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Assassinio a Mont St. Michel – Addio Parigi

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Cap. XI
Addio Parigi

Assassinio a Mont St. Michel - Addio Parigi

Assassinio a Mont St. Michel - Addio Parigi

Ho salutato Chantal. So bene che forse ci rivedremo tra altri dieci anni e che proverò tanta nostalgia di lei, di più di quella che provai all’indomani del diploma quando, ancora ebra di spumante, biglietti d’auguri e festoni, lei prese il primo volo per Parigi con l’intento di arredare case e io mi rintanai in casa a spulciare tra i manuali una prospettiva interessante per il mio futuro, usando come segnalibro le foto del liceo. L’ho abbracciata a lungo per continuare a sentire il suo profumo anche oltre i saluti, ho rivisitato stanza per stanza per non dimenticare i colori delle pareti e ho dato l’addio al terrazzo che ha fatto da sfondo alle nostre serate, e a questo sole parigino che ha acceso le nostre risate. Entro nel taxi, come un uccellino in gabbia guardo ancora una volta le brasserie e i camerieri dei bistrot vestiti come lo erano ai tempi dei cafè chantan, la Senna, Notre Dame e la Torre scorrendo lungo gli Champs, e per finire – ancora una volta sul fiume e tutta Parigi – come termina una poesia di Jacques Prevert, la meravigliosa Parigi che all’improvviso scompare ora che stiamo per imboccare l’autoroute per Mont St. Michel.

“ Cosa ti ha regalato la tua amica ? “ mi chiede mia figlia.

“ Oh questo pacco dici ?  E’ un dolce che dovremo aprire a Natale, lo chiamano la galette de rois, cioè il dolce del re. C’è una corona che verrà assegnata a colui che nella sua porzione troverà una moneta. E’ un dolce di sfoglia con un cuore di mandorla ed è una squisitezza che non manca mai sulle tavole dei parigini durante le festività natalizie. Quest’anno starà anche sulla nostra, così  avremo la sensazione che con noi a festeggiare il Natale ci sia anche lei “ e guardo al di là del finestrino per nascondere i miei occhi lucidi. Ma tutto passa appena entriamo nel cuore della campagna più genuina e romantica che ci sia in Francia. Penetriamo in villaggi pittoreschi e solitari attraverso manti erbosi dove le uniche presenze sono mucche e colombages, negozi di brocante e rivendite di brie, meli in fiore e profumo di Calvados. Qualche persona, così di tanto in tanto. Per pranzo ci fermiamo a Beavron on Age. Mangiamo un autentico jambon de Bajonne seguito da crostini di uova di quaglia e una chateaubriand al sangue con pommes alla duchesse, il tutto condito dalla quiete surreale di questo borgo dove l’automobile è un lusso rigettato e lo stress è soltanto un termine da vocabolario di cui se ne ignora il significato. A quest’ora la gente del villaggio è in casa a sonnecchiare dietro le finestre per poter sbirciare fuori al minimo rumore, o sotto il glicine del portico  o nella loro cucina a legna a gustarsi un buon latte di gallina, crema calda di uova sbattute con il Calvados. Insomma, il loro digestivo. Un’oca scappa dal cortile di una casa che sembra essere il museo degli animali da cortile di Lisieux pieno come è di anatre, piccioni, colombe, fagianelle e pernici, e irrompe nella piazzetta guardandosi le spalle per vedere se viene inseguita o ha via libera.

