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Assassinio a Mont st. Michel – Ferragosto a Cancale

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CAP. XVI

 Ferragosto a Cancale

Cancale - Assassinio a Mont st. Michel Cap.16

Cancale - Assassinio a Mont st. Michel Cap.16

E’ ferragosto e io ho bisogno di una pausa, almeno un giorno senza il caso Pinard. Io e mia figlia ce ne andiamo a Cancale per mangiare le famose plates, le ostriche piatte. Per loro siamo pronte a subire la bolgia di questa serata di metà agosto che prevediamo ci costringerà ad ascoltare musica a tutto volume e a vedere gente che balla e si tira scherzi grondando sudore. Invece no, niente di tutto questo. L’immagine che si presenta ai nostri occhi è totalmente estranea a quella cui siamo abituati, quasi irreale. Ci aggiriamo tra i vicoli con la curiosità di chi è stato colto di sorpresa, cercando di capire dove siamo capitate. Il paese è al buio e la gente passeggia silenziosa fermandosi là dove intravede una finestrella o un portoncino appena illuminati da qualche candela. Una breve sosta e va oltre. Ci avviciniamo anche noi a uno di questi e poi a tutti gli altri che incontriamo lungo il percorso, imitando chi ci precede, e scopriamo che le donne di Cancale ogni ferragosto, proseguendo un’antica tradizione, compongono nella propria casa un piccolo altare in onore dell’Assunta, ma non come avviene dalle nostre parti dove si abbonda con fiori, tappeti e tende di broccato porpora, bensì ponendo ai piedi della statua, piccola e di fattura artigianale, reti, ami, canne, berretti marinari, pipe, insomma l’intero corredo di un pescatore, chi per renderle omaggio in seguito a una grazia ricevuta, chi per chiedere la sua protezione a favore del proprio figlio o marito, il tutto nella quiete di una religiosità sentita e rispettata. Insomma del tutto inaspettatamente ci troviamo a vivere una serata nel rispetto delle tradizioni normanne tra gente che ha saputo creare un’atmosfera magica con la semplicità di qualche lumino e di qualche altare casalingo.

Portone dopo portone arriviamo in riva al mare, un mare stasera silenzioso, piatto.

Ben oltre la riva, una grande statua della Madonna viene lentamente circondata dalla marea, ancora calma. Dobbiamo fermarci un po’, è uno spettacolo mozzafiato: il paese alle nostre spalle semilluminato dalle candele, un mare disteso ai piedi di Maria che sembra emergere dagli abissi in tutta la sua potenza, e i piccoli ristoranti sul litorale illuminati da quelle lucette che normalmente da noi si usano per le decorazioni natalizi. Guardiamo senza parlare, sarebbe fuori luogo.

Al posto dei lidi qui ci sono le bancarelle dei venditori di ostriche, e non è perché è estate, loro ci sono sempre, ogni giorno di buon mattino fino all’ora di cena, che piova o ci sia il sole, che faccia freddo o ci sia vento di tempesta.

Ci avviciniamo a una di queste scegliendola solo per la simpatia della proprietaria. Le indichiamo le ostriche che vogliamo, lei ce le apre, ce le sistema in un piatto con tanto limone e ci indica il muretto del porto dove andarcele a mangiare. Fantastiche !

I gusci li buttiamo sulla scogliera, diventeranno cibo per i gabbiani.

Chissà per quanto tempo mi ricorderò di questo ferragosto, riassaporerò il gusto delle ostriche, risentirò gli odori della Normandia, riascolterò il suono dell’Atlantico e i passi silenziosi della gente di Cancale. E rivedrò i lumini, piccoli protagonisti di questa bella serata.

Nella mia stanza d’albergo, è la prima notte che mi addormento senza pensare a nulla.

Dopo sei ore di sonno ininterrotto mi sveglio, sbadiglio e mi stiracchio tutta, ho dormito troppo per le mie abitudini. Scivolo dal letto portandomi dietro il piumino e vado a rannicchiarmi sulla poltrona che spingo sotto la finestra. Assisto all’aurora rosata dell’Atlantico e ripenso a Chantal, alle nostre cene parigine, ai mercatini, alla serata all’Operà. Si, all’Operà.

 “ Cosa dissi a Chantal riguardo la commedia ? Si … dissi che alcuni personaggi da secondari e scontati si erano rivelati primari e sorprendenti … e poi … dissi che … che avevo capito … ma poi me ne sono dimenticata … ma come ho fatto ? … che cosa è che avevo capito ? “

Cammino su e giù per la camera, poi mi siedo di nuovo in poltrona e penso, penso.

