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Assassinio a Mont St. Michel – Praslin interroga le due donne

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CAP. XIII

 Praslin interroga le due donne

Assassinio a Mont St. Michel - Praslin interroga le due donne

Assassinio a Mont St. Michel - Praslin interroga le due donne

La sala da pranzo sa di stantio e di non usato. Probabilmente la porta di questa camera viene aperta soltanto quando ci sono ospiti e, se è vero come dicono che queste due donne non ricevono mai nessuno, si capisce perché ho la sensazione di essere entrata in una sala vuota. Una vetrinetta espone il servizio di piatti buono, di quelli usati solo per le grandi occasioni, testimoni di pranzi ormai remoti. Il salotto pur essendo vecchio è ancora intatto e gonfio, segno che mai nessuno ci si siede, e sul grande tavolo accostato alla parete un centrino inamidato è l’emblema di tutto il vecchio che c’è in questa casa. Non pensavo che esistessero ancora case con i centrini inamidati come centrotavola. Un solo quadro, carino, ma da solo non riesce a spezzare la monotonia delle pareti. E’ dipinto con la tecnica aglomisèe, cioè sul retro del vetro, più che un quadro sembra un superstite. Le due donne ci fanno accomodare sul divano, poi entrano anche loro nella stanza. La madre si posiziona davanti la finestra così da apparire quasi al buio avendo la luce solo di spalle, mentre la figlia rimane in piedi vicino alla poltrona. Il silenzio piomba su noi quattro. Loro due ci guardano, vogliono sapere cosa desideriamo da loro, con una punta di intolleranza però per essere state infastidite nel momento del dolore, quando cioè avrebbero voluto più che mai essere lasciate sole. Mi cala addosso una sensazione di disagio, mi manca l’aria, vorrei prendere l’ispettore per mano e scappare via, dire che siamo entrati in una casa opprimente e tetra è dire poco. L’ispettore, a disagio quanto me, facendosi coraggio rompe gli indugi e parla per primo.

“ Innanzitutto condoglianze … a tutte e due …” e si alza per stringere loro la mano ma poi, vista la  freddezza, ci ripensa e si risiede sollevando leggermente i pantaloni sulle ginocchia così da fare intravedere un paio di calzini bianchi e corti che lasciano nude una parte delle gambe, secche e pelose. Una moglie non gli avrebbe mai permesso di indossare simili calzini !

“… inoltre vorrei farvi presente che questo certamente non è un interrogatorio ma un semplice e informale colloquio che sono tenuto a fare, spero comprendiate “

“ Certo “ risponde la vedova.

“ Dunque madame Gregorinne, mi può parlare un po’ di suo marito ? “

Lei volta la faccia verso la finestra e stringe le mani sui braccioli della sedia a rotelle.

“ Cosa desidera sapere, come era l’uomo che più di trent’anni fa sposai per amore o come era diventato negli ultimi quattro ? “ e rimane a guardare oltre la finestra.

“ Io … beh …  io so tutta la storia, quindi vorrei toglierla dall’imbarazzo …”

“ Imbarazzo dice ? Lo chiama imbarazzo ? “ e si gira verso di noi “ no ispettore, è tradimento quindi umiliazione, altro che imbarazzo. Come tutto sia potuto accadere non lo so, ma è successo, a un certo punto del nostro matrimonio Vincent ha smesso di amarmi, mi ha tradita e … mi ha distrutta …”

“ Neanche il suo gesto lo ha fatto rinsavire ? “

A questa domanda la figlia si avvicina alla madre e le accarezza  i capelli.

Con profonda amarezza lei risponde di no.

“ Mi spiace. Ora madame, arriviamo a un passato più recente, ha mai avuto la sensazione che volesse lasciarvi definitivamente ? “

“ No, questo mai, si sentiva prigioniero in questa casa ma non se ne sarebbe mai andato  “

“ Sa se per caso aveva fatto testamento ? “

 “ E a quale scopo ? Il denaro era la mia dote e doveva passare a mia figlia, la casa è di entrambi, Clodine è figlia unica quindi …”

L’ispettore mi chiede aiuto con gli occhi.