Sembra  l’intrepida trasvolatrice di oceani  de – Il viaggio di Nils Orgerson –

Pochi chilometri al tramonto ed ecco apparire il Monte con tutta la sua austerità. Fortemente voluto dai normanni, avidamente preteso dai bretoni e inutilmente desiderato dagli inglesi. La stradina che lo presenta taglia in due la palude e ce lo fa apparire via via sempre più alto e imponente fino a sembrare che ci schiacci crollando dalla sua sommità o che sprofondi ingoiato dalla sabbia molle delle sue radici, scomparendo tra le acque salmastre della baia. Tra poco non passerà più nessuno perché si deve lasciare spazio al mare che sta già puntando la baia  da lontano con l’avidità di chi vuole divorare la sua preda, ma sono secoli che non ci riesce. Il grigio del cielo si confonde con lo scuro del monte, delle acque e dell’aria umida e pesante che si respira già da lontano, sembra sollevarci per condurci in gran fretta verso la sommità e avvertire quel brivido sulla pelle che solo questa meraviglia può far provare. Credo che questa notte non dormirò, me ne starò in un cantuccio della nostra camera d’albergo a osservare l’alta marea dai vetri di una finestra, facendo galoppare la mia fantasia di pari passo al mare, sperando all’alba di giungere anch’io alla conclusione della mia rincorsa, come il mare che alle prime luci del giorno avrà finito il suo assalto perché non ha più nulla da sommergere. Beh, non proprio all’alba di domani, ma almeno all’alba di uno di questi giorni.

“ Ispettore Praslin  la signora è arrivata “

“ Bene agente la faccia entrare “

“ Buongiorno signor ispettore “

“ Buongiorno, lei è la signora Aurore Dauphin ? “ e continua a scrivere senza alzare neanche gli occhi.

“ Si “

“ Abitante a Lyon la Foret all’auberge  Le Petit Coque ?

“ Esatto, sono proprio io “

“ Bene, lei sa perché l’ho fatta convocare vero ? “

“ No, non lo so “

L’ispettore posa la penna e chiude la pratica che stava esaminando per guardare la donna che fino ad allora non aveva ancora osservato.

E’ come se l’aspettava : formosa, dall’aspetto sano e robusto, ma con un atteggiamento furbo che invece non aveva previsto.

“ L’ho fatta convocare in merito alle indagini che sto eseguendo per il caso Pinard ”

“ E cosa c’entro io ? “

“ Mi risulta che lei avesse una relazione amorosa con il defunto ”

“ E chi glielo ha detto ? “ continua lei senza scomporsi.

“ E’ di dominio pubblico madame “

“ E lei da ascolto ai pettegolezzi  ? “

A queste parole l’ispettore si alza di scatto dalla sedia e tamburellando nervosamente con le dita sulla scrivania risponde – io non do credito ai pettegolezzi ma li ascolto e li tengo a mente per poi verificarne l’autenticità, ma quando anche le pietre della strada mi parlano di una tresca  extraconiugale, allora mi convinco che è verità ”

“  Ma potrebbe essere una illazione ”

La collera dell’ispettore è ormai irrefrenabile.

“ Ora basta “ e sbatte i pugni sulla scrivania “ il suo atteggiamento è irriverente se non oltraggioso, se ha intenzione di continuare in questo modo le consiglio di procurarsi un buon avvocato perché posso accusarla di omicidio ! “ le  urla in faccia indignato.

“ Ma … si è trattato di un … incidente …”  balbetta Aurore.

“ Non lo sappiamo ancora, quindi nel dubbio …” e la fissa negli occhi sfidando la sua arroganza.

E se non fosse arroganza ma paura ? E se fosse un diversivo per prendere tempo e riflettere ?

E perché avrebbe bisogno di tempo per riflettere ?

Ora la guarda con sospetto e decide di approfondire quest’incontro che all’inizio voleva essere una semplice convocazione di routine.

“ Cominciamo daccapo “ e si siede “ lei è la signora Aurore Dauphin ? “ le chiede come se stesse cominciando adesso.

“ Si “

“ Amante del defunto Vincent Pinard ? “

“ Si “ risponde lei a testa bassa.

“ Bene “ e si spalla per godersi il trionfo “ procediamo. Quando ha visto per l’ultima volta il suo amante ? “

“ Ho visto Vincent la scorsa settimana “

“ E poi ? “

“ Poi sarebbe dovuto venire da me la mattina dell’incidente … cioè la mattina della sua morte … lo aspettavo per pranzo “

“ Come ha saputo della morte del signor Pinard ? “

“ E’ stata una mia dipendente a farmi leggere la notizia sul giornale, poi il giorno dopo è venuto da me un gendarme per dirmi che ero stata convocata, ed eccomi qua “

“ Lo sa come è avvenuta la tragedia ? “

 “ No, non so niente, io ero l’amante non la moglie, per voi tutti non ho diritti ” risponde secca.

