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Assassinio a Mont st. Michel – Una notizia interessante

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CAP. VI

Una notizia interessante

Assassinio a Mont St. Michel

Assassinio a Mont St. Michel

La mia visita al Marais termina qui, su una panchina di Place des Vosges. E’stretto da una cancellata questo spiazzo che da molti è ritenuto il più bel salotto all’aperto di Parigi, e io sono d’accordo. Trentotto palazzi lo circondano, a me sembrano trentotto sentinelle, tutte uguali, rivestite con mattoni rossi. Fu così che li volle Enrico IV, discreti e signorili e così sono rimasti, persino le vetrine sottostanti sono discrete e signorili. E se pure adesso non crescono più quelle rose che diedero a questo quartiere un segno di distinzione, è però ancora facile imbattersi in uomini in caffettano nero e copricapo che si dirigono verso la sinagoga così come facevano i loro avi settecento anni fa. Ho iniziato la mia mattinata da Avenue Hausmann. Ci sono arrivata e mi sono guardata intorno, in pratica un quartiere diviso in due: da un lato le vecchie case della Parigi popolare con i panni stesi fuori al balcone, dall’altro i bei palazzi fregiati voluti dal barone Hausmann per l’appunto. Seguendo i consigli di un giornalista che recensiva i luoghi parigini da non perdere, ho attraversato i binari che un tempo collegavano la Bastiglia a Vincennes, sono arrivata a un viadotto sospeso su 72 archi sapientemente restaurati con pietra bianca e mattoni a vista, e sono salita su una piattaforma per vedere il giardino di Hector Malot, cioè una delle cose da non perdermi.

Aceri che fanno ombra a fontane e canali, e una lunga promenade  fino al giardino di Renilly  pieno di felci, euforbie e pruni bianchi. Come è strano sentire questi profumi in una metropoli. E non potevo non andare nell’avenue Daunsmeil, qui Simenon ci ha fatto passeggiare il suo commissario Maigret. Quanti bei negozi, c’è da perdersi, e non sono quei soliti negozietti di souvenir che ti vendono la torre Eiffel nell’ampolla sotto la neve, bensì atelier di soffiatori di vetro, di artisti di teatro che espongono i costumi della loro ultima rappresentazione e di ricamatrici che credevo fossero ormai estinte. E’ nel loro negozio che il mio occhio è caduto. Facendomi largo tra pizzi e volants  sono arrivata al bancone dietro il quale sono sbucate ricamatrici in blusa bianca che sembrano uscite da un quadro di Degas, tutte intente a plissettare piegoline ormai scomparse da una antica bordura. Non so quanto tempo ho impiegato per scegliere lo schema di un alfabeto da ricamare a punto croce tra i mille disponibili, e quando sono arrivata alla cassa ho letto, su un quadretto appeso alla parete, che qui sono state restaurate lenzuola appartenute all’ultimo dei Romanov. Un po’ di riposo sulla panchina e prendo la strada del ritorno. Con la metrò a Place de la Bastille, si proprio quella dove tante teste sono rotolate giù dalla ghigliottina, in mezz’ora sono a casa. Un’ora nella vasca da bagno con due batuffoli di ovatta imbevuta di camomilla sugli occhi, e le note di Wagner provenienti dall’attico di fianco. Finisce la melodia, finisce anche il mio bagno. Mi asciugo con un telo che è appeso a un gancio dietro la porta, lo riappendo e vado a vestirmi. Indosso un paio di pantaloni di lino con una lunga casacca coordinata, mi alzo i capelli fermandoli con due pinze a forma di fiore e vado fuori al terrazzo per apparecchiare. Strappo un rametto di magnolia da un rampicante e lo metto in una ciotola al centro del tavolino. Scendo in cucina e preparo un tegame di lasagne alternando le fette sottili di pasta a un mestolo di sugo con polpettine che avevo cucinato prima di uscire ad uno di besciamella, il tutto con abbondante parmigiano e mozzarella. Le inforno e, nell’attesa che cuociono, sbuccio tutta la frutta che trovo nel frigo, la taglio a pezzettini, la insaporisco con acqua zuccherata, limone e maraschino, e divido questa macedonia in due ciotole che rimetto in frigo.  Appena finisco di pulire, sento il rumore della chiave nella serratura. E’ Chantal.