Niente, non ricordo niente.

“ Forza Annamaria, torna indietro nel tempo, rivedi tutta la serata e cerca di ricordare a quale punto della commedia hai riflettuto su questi personaggi e perché “

Mi distendo sul letto, mi copro gli occhi con le mani e inizio dal principio.

“ Dunque, sono entrata … poi è iniziata l’opera … poi c’è stato l’intervallo … poi Chantal ha commentato la regia, quindi io le ho detto … e lei mi ha detto … e a quel punto io … ecco, ora ricordo … si ora si … “

Una doccia veloce, un bigliettino per Melania lasciato sul mio cuscino, un caffèlatte sorseggiato in piedi e via dall’ispettore, dimentica del fatto che alle otto del mattino dopo ferragosto probabilmente il pover’ uomo è ancora nel suo letto.

Appena sono in strada, noto che c’è uno strano fermento in paese, non so cos’è di preciso ma oggi nell’aria c’è qualcosa di diverso. I negozianti ad esempio, pur non avendo ancora aperto i loro negozi, sono però già davanti le serrande e chiacchierano fitto fitto tra di loro dando l’impressione che si stiano scambiando pettegolezzi, e il vocio si infittisce man mano che mi avvicino alla gendarmeria dove il gruppetto di persone è diventato ormai una folla, piccola ma rumorosa.

“ Ma che succede oggi, l’intero paese è sceso in piazza ? “ chiedo all’agente che mi apre la porta.

“ Lo credo bene, è l’argomento del giorno “

“ Cosa ? “

“ Non mi dica che proprio lei non lo sa ? “

“ Mi creda agente non so nulla “

“ Ma lei dove è stata ieri sera ? “

“ A Cancale, perché ? “

“ Ah ecco, perciò non sa nulla, ieri sera l’ispettore Praslin ha fatto arrestare madame Dauphin “

“ Madame Aurore ? Ma come gli è saltato in mente ? “

“ Ha detto che aveva indizi sufficienti per incastrarla e l’ha anche interrogata “

“ Ieri sera stesso “

“ Ouì madame “

“ E dov’è ora l’ispettore ? “

“ Sta per arrivare, anzi eccolo “ e va ad aprirgli la porta.

L’ometto è visibilmente stanco ma ha un’aria vittoriosa che proprio non riesce a nascondere.

“ Bonjour signora Anna, ha visto che vespaio ho sollevato ? “ e mi indica la folla che ancora non si disperde.

“ Lo vedo, ma come ha potuto fare una cosa del genere ? “ gli chiedo quasi esterrefatta.

“ Venga nel mio ufficio e si accomodi, le dirò tutto “ e mi fa sedere sulla solita sedia.

“ Ho fatto perquisire contemporaneamente le case di tutti gli indiziati “ comincia lui “ e non è stata trovata traccia del fantomatico testamento cui madame Dauphin accennava. Ho dedotto quindi che la sua deposizione era tesa a intorpidire le acque e a condurci su una falsa pista “

“ E allora ? “

“ Allora, secondo me, è andata così : il Pinard si stava stancando di lei, troppo esigente forse o troppo esosa, le telefona ( abbiamo appurato che la telefonata c’è stata davvero ) e con l’aiuto di qualche bicchiere di troppo le comunica che è finita. Lei è disperata, senza di lui perde tutto, quelle parole al telefono sono state come delle pugnalate.

 Si rende conto che il suo Vincent è ubriaco ma intuisce che ciò che le ha detto è la verità, lo ha perso per sempre, ed ecco che scatta il lei la rabbia, l’odio ( abbiamo visto come si è presentata in questo ufficio e come si è comportata, sia durante la deposizione sia sul luogo dell’incidente ) e allora decide: se non sarà lei a godersi una certa posizione, non dovrà esserlo nessun altro. Si precipita a Mont St. Michel, lo trova, lo guarda con i suoi occhi freddi pieni di rancore e con la sua forza un po’ mascolina lo solleva e lo scaraventa nel burrone …”

“…e se ne torna a casa sua senza che nessuno se ne accorga “

“ Esatto, avviene tutto di notte, non lo dimentichi, chi vuole che l’abbia vista ? Vede signora Anna tutto combacia, movente, occasione, vendetta, cosa altro mi mancava? Nulla, così l’ho fatto prelevare, l’ho fatta condurre dinanzi a me e l’ho interrogata. Che gliene pare fino ad adesso ? “ e si spalla sulla poltrona aspettando la mia approvazione.

