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Assassinio a Mont st. Michel – I funerali

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CAP. XV

 I funerali

Assassinio a Mont st. Michel - Cap. 15

Assassinio a Mont st. Michel - Cap. 15

“ Lei capita a proposito signora Anna, venga pure dentro “

“ Mi dica tutto ispettore, cosa c’è di nuovo ? “

“ C’è l’esito dell’autopsia, legga pure “ e mi porge il verbale del patologo, breve e conciso.

“ Beh niente di nuovo, la morte è sopravvenuta nel momento dell’impatto sulle rocce, nel sangue della vittima era presente una forte dose di alcool. Tutto questo ci dice che non è stato ucciso prima della caduta, che non è morto di infarto o quant’altro prima di precipitare e che il suo era uno stato confusionale causato dall’alcool ingerito qualche ora prima, quindi può essere precipitato solo accidentalmente, come lei crede da sempre “ e gli restituisco i fogli.

“ Non ha guardato bene, qui in basso c’è una nota “ e me la indica.

“ Una nota dice ? “ e riprendo i fogli “ oh ecco … si … interessante …”

“ Cosa ne pensa ? “

“ Beh è difficile interpretare queste parole – presenza di un ematoma all’altezza delle cosce dovuto probabilmente alla pressione esercitato dal corpo sul muretto al momento della caduta – “

“ Per lei cosa possono significare ? “

“ Che è facile dedurre ciò che ha dedotto il patologo visto come si sono svolti i fatti, ma se vuole sentirla tutta, queste parole per me sono un punto a favore della mia tesi. Ispettore, io sono convinta che qualcuno, approfittando della sua ubriachezza, abbia preso Vincent Pinard per le gambe e lo abbia buttato giù dal burrone lasciando a tutti, compresa la polizia, la convinzione che si fosse trattata di una disgrazia. D’altronde a tutt’oggi chi potrebbe essere certo del contrario, non ci sono testimoni, l’autopsia non lascia dubbi, veri e propri indizi contro qualcuno in particolare non sono ancora emersi, più incidente di così ! “

“ Ma noi stiamo indagando e io non ho ancora deciso di chiudere il caso, quindi riesaminiamo la faccenda. Vincent Pinard ha un’amante per la quale farebbe qualsiasi cosa, e questo ce lo hanno detto più o meno tutti e, secondo questa donna, il Pinard stava per lasciare la sua famiglia per andare a vivere con lei dichiarandola oltretutto sua unica erede. Ma, a comprovare tale testimonianza, non c’è uno straccio di prova. Supponendo che quanto detto sia vero, a perderci in questa faccenda sarebbero la moglie e la figlia del Pinard, ma sinceramente io quelle due non ce le vedo proprio ad assassinare qualcuno. Tenendo conto che all’amante non conveniva perché perdendo lui perdeva tutto, rimane soltanto il fratello ”

“ Il fratello ? “

“ Si, lui. Se è vero che le due donne perdevano tutto ciò che possedevano, è pur vero che il fratello veniva colpito in quello per cui lui più ci tiene e cioè nell’onore, nella rispettabilità, insomma il Pinard con la separazione dalla moglie si preparava a legalizzare una relazione fino ad allora tenuta nascosta, l’avrebbero saputo tutti e il buon nome della famiglia sarebbe stato compromesso per sempre, cosa questa inaccettabile per un moralista come il signor Alphonse “

“… e potrebbe aver pensato di evitare tutto questo, giustiziando con le sue stesse mani un uomo ai suoi occhi troppo peccatore per essere degno di continuare a vivere, per di più in procinto di distruggere due persone a lui molto care ma soprattutto innocenti …”

“ Vedo che mi segue. Inoltre chi ci dice che il Pinard prima della comparsa di madame Dauphin nella sua vita, non fosse stato intenzionato a lasciare qualcosa anche a suo fratello ? “

 “ E chi potrebbe escluderlo “

“ La tenga a mente questa ipotesi, poco probabile ma non impossibile. Se ipotizziamo invece che la testimonianza della Dauphin sia falsa, allora i sospetti potrebbero anche cadere su di lei, perché a quel punto lei sola avrebbe perso tutto. E se quella sera lui al telefono le aveva detto che voleva lasciarla ? E se lei, perse le staffe, ha deciso di vendicarsi uccidendolo ? Anche questa è un’ipotesi probabile, non le pare ? “

“ Certamente, ma tra queste ipotesi, tutte da verificare, di una sola cosa sono certa, e cioè che se di omicidio si è trattato, il cerchio si stringe intorno a queste sole persone, altre nella scena non ce ne sono “

“ Si, ne sono certo anche io, come sono certo che, se non si è trattato di incidente come ancora continuo a credere, sarà molto difficile dimostrare il contrario, sia per come si sono svolti i fatti, sia per la natura dei sospettati e i loro alibi ”

“ Signor ispettore sono le dieci “

“ Lo vedo agente, e allora ? “

“ Il funerale signore, se ne è dimenticato ? “

“ E’vero, grazie giovanotto per avermelo ricordato, ci vado subito, anzi ci andiamo subito, prego madame ” e mi cede il passo.

