un rumore di passi che si avvicinano alla porta ma poi si fermano. Starà senz’altro guardando dallo spioncino per accertarsi che sono veramente io. E la porta si apre. Ci guardiamo un po’ curiose un po’ stupite, in pochi secondi dobbiamo accertarci di quanto e come siamo cambiate. Poco, molto poco.

“ Anna, amica mia, che bello rivederti “

“ Chantal come sono felice, ma fatti guardare, sei la solita fortunata, il tempo oltre agli anta ti ha regalato anche fascino, sembri più giovane di prima, ma come è possibile ? “

“ Parli proprio tu che sembri ancora quella ragazza che sedeva al primo banco con me … entra su e dammi queste valigie che hanno l’aria di essere stracolme di roba, ma per quanto tempo pensi che ti debba sopportare in casa mia ? “

“ Più di quanto tu abbia immaginato quando ti ho telefonata per avvertirti che venivo a Parigi per una breve vacanza. Che ne dici se comincio ad approfittare subito della tua ospitalità facendomi un buon bagno ? ”

“ Dico che cominci bene, sistema tutto l’armamentario che ti sei portata dietro nella camera che ho preparato per te e prova la mia vasca idromassaggio. E’ lì sai che mi vengono in mente i miei  progetti migliori, meglio ancora se l’acqua che mi ribolle fino al collo profuma di lavanda. Ogni anno in primavera vado in Provenza e lì compro chili di lavanda. Usala anche tu, ce n’è un sacchetto sulla mensola gialla, vicino al lavabo  “

“ Bene, un massaggio alla lavanda sarà un vero toccasana “

“ Ne sono certa, nel frattempo io finisco di preparare la cena, indovina cosa c’è per dessert ? “

“ Vediamo un po’, siamo in Francia, quindi una creme caramel o una crepes susette “

“ Entrambe, a te la scelta, così tra un cucchiaino al caramello e uno di mele calde in pastella sarà più dolce raccontarci i nostri ultimi anni “ e pregustando già la gioia di questo chiacchiericcio serale, che sicuramente ci farà compagnia per più di una cena, Chantal scompare dietro una grande tenda a righe salmone che separa il salone dalla cucina. Trascinando le valigie mi guardo intorno per iniziare a conoscere la casa che mi ospiterà nei prossimi giorni. Il color panna regna ovunque, brillante sotto la luce che proviene dalle finestre, sono altissime. Gli stucchi incorniciano anche quadri e lampade, e ci sono ancora i  termosifoni in ghisa. Il pavimento in legno scuro di quercia mette in risalto le tende di broccato e le poltrone Luigi XV che siedono su dei bei tappeti artigianali. Un piccolo corridoio separa la zona giorno da quella notte. Appena apro la porta della mia camera, mi sboccia davanti agli occhi un tripudio di fiori  che colorano pareti e tessuti. E’ molto romantica, come in fondo lo è anche chi l’ha arredata, e si inserisce bene in quest’aria molto retrò che veste l’intera casa. Sistemo le mie cose scansando mucchi di cuscini ricamati a piccolo punto che Chantal ha sparso ovunque, e subito mi libero degli abiti da viaggio. Mentre l’acqua riempie la vasca da bagno, mi affaccio alla finestra. La quiete di questo tardo pomeriggio estivo è interrotta soltanto dal brusio di qualche turista che ancora vaga con la sua cartina turistica tra le mani. Chiudo e vado a calarmi nella vasca. Che meraviglia, l’acqua mi massaggia fin dietro la nuca. Prendo una manciata di lavanda dalla mensola e la lancio nell’acqua, il profumo è così intenso che si attacca alla pelle prima ancora di disperdersi nell’aria. Mi fa tornare alla mente il bagno domenicale che si faceva una volta in campagna, così come me lo raccontava mia nonna, quando a turno ognuno dei suoi figli si inginocchiava in una grande tinozza di legno e lei gli versava addosso bacinelle di acqua riscaldata sulla grande cucina a legna, con dentro rametti di lavanda per dare un odore più gradevole al sapone alla glicerina fatto in casa con il quale ogni bambino veniva strofinato senza pietà. Dopo un’ora in ammollo, esco da questa tinozza moderna e mi asciugo. Indosso un camicione di lino bianco, ampio e dritto, tenuto su da due nastrini di raso annodati sulle spalle. A suo tempo questo camicione fu indossato proprio da mia nonna per la sua prima notte di nozze, lo aveva ricamato lei e poi conservato nella carta velina per non ingiallirlo fino al giorno da lei tanto atteso. Ogni volta che lo indosso, ho la sensazione di avvertire l’ingenuità dell’inesperienza che avrà provato lei quando finalmente l’ha scartato e indossato. Sorrido mentre mi raccolgo i capelli in uno chignon, pensando a quanti figli mia nonna ha partorito  dalla notte del camicione in poi. A piedi nudi raggiungo Chantal che sta scaldando qualcosa sulla sua cucina, nera e con tanti pomelli in ottone, sormontata da una grande cappa piena di barattoli portaspezie. Chantal ama molto le pietanze francesi di tradizione e questa cucina l’ha attrezzata proprio bene, aggeggi vari insieme a piccoli elettrodomestici di ultima generazione e coltelli per ogni uso lo dimostrano. Mentre tegami e cocotte sono sui fuochi, lei si sposta in mansarda per apparecchiare un piccolo tavolino capace di ospitare solo due persone, e io la raggiungo. Poiché mi impedisce di darle una mano, mi siedo servendomi subito un bicchiere di Chardonnay bianco ghiacciato. Lo sorseggio lentamente, è un buon Borgogna. Oltre al tavolino e a due sedie  qui fuori non c’è più nulla, il resto dell’arredo è fatto dai tetti della città che per intero circondano questa terrazza, con le loro tegole grigie e le piccole finestre di quelle che un tempo erano le chambre de bonne, cioè le camere riservate alle domestiche.