“ Vede signora “ intervengo io “ forse l’ispettore non ha il coraggio di dirle che qualcuno asserisce il contrario “

“ E chi sarebbe questo qualcuno ? “

“ Madame Dauphin “

“ Oh, e cosa asserisce madame Dauphin se è lecito ? “

“ Beh … lei afferma che il signor Pinard stava per lasciarvi e unirsi definitivamente a lei, e che proprio la sera della disgrazia l’aveva telefonata per dirle di aver fatto testamento in suo favore “

Le due donne si guardano stupite.

“ E’ falso, si è inventata tutto per darsi importanza “ scatta la vedova .

Poi si calma e riprende : “ Vede, mio marito ci teneva a mantenere una parvenza di perbenismo, così era di notte che fuggiva da lei ma di giorno era puntuale al lavoro e si faceva vedere in giro qui, a Mont St. Michel. Inoltre non avrebbe mai privato la sua unica figlia di quanto le spetta per nascita. No, quella donna ha detto una enorme bugia “

“ Ne è proprio sicura ? “  le chiedo.

“ Ma come glielo devo dire ? “ e sbatte i pugni sui braccioli. Poi cambiando il tono della voce prosegue più calma “ posso anche pensare che Vincent gliele abbia dette queste cose, ma sono certa che lo ha fatto solo per tenersela buona. Forse la signora cominciava a pretendere più di quanto lui poteva permettersi e così …”

“ Lo credo anch’io “ commenta l’ispettore.

“… e poi se fosse vero, dovrebbe essere da qualche parte questo documento, madame dice di non averlo ricevuto in tempo, giusto ? “

“ Si “

“ Lui ce lo aveva indosso quando è morto ? “

“ I miei uomini stanno ancora setacciando la zona, ma niente, non hanno trovato nulla “

“ Allora potrebbe essere solo qui, guardate pure se volete, ma non troverete niente perché questo documento non è mai esistito “

L’ispettore non raccoglie la provocazione e rimane seduto al suo posto. Credo che dopo queste parole abbia deciso di considerare le dichiarazioni della Dauphin prive di fondamento. Gregorinne lo intuisce, ringrazia con un debole sorriso e si volta di nuovo verso la finestra convinta di aver chiarito tutto e di non dover aggiungere altro.

“ Signor ispettore noi vorremmo sapere quando sarà possibile organizzare il funerale “

“ Domani riceverò l’esito dell’autopsia quindi credo che domani l’altro sarà senz’altro possibile, anzi potete già prendere accordi con l’abate, non ci saranno altri contrattempi “

Clodine ringrazia e ci accompagna alla porta. Il rumore del chiavistello che si chiude alle nostre spalle ci da la sensazione di essere rinati, mai come adesso ho desiderato un po’ di aria fresca sul viso.

“ Allora cosa ne pensa ? “

“ Per ora niente, sembra che ognuno abbia detto la verità, ma siccome le tesi sono contrastanti, è chiaro che qualcuno mente “

“ Chi potrebbe essere ? L’amante ne avrebbe mille motivi “

“ E se il fratello non è poi così buono e religioso come sembra ? “

“ E se queste due poverine … no … è  troppo assurdo …”

“ Infatti “

“ Si è ingarbugliata per benino questa faccenda eh ? “

“ Direi proprio di si ma per oggi basta pensare, ho bisogno di respirare aria buona e di vedere gente viva  “

“ A chi lo dice ! “

“ C’è solo una cosa che mi ha lasciata subito perplessa “

“ E quale ? “

“ Che nessuna delle due donne ha chiesto io chi fossi e che ci facessi da loro “

“ E questo cosa vuol dire ? “

“ Mi creda signor ispettore, proprio non lo so. A domani “ e lo lascio a bocca aperta mentre mi incammino verso il mio albergo, per riposare o meglio, come diceva Hercule Poirot, per far riposare le mie piccole cellule grigie.

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Pubblicato da nel 3 dicembre 2014 alle ore: 0:19. Archiviato sotto Libri,Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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