La chiesetta è poco affollata : qualche abitante di Mont St. Michel sparso tra i panchetti più per curiosità che per onorare il defunto, Alphonse Pinard con moglie, genero e figlia seduti al secondo banco di sinistra, vedova e figlia al primo di destra. Al centro dinanzi l’altare la bara senza fiori. Nessuno la guarda, nessuno alza la testa, tutti sono raccolti in un grande silenzio, non di preghiera però ma di disagio, è lampante che questa morte ha sollevato il pettegolezzo dello scandalo e con la sua assenza la gente del luogo ha voluto dimostrare indifferenza verso un uomo che neanche una morte così tragica ha scagionato dalla macchia, e lo ignora.

Un’ultima umiliazione per i familiari. Io e l’ispettore ci teniamo lontani, quasi vicino alla porta d’entrata. Una messa come tante, veloce come quelle che si tengono di pomeriggio senza omelia, un breve accenno alla vita ultraterrena e il sacerdote termina il suo uffizio girando intorno alla bara per spandere incenso. Consegna il portaincenso al chierichetto che di corsa va a deporlo in sacrestia così da potersi svestire e andare alla partita di pallone con gli amici, mentre il sacerdote porge le sue condoglianze al fratello del defunto, soffermandosi a lungo vicino a Gregorinne e a Clodine per offrire loro un po’di conforto. Le due donne lo ringraziano e gli baciano la mano. Uscendo, si fermano qualche istante all’altezza di Alphonse. Uno sguardo intenso, un accenno di commozione ed escono dalla chiesa a capo chino passandoci vicino senza salutare. Le segue Alphonse che invece ci saluta sollevando il basco dalla testa. La bara viene portata nel vicino cimitero dove una fossa già scavata l’attende.

Viene calata e subito sepolta. In attesa della lapide, il becchino fa penetrare nella terra fresca una piccola croce di legno con inciso il nome del defunto e le sue due date, quella della nascita e quella della morte. Questa scena mi fa ricordare il genio di un poeta anonimo che in una sua poesia raccontava di aver scoperto, nel mezzo di un cammino irreale, un cimitero alquanto strano perché popolato da tante croci con sopra incisi non nomi, non date bensì scritte del tipo – tre giorni – una settimana – due mesi – e così via. Cosa indicavano queste date, che significato avevano questi periodi così brevi si chiese, era capitato in un cimitero di bambini ? Pose queste domande a un passante ed egli disse che quelle date ricordavano semplicemente i periodi in cui quelle persone decedute erano state felici durante le loro vita.

Se si riflette bene è proprio così, in una intera vita forse la vera felicità è durata in tutto solo qualche settimana e forse vale davvero la pena ricordare solo questo, potrebbe non avere senso quindi far rimanere di noi quando si è nati e quando si è morti ma soltanto quando si è vissuto veramente, con quella gioia e quell’amore che ci avranno fatto sentire felici, appagati, in una parola vivi. Cosa avrebbero dovuto scrivere sulla croce di Vincent, mi chiedo, il periodo della relazione con Aurore o quello fatto di matrimonio e paternità ? Insomma qualche mese o qualche anno ? A Vincent la risposta. Un rumore di breccioline calpestate mi fa ritornare alla scena reale. E’ il piccolo gruppo che si scioglie lasciando quella croce senza una lacrima, senza una preghiera. Noi li seguiamo.

Giunti al mio albergo chiedo all’ispettore:

“ Ha notato che nessuno in chiesa ha voluto ricevere la comunione ? “

“ Si, chissà perché “

“ Vede a volte nella disgrazia la fede si affievolisce, altre volte si rafforza, altre volte ancora si è troppo invasi dal dolore per avere la giusta concentrazione, ma …”

“ Ma ? “

“ … altre volte non ci si sente degni … “ e supero il portone del mio hotel lasciando l’ispettore che rimane un po’ sovrappensiero, poi fa dietro front e se ne va alla gendarmeria.

“ Bene, se ne andato, via libera “

Il cielo si è liberato del consueto grigiore e si è colorato di vivo, e io non me lo posso perdere.

“ Aveva ragione Boudin quando spingeva Monet alla pittura en plein air o quando diceva che tre pennellate dal vivo valgono più di tre giornate al cavalletto. E’ stato così che tanti capolavori si sono illuminati d’immenso. E sarà così anche per la mia mente, all’aria e alla luce spazzerò via le cose inutili e farò rimanere solo l’essenziale, cioè la verità …” e mi avvio verso la baia dove resterò fino a che la luce mi farà compagnia.

A braccia conserte, affondando quasi nella sabbia bagnata, continuo a chiedermi come, non chi ma come, e cosa ha fatto scatenare una tale sete di vendetta, cosa è accaduto in passato di tanto terribile da far decidere a qualcuno di cambiare il destino di più persone con il semplice gesto di sollevare un ubriacone e scaraventarlo nel vuoto. Si, mi domando perché, non chi. Non più …

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Pubblicato da nel 17 dicembre 2014 alle ore: 0:01. Archiviato sotto Libri,Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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