“ Ciao Anna “ e chiude la porta spingendola con il piede “ come è andata oggi ? “

“ Bene, sono stata al Marais e poi al Viaduc “

“ Relax e raffinatezza allora “ e poggia le chiavi sulla consolle che è all’ingresso.

“ Direi proprio di si, e shopping d’autore “

“ Ci credo, con quel ben di Dio che c’è laggiù “ e si toglie gli occhiali scuri che la facevano apparire  una diva degli anni 50.

“ E tu ? “

“ I soliti disegni e un appuntamento per domani allo Chateaux de Bechamp “ mi risponde dallo studio dove è andata a posare la sua 24 ore.

“ Cos’è ? “

“ La residenza del conte di Roncheville, sai quell’uomo di cui ti parlavo ieri, sto terminando l’arredo delle sue camere per gli ospiti, verrai con me ? “

“ Certamente “

“ Bene, mi serve proprio il tuo senso critico anche se ci sarà ben poco da dire, è una residenza mozzafiato “ e raccoglie gli abiti che si era sfilati e fatti cadere in terra restando solo con gli slip.

“ Non vedo l’ora di rimanere a bocca aperta “

“ Allora è deciso, ho il tempo di farmi una doccia ? “ mi domanda con in mano il suo fagotto di panni umidi di sudore .

“ Certo che ce l’hai, le lasagne saranno cotte tra dieci minuti “

“ Lasagne ? “ mi chiede bloccandosi sotto l’arco che fa da divisorio tra la zona giorno e quella notte.

“ Eh si, lasagne, per farti ricordare i sapori italiani “

“ E chi se li dimentica …” e se ne va in bagno.

“ Hai qualche giornale di oggi ? “

“ Sono nella mia borsa “ mi urla dalla doccia.

Vado nello studio. Alle spalle di un massiccio scrittoio antico, c’è una poltrona in cuoio dell’epoca direttorio. Qui Chantal ha appoggiato la sua 24 ore, non è chiusa con una combinazione quindi la apro e prendo la copia di Le Figarò di oggi. Mi sistemo su una poltrona del salone, poggio i piedi sul puff, accendo la lampada  e comincio a leggere. Le prime pagine sono tutte dedicate al presidente Mitterand, poi al sindaco di Parigi che elenca i progetti da realizzare nei prossimi due anni, infine la solita chermesse sportiva con le imprese di atleti più o meno noti anche da noi. L’orologio del forno suona per avvisarmi che le lasagne sono cotte, vado in cucina e apro lo sportello per lasciarle riposare fino a quando Chantal non sarà vestita, continuando a leggere.

“ Sono pronta “

“ Anche le lasagne lo sono “

“ Che aspetti allora, andiamo a tavola “

“ Si … un attimo …” e piego il giornale in due continuando a leggerlo lungo il breve cammino.

“ Cosa c’è ? “

“ C’è una notizia che mi interessa ” e salgo i gradini senza neanche vederli, rischiando anche di inciampare

“ Cioè ? “ e si avvicina per sbirciare.

“ Beh, proprio l’altro giorno, guarda un po’ che combinazione,  leggevo che a Mont St. Michel era stata premiata una ragazza per la bontà con cui si dedica alle cure di sua madre invalida. Oggi leggo … proprio qui vedi “ e le indico il trafiletto “ che all’alba di oggi è stato trovato il cadavere di suo padre, un certo Vincent Pinard, in fondo a una scogliera, nel centro del paese ”.

Chantal legge le poche righe dedicate alla notizia, poi va a sedersi.

“ E’ molto triste senz’altro “ e annusa le magnolie che ho messo sul tavolino “ ma non ci trovo niente di strano, voglio dire che tragedie simili avvengono quasi tutti i giorni, ci impressionano al momento ma poi le dimentichiamo subito, forse per fare posto ad altre notizie dolorose “

“ Si, ma non ti sembra un po’ troppo per una sola famiglia ? “

“ Sembrerebbe di si, ma a volte il destino si accanisce su alcuni in particolare senza una ragione precisa, come si dice c’est la vite. Ora, perché non lasci perdere quel giornale e vai a prendere le lasagne ? “

“ No, per me è un po’ troppo …” e vado nella mia camera per conservare il giornale nel cassetto del comodino, certa che dopo cena lo riprenderò per studiare meglio la faccenda.

C’è qualcosa che mi intriga e devo capire cosa, ma ora mi interessano solo le lasagne.

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Pubblicato da nel 15 ottobre 2014 alle ore: 0:35. Archiviato sotto Libri,Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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