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Saya, estro moderno di oggi… guardando a ieri

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Saya

Saya

Può sembrare quasi anacronistico che cinque giovani musicisti decidano di lanciarsi nella rievocazione di celeberrime canzoni italiane degli anni che furono, tanto più se visitate in sintassi jazzistica dai lemmi moderni e, talora, avanguardistici. Però, se teniamo presente che nei ritmi e nei pentagrammi di quei brani erano già Blue Notes ufficialmente taciute per motivi nazionalistici, l’avventura appare tutt’altro che ardita o saccente. Quel clima armonico viene riletto secondo soluzioni equilibrate che offrono un nuovo dettaglio creativo alle tante interpretazioni coeve del Trio Lescano, del Quartetto Cetra, di Lelio Luttazzi, Domenico Modugno, Luigi Tenco e Giorgio Gaber.  In ogni caso, anche questo non basterebbe a dare una visione completa dell’aura in cui si muove l’evoluzione artistica della Band: ironia soprattutto, inventiva gradevole, originalità esecutiva, brio e attento controllo delle dinamiche e dell’arrangiamento, ricerca accurata delle ragioni compositive.
L’estro moderno della performance è ben visibile: in “Torpedo Blu” c’è sia swing che new sound metropolitano, ne “Il tempo dei limoni” vola un fraseggio coltraniano nel Bop dei tenui ¾ , in “Ho un sassolino nella scarpa” appare un duetto Banjo-Contrabbasso che evoca lo stile Pre-New Orleans, in “Vecchio Frack” si apre il mondo immaginifico della Classica contemporanea e quello, prospettico e multiforme, della psichedelia ECM vibrata dal solo di chitarra di Andrea Vedovato, perfettamente in argomento con l’andare notturno e sentimentale del testo.
In tale contesto, la voce suadente e carezzevole di Sara Fattoretto narra il flusso delle storie quasi fosse Fonetica dell’Eiar , con garbo squisito e rilassato in “Notte di luna calante”, quando il sax di Yuri Argentino interviene in lirismi alla Gerry Mulligan, poi arrendevole e fuggevole nel canto bahiano de “La voglia, la pazzia”, più sfumata e divertita che non quella, pur magistrale, di Ornella Vanoni con Toquinho e Vinicius De Moraes (1976), sembrando forse più contigua all’anima popolare di Jorge Amado, vero ispiratore della bellissima “canção” fra “Dona Flor” e “Gabriela, cravo e canela”.
L’abulia sorridente ed affettuosa di “Sono tanto pigro” del Maestro Lelio Luttazzi e lo sguardo onirico volto all’introspezione di “Amore baciami” disegnano un Finale sapido e arguto che inizia e si conclude nel sottile e serissimo gioco di Sostituzione  del titolo: “Ho un pinguino nella scarpa”. Come a dire: un “sassolino” (musicale) è prova del segno “innamorato” di un Quintetto che  fa della propria fantasia un Excursus piacevolmente autunnale di “buone cose” d’antan , tanto vicine alla “leggerezza esistenziale” di Guido Gozzano quanto volutamente distinte dal Modo supponente di tanta inappetibile retorica del Revival oggi “celebrato” a suon di mani plaudenti ( e ignoranti e bassamente demagogiche) nei vari Talent Show o in orrori simili.
Bravi ed agili i Cinque, senza Grandi Maestri da voler imitare e con un Fare disinvolto, originale ed assolutamente gradevole.

SAYA
Ho un pinguino nella scarpa
Indijazzti Records, 2014
1. Parlami d'amore Mariù
2. La voglia, la pazzia
3. Torpedo blu
4. Baciami piccina
5. Il tempo dei limoni
6. Ho un sassolino nella scarpa
7. Vecchio frack
8. Notte di luna calante
9. Il pinguino innamorato
10. Sono tanto pigro
11. Amore baciami
Sara Fattoretto – voce
Yuri Argentino – sax
Andrea Vedovato – chitarra
Riccardo Di Vinci – contrabbasso
Stefano Cosi – batteria

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Pubblicato da nel 2 dicembre 2014 alle ore: 0:07. Archiviato sotto Musica,Recensioni. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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