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Assassinio a Mont st. Michel – Il fratello riflette

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CAP. XIV

 Il fratello riflette

Assassinio a Mont st. Michel - Cap. 14

Assassinio a Mont st. Michel - Cap. 14

Stamane Alphonse non è andato a raccogliere pesci. Da quando non fa più il pescatore, tutte le mattine di buon’ora se ne va sul bagnasciuga per raccogliere i fruit de mer lasciati dall’alta marea, ma oggi non lo fa. Oggi no, non se la sente, non ce la fa e non ne ha voglia. Per pranzo mangerà solo una salade nizzarde, tanto non ha neanche appetito. Butta la cicca della sigaretta e chiude la finestra. Neanche vedere il suo mare è bastato stamattina a sollevargli il morale, non gli rimane che uscire.

Per strada incontra tante persone che conosce, amici e paesani che lo salutano con più affetto del solito a dimostrazione della solidarietà che provano per lui in un momento così doloroso. Ma lui cammina diritto, a testa bassa, col suo berretto calato sulla fronte proprio per evitare gli sguardi, e non saluta nessuno, anzi non vede nessuno, è come se fosse solo, solo lui a calpestare i ciottoli della strada verso una meta a caso. Sale sulla muraglia e cammina spezzando il vento con la sua faccia rugosa e infinitamente triste. Senza accorgersene, ha già percorso quasi tutta la muraglia e comincia ad avvertire un po’ di stanchezza nelle gambe. Si siede sul muretto e getta uno sguardo disinteressato alle isole di Grand Bè, appoggia le spalle a una merlatura e la testa su una punta, si copre il viso con il berretto e chiude gli occhi. Quante domande gli ronzano nella mente … Suo fratello non c’è più, questa è l’unica certezza, un dirupo ha accolto il suo corpo spezzato dal lancio nel vuoto e gli ha procurato una morte orrenda. Si, è proprio così che è finito suo fratello e lui l’ha visto quel dirupo da cui è precipitato, quel muretto dal quale è caduto e quel vuoto immenso che ha assistito alla sua caduta. Che orrore, che brutta fine ! Così ha voluto Dio e bisogna accettarlo, ma come si fa ?

Accettare la morte è difficile per tutti, credenti e non, ma quando questa è dovuta a una tragedia allora a volte è impossibile. Troppo dolore, troppo sangue, troppe immagini raccapriccianti ti impediscono di dimenticare come hai perduto una persona cara. “ Cosa ha voluto dire Dio, che giustizia è fatta ? Certo lui era un peccatore, aveva tradito, maltrattato, ma c’era proprio bisogno di una morte simile ? Era l’unico modo per fargli espiare le sue colpe, ammesso che ciò sia stato sufficiente ? E se non fosse stato nostro Signore ma il diavolo, si proprio lui che lo ha circuito, raggirato e poi beffato dopo averlo fatto cadere nella trappola della perdizione ? E se invece è proprio così che si è salvato ? Oh fratello mio cosa hai fatto, perché ti sei perso così ? Dio ti aveva concesso il tempo per redimerti e tu non l’hai sfruttato, ora cosa ne sarà della tua anima ? “ grida Alphonse, quasi volesse farsi sentire da colui che non c’è più e che ora sta vagando in un mondo tanto lontano dalla terra. Le parole gli sono uscite di bocca senza volerlo e, se qualcuno passando le ha ascoltate, avrà pensato che sotto quel berretto si nascondesse un folle. Ma ad Alphonse ora come ora il giudizio degli altri poco importa. Si rialza ma aspetta un po’ prima di rimettersi in cammino, deve dare modo alle sua ossa di mettere da parte l’artrite e muoversi, anche se lentamente. Prende una scorciatoia e passa vicino a una cappella all’aperto, quella consacrata al mare. Si fa il segno della croce. Qualche vedova ha portato un piccolo mazzo di fiori e una madre ha inchiodato al muretto una preghiera per il figlio pescatore, scritta in calligrafia elementare, semplice come il suo cuore.

Lui la legge, si rifà il segno della croce e imbocca rue dell’Orne per proseguire il cammino verso casa. Adesso sente il bisogno di riposare nella tranquillità delle sue mura domestiche. Un temporale improvviso lo bagna tutto ma lui non si scompone, è abituato al mare in tempesta, alle onde alte, agli schizzi d’acqua salata, che può mai fargli un po’ d’acqua piovana caduta dal cielo. Continua a camminare con le mani in tasca e il berretto ben calato sulla fronte con il suo solito passo, lento e dolorante, mentre tutti intorno fuggono sotto le tettoie, al riparo da una pioggia divenuta ormai violenta. Tutti tranne una. E’ una donna di mezza età che continua a mangiare le sue moulles sotto l’ombrellone del restaurant dove poco prima si era seduta per pranzare, nonostante la tela dell’ombrellone ormai impregnata tutta, fa cadere acqua a catinelle sui suoi capelli, sul suo trench e nel suo piatto.

Alphonse si ferma per osservarla, mai in vita sua aveva visto tanta caparbietà. Come spesso accade da queste parti, la pioggia cessa di colpo e la gente riaffolla la piazza ricominciando da dove era stata interrotta. La donna guarda verso l’alto e si rende conto che il cielo ormai schiarito non piangerà più, così si alza facendo cadere l’acqua che si era abbattuta su di lei, si asciuga i capelli con un fazzoletto che poi strizza e mette ad asciugare sulla sedia, si accomoda di nuovo, scola tutta l’acqua dal suo piatto e ricomincia a mangiare come se nulla fosse accaduto.

“ Che tipo, non si è scomposta per niente, neanche il temporale l’ha disturbata. Chissà, forse più nulla la scalfisce nella vita ”

Questa sconosciuta gli fa venire in mente sua cognata e sua nipote. Anche loro sono così, nulla più le sconvolge, nulla può fare loro altro male ormai, è quasi come se non avessero più nulla di umano, più nulla di vivo. E se non fosse così ? Il sorriso che prima aveva sulle labbra, scompare per fare posto a una bocca serrata dalla rabbia.

Sulla lavagna del restaurant legge l’avviso che quotidianamente il gestore scrive in gessetto – anjourd huì marèe haute à 17 heures et 46 minutes – oggi alta marea alle 17 e 46 minuti -

Lo legge solo per abitudine, ormai i bollettini metereologici non lo interessano più. Si volta e si dirige verso casa. Al portone si ferma e si appoggia alla maniglia.

“ Giustizia è fatta o è stata procurata ? E se fosse così, da chi ? E io fino a che punto sono colpevole? “

Una fitta al cuore gli fa contrarre il volto in una smorfia di dolore, si regge il petto e aspetta che passi. Poi, con mano tremante, apre il portone che cigola e si richiude da solo con un piccolo tonfo alle sue spalle. I passi lenti e striscianti di Alphonse si fanno lontani, ma le sue domande no, quelle sono vicine e lo inseguono come ombre, anche in pieno giorno.

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Pubblicato da nel 10 dicembre 2014 alle ore: 0:43. Archiviato sotto Libri,Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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