“ Eccomi qua, è tutto pronto, fammi spazio “

“ Ehmm che profumo, ma cosa c’è in questa zuppiera ? “

“ Voilè “ e dal coperchio si solleva vapore profumato “ petite marmitte e coq ou vin “

“ Traducendo ? ”

“ Brodo di manzo con legumi e julienne di verdure, e pollo con vino e patate cucinato nella terracotta “

“ Ho fame, mi servo subito, e tu che fai non mangi ? “

“ Comincia tu, io aspetto il tuo giudizio “

“ Ehmm che squisitezza, la carne è tenera, il sapore è delicato, aromatizzato al punto giusto …”

“ Continua … continua …”

“ Ma allora vuoi proprio un encomio ? D’accordo “ e  poso il cucchiaio.

Mi spallo sulla sedia incrociando le braccia, la guardo e le dico :

“ Me l’aspettavo un’ospitalità simile e so che in questi giorni  mi riempirai di  attenzioni perchè sei una vera amica pronta ad aprire il suo cuore anche se non ti vede da anni. Che sei una eccellente arredatrice basta guardarsi intorno per rendersene conto e infine che sei anche un’ottima cuoca lo si capisce già entrando nella tua cucina, devo continuare ? “

“ No no, per stasera può bastare così “ e ride.

“ E’ vero mia cara sei sempre stata abile tra i fornelli, quante cene abbiamo consumato insieme in Italia tra una poesia di Leopardi, del quale condividevamo il suo disperato bisogno di evasione dal provincialismo, e la traduzione di qualche saggio greco, per non parlare dei passi dell’Odissea che partivano con una tragedia e finivano sempre col farci ridere fino alle lacrime, il tutto sotto le sguardo benevolo delle stelle che guardavamo alla sera quando sentivamo il bisogno di sognare il nostro futuro ”

“ E credo proprio che non possiamo lamentarci di come ci sono andate le cose ”

“ Oh no, assolutamente “

“ Prendi me per esempio” e comincia a mangiare anche lei “ io sognavo di arredare case, dai monolocali piccoli e funzionali alle grandi residenze tipo quelle della valle della Loira, che per riempirle non finisci mai di raccattare oggetti nei mercatini di antiquariato, o di fare restaurare ricordi di famiglia per farli ritornare come prima. Bene, ora posso dire che questo sogno si è avverato in pieno proprio come lo hanno sempre immaginato i miei occhi adolescenti pieni di speranza “

“ Direi proprio di si e ne puoi essere fiera, hai studiato tanto, ti sei fatta le ossa girovagando per mezza Europa tra mostre e convegni, per non parlare della lunga gavetta cominciata in quei negozietti di terz’ordine che a stento ti rimborsavano le spese. Poi la svolta, il ritorno a Parigi, l’esperienza che si consolida lavorando presso studi di grandi designer e ora sei una arredatrice molto richiesta. Ma ci pensi, hai contribuito al risplendere di case abbandonate, hai ridato lustro a residenze rese opache dal tempo e il tuo nome compare spesso sulle riviste specializzate. Sei davvero in gamba e te lo meriti questo successo“