“ Allora venga con me “ e chiude nel cassetto della scrivania il fascicolo e la penna che fino ad allora aveva manovrato nervosamente, togliendo e mettendo di continuo il beccuccio.

A passo veloce la conduce verso il terrazzo, unico testimone della disgrazia, la fa avvicinare al muretto e la fa sporgere.

“ Vede laggiù quella roccia ? “ e allunga il braccio puntando l’indice verso un dirupo “ è lì che hanno trovato il corpo del signor Pinard, e questo è quello che sappiamo finora “ e si volta verso la donna per studiarne la reazione.

Lei osserva con occhi fissi. Poi, sorreggendosi al muretto, fa un passo indietro e a testa alta aspetta.

“ Vedo che lei non soffre di vertigini “

“ No infatti “

“ E che non è facile all’emozione “

“ E’ una colpa ? “

“ Niente affatto “

Rimangono in silenzio per un po’, poi lei lo guarda come una iena che sta per attaccare la sua preda.

“ Ora ho capito, lei mi ha condotta qui per vedere come reagivo alla vista di questo dirupo. Ebbene, ora che mi ha studiata, cos’altro vuole da me ? “

“ Voglio sapere quanto ha perso con questa morte ? “

“ Cosa vuol dire ? “

“ Lo ha capito benissimo, quanto denaro è svanito nel nulla, insomma quanto la pagava il suo amante ? “ le chiede senza mezzi termini.

“ Ma che dice ? “

“ Non mi dica che si è concessa gratis ? “

“ Ora sta esagerando, ma per chi mi ha presa ? Io non sono una sgualdrina ”

“ Allora diciamo che la aiutava a sostenere le sue spese “

“ Si, ma lo faceva spontaneamente così come mi dava amore e compagnia “

“ E tra l’amore e la compagnia cos’altro c’era ? “

“ Ora basta “

“ Ci aveva inserito per caso qualche promessa ? “

“ Ho detto basta ”

“ Ho capito, non se l’è  meritata “

“ Certo che l’ho meritata, lui avrebbe fatto tutto per me “

“ Non ci credo “

“ Oh si che deve crederci, per tenermi legata a lui, Vincent  mi disse che aveva fatto testamento …”

“ Continui, stava andando così bene “

Lei rimane di ghiaccio e si ammutolisce.

“ C’è riuscito “ gli dice quando riacquista la parola “ mi ha stuzzicata fino a farmi dire quello che non avrei dovuto … ebbene si, mi aveva giurato che aveva fatto testamento in mio favore “

“ E quando gliela aveva data questa bella notizia ? “

“ Tempo fa, ma me la confermò la sera prima della sua morte. Mi telefonò e mi disse che era tutto pronto, che l’indomani avrebbe fatto notificare l’atto e sarebbe corso da me, invece non ha fatto in tempo …” e stride i denti in una morsa di rabbia.

“ Nelle tasche del defunto non è stato trovato nulla, vuol dire che farò perlustrare di nuovo tutta la zona, roccia per roccia, alla ricerca di questo documento. In attesa di altri sviluppi lei può tornare a casa ma si renda reperibile in ogni momento, qui finisce soltanto il nostro primo incontro “ e la lascia da sola a guardare il muretto. L’aveva scambiata per una donna semplice e bisognosa che si era buttata tra le braccia del primo venuto per rendere meno pesante la sua condizione di vedova. Ha dovuto ricredersi invece perché si è trovato di fronte a una donna furba e calcolatrice che ora si sta distruggendo tra  rabbia e rancore, non certo tra dolore e pentimento. Questa è l’impressione che gli ha fatto Aurore. Praslin cammina spedito verso la gendarmeria mentre l’interrogatorio della Dauphin gli fa ronzare nella mente strane congetture.

“ Devo cominciare a lanciare qualche lenza e se c’è un pesce che può abboccare abboccherà, io non dovrò fare altro che tirare su …” e si chiude alle spalle la porta del suo ufficio.

“ Signor ispettore …”

“ Non adesso agente, devo fare richiesta per qualche perquisizione e programmare altri  interrogatori “  e  prende tre modelli che intesta a tre persone diverse.

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Pubblicato da nel 19 novembre 2014 alle ore: 0:05. Archiviato sotto Libri,Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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