“ Grazie Anna, mi fanno bene i tuoi complimenti perché so che sono sinceri, mai nei tuoi occhi ho visto una punta d’invidia o di gelosia e, credimi, è una cosa questa ormai rara “

“ E’ vero, sono sentimenti deplorevoli per me, non gli ho mai concesso spazio “

“ Altri invece lo fanno, pare che nel mondo d’oggi l’invidia sia il sentimento dominante e qualcuno l’ha provata anche nei tuoi confronti “

“ Ehm … forse si “

“ Togli quel forse. Su, parlami di tua figlia  “

“ Mi somiglia molto anche se è alta, bionda e ha gli occhi verdi. E’ una donna ormai, con una personalità delineata e forte, è piena di impegni e interessi, dal teatro alla scrittura, dal volontariato alla lettura, insomma è il mio orgoglio “

“ E questo già basterebbe per essere felice. La Rochefoucould  diceva – il vero amore è come un fantasma, tutti ne parlano ma pochi lo vedono –  Lo so che altri amori tu non li hai conosciuti, ma quello di tua figlia è meraviglioso e ti ha compensata “

“ Certo “

“ Vuol dire che lo meriti. L’affetto e la stima non si comprano né si vincono alla lotteria, si coltivano giorno per giorno e si proteggono, forse proprio dalla vita stessa. Tu sei stata capace di questo e altro perchè sei una donna straordinaria “

“ Esagerata, avrò qualche merito … “

“ Qualche merito ? Non mi dire che sei rimasta la sempliciotta di sempre ? Ma guardati, sei diventata rossa, quasi quasi te ne vergogni. Insomma come definirla una che per anni mette da parte ogni aspirazione per crescere sua figlia ma che poi un bel giorno, quando si rende conto che con tutto quello che aveva investito poteva ormai vivere di rendita, decide di crearsi uno spazio solo suo e, vuoi il destino vuoi la fatalità, all’improvviso viene coinvolta in storie di omicidi che la portano a collaborare con la polizia, comincia a scrivere le sue avventure e ora al suo terzo libro all’attivo è tra le gialliste emergenti forse la più quotata ? “

“ Beh detta così … forse … e allora brindiamo ! “ e ridendo alziamo i bicchieri di chardonnay che beviamo tutto d’un fiato.

Il sole ormai è scomparso e un cielo ambrato si sta facendo rincorrere dalla notte.

“ Dico sul serio Anna sei stata in gamba, non hai affogato la tua femminilità nella carriera come invece ho fatto io. Si, io mi sono buttata a capofitto solo nel lavoro, trascurando quasi del tutto gli affetti e ora sono una professionista affermata e piena di collaboratori nel mio atelier, ma nella mia casa e nel mio letto sono una povera donna sola e piena di rimpianti ”

La guardo rabbuiarsi come questo cielo di metà sera al solo ricordo, forse ancora troppo pungente, di una storia d’amore finita male e non ancora dimenticata.

Mi fa tristezza vedere il suo viso luminoso diventare di colpo spento per una ferita ancora fresca.  La mia, ho iniziato a essiccarla appena ho sfilato l’abito bianco.

“ Chantal, so che tuo marito ti ha lasciata un segno indelebile e non voglio che me ne parli ora se non ti va, lo farai quando ne sentirai il bisogno, quando vorrai sfogarti un po’ o quando vorrai cercare di capire ad alta voce il perché di tante cose che forse ancora non hai avuto il coraggio di chiederti, ma sappi che io ci sono “

“ Si è così, grazie per la tua comprensione e per tutto “ e sospira sforzandosi di ritrovare l’espressione serena di prima.

“ Un altro po’ di vino ? “

“ No basta “ e copro il mio calice con la mano. Lei invece se ne versa ancora.

“ E’ vero, non voglio parlarne adesso, è una splendida serata e non voglio rovinarla con le lacrime di un cuore spezzato “

“ Giusto, ma permettimi di ricordarti che sei una donna molto bella e con tante di quelle qualità, che farebbero gola a chiunque, quindi sono convinta che presto il tuo viso sarà causa d’insonnia per un bel francese doc “

“ Magari ! “

“ Sarà così e finalmente vivrai l’amore che meriti, ti sentirai desiderata, diventerai indispensabile per qualcuno, vivrai le tue giornate col pensiero di vederlo e quando lui una sera, con uno sguardo che mai più dimenticherai ti chiederà di sposarlo, tu digli subito di si e poi corri al telefono per darmi la notizia “

“ Ah ah, ah, ma te lo immagini che faccia farebbe ? “

“ Oh si e ritirerebbe subito la proposta ! ”

“ Sei incredibile, riesci a farmi ridere anche in situazioni simili. Basta, adesso vado a prendere il dessert “

Un po’ di dolce un po’ di ricordi, quelli dei tempi del liceo, quando la voglia di vivere era grande quanto la nostra amicizia. Insomma il resto della serata è stato tutto un – ma ti ricordi il professore di matematica che non si è mai accorto che tenevi le regole di algebra scritte sul polso … e quella di storia dell’arte fissata per i capitelli … ma tu hai notizie di quelle tre che stavano sempre insieme ... veramente dici, ma come lo sai ? … E’arrivata la notte ormai, incuriosita da noi due. Due donne, su una mansarda parigina, che si scambiano complicità con gli occhi di chi è riuscita a ribaltare la vita per scoprirne il lato buono dopo aver vissuto solo quello brutto.

“ Ehi, ma ancora non mi hai detto che sei venuta a fare qui a Parigi “

“ Sono venuta per rivedere te e per raccogliere materiale per il mio prossimo libro, voglio ambientarlo quì “

“ Cioè ? “

“ Significa che andrò ovunque per annotare tutto quello che vedrò: le vetrine dei negozi, i nomi delle strade, le facciate delle case, le persone, insomma tutto quello che può servirmi per confezionare il mio prossimo racconto del quale so soltanto che lo ambienterò per l’appunto in Francia, niente di più “

“ Quindi questa volta non prenderai spunto da un’avventura che ti si è presentata sotto il naso, ma sarà tutta fantasia ? “

“ Purtroppo si “

“ La vedo dura “

“ A chi lo dici “

“ Ho capito, consumerai l’asfalto dei marciapiedi, siederai per ore nei bistrò alla ricerca di un volto interessante, sulle panchine delle plances e nei musei col tuo quaderno degli appunti sempre in mano cercando ispirazione anche da un albero “

“ Esatto “

“ E tua figlia ? “

“ Mi ha dato tempo, forse ha capito che brancolo nel buio e che il foglio bianco cominciava a deprimermi, così mi ha mandata in avanscoperta per raggiungermi fra qualche giorno e fare insieme un giro nel nord della Francia, sperando di sentirmi dire – ehi, ho una storia incredibile da scrivere quando torneremo in Italia  – “

“ Credi che potrebbero servirti le pagine interne dei quotidiani, quelle cioè dedicate alla cronaca nera ? “

“ Eccome “

“Allora domani prendi quelli di questa settimana, li ho ammucchiati sulla scrivania dello studio nell’attesa di cestinarli, può darsi che sfogliandoli troverai qualche notizia interessante “

“ Puoi ben dirlo, a volte il titolo più insignificante fa nascere nella mente diabolica di un giallista la trama per una storia intricata e ricca di suspense “

“ Quindi mai sottovalutare … mio Dio, ma hai visto che ore sono ? E’ l’una di notte …”

“ Davvero ? E’ incredibile, sembra che mi sono seduta a questo tavolino solo mezz’ora fa, su coraggio sciogliamo la riunione “ e sbadigliando ci alziamo per sparecchiare. Ammucchiamo tutto in cucina alla meno peggio rimandando le pulizie a domani e, trascinando i piedi sul parquet tanto si sono irrigidite le gambe per il troppo stare sedute, ci ritiriamo nelle nostre camere. Mi svesto del camicione e mi infilo sotto le  lenzuola. La tenda della finestra che mi sta di fronte è tutta accostata da un lato così che anche distesa posso vedere  uno spicchio di Parigi. A quest’ora si accinge a ospitare i signori della notte. Io invece sono una signora del giorno che a quest’ora normalmente dorme. Nel cielo due nuvole si rincorrono come cagnolini su di un prato e i platani del cortile di fronte abbassano le loro fronde al peso della leggera brezza umida che questo clima soffia a tarda sera. Domani si alzeranno di nuovo freschi e pimpanti, mi alzerò anche io così. Mi addormento pensando che la mia bussola in questi giorni sarà la torre Eiffel.

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Pubblicato da nel 10 settembre 2014 alle ore: 0:16. Archiviato sotto Libri,Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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