“ Che a mio avviso è tutto un equivoco “

“ Aspetti a sentire il resto. Mentre la interrogavo ieri sera, quella donna non proferiva parola, neanche una a sua discolpa, teneva la testa bassa e ascoltava tutto in assoluto mutismo, senza neanche essere agitata. Ma dico io come poteva non esserlo ? Possibile che non si rendeva conto della difficile situazione in cui si trovava ? E se era innocente come faceva a non reagire ? Come si può non discolparsi quando ti vengono mosse accuse infondate ? Tutto ciò è illogico ! Ma, se si crede nella sua colpevolezza, allora tutto si spiega. Vedendola ieri sera non ho avuto più dubbi. L’ho fatta trattenere mentre io sono andato a esporre la questione al giudice incaricato. Nonostante la presenza di scarsi indizi, anche lui ha creduto nella sua colpevolezza e ha tramutato il fermo in arresto. Creda a me signora, ho fatto centro “

“ Io invece non lo credo, per me non è stata lei, il suo era soltanto l’atteggiamento arrendevole di una che si sente senza via di scampo. Questa donna sa che ormai tutti sono contro di lei, la gente del suo paese e quella di qui, la polizia, insomma tutti e non ha tentato di difendersi perché sa che ormai nessuno le vuole credere. Agli occhi di tutti lei è una donnaccia, una rovina famiglie, una …”

“ Signor ispettore devo parlarle “

“ Entri pure agente, cosa c’è ? “

“ Ecco signore, è arrivato un tizio che ha urgenza di parlare con lei “

“ E chi è ?”

“ Non lo so signore “

“ Ma cosa vuole, non glielo ha chiesto ?”

“ Si signore, gliel’ho chiesto “

“ Quindi ? ”

“ Lui dice che deve fare una testimonianza “

“ Di che genere e riguardo a cosa ?”

“ Una testimonianza per il caso Pinard … a favore di madame Dauphin … così dice …”

“ Ma … che diavolo sta dicendo … insomma che sta succedendo ? “ urla l’ispettore sbattendo i pugni sulla scrivania.

Le penne cadono e lui si sfoga schiacciandole con furia sotto i suoi piedi.

L’agente si precipita a raccogliere i pezzi, ma l’ispettore lo blocca e lo fa rialzare.

“ Voglio il nome “

“ Non so ancora chi sia signore, stiamo controllando i documenti “ e fa un passo indietro intimorito dalla reazione del suo capo che, guardando i resti delle penne, sbuffa come un toro nell’arena.

L’agente è imbarazzato ma, come me, finge indifferenza. L’ispettore dopo un po’ si ricompone, si abbottona la camicia, si sistema la cravatta, indossa la giacca, spinge con il piede i rimasugli delle penne nell’angolo dov’è il cestino e torna alla ufficialità del suo ruolo.

 Un respiro profondo ed è pronto a subire il brutto colpo.

“ Non perda altro tempo, lo faccia entrare e sentiamo cosa ha da dirci questo tizio “ comanda all’agente con un filo di voce.

Dopo pochi istanti un uomo di mezza età varca la soglia della stanza, fa un passo avanti e chiude la porta alle sue spalle, si toglie il berretto dalla testa e se lo stringe tra le mani con l’aria di chi è fiero di stare per compiere il proprio dovere.

Magro, spigoloso, baffuto, di sicuro un uomo dei campi dato il colore brunito della sua pelle e la callosità delle dita, che non vede l’ora di aprire bocca e spifferare tutto nel migliore francese che conosce così come probabilmente gli ha raccomandato sua moglie stamane mentre gli stirava la camicia buona. L’ispettore lo guarda con disprezzo e senza salutarlo gli indica la sedia dove sedersi.

“ Ecco dottore …”

“ Non mi chiami dottore che mi fa sentire un medico, non lo sono, mi chiami signor ispettore “

“ Come vuole. Dunque sono qui per dirle …”

“ Innanzitutto si qualifichi, lei chi è ? “

“ Oh certo, ha ragione, io mi chiamo Philipe Dufoir fu Gerard e sono nato a Lyon la Foret dove vivo ancora oggi con mia moglie e le mie ultime due figlie non ancora maritate …”

“… non ci interessa la sua famiglia, venga al dunque, cosa vuole ? “

“ … accidenti, credevo fosse facile fare da testimone, invece …”

“ Non si preoccupi buon uomo, è semplice rendere una testimonianza, basta che lei si rilassi un po’ e dica all’ispettore e a me tutto quello che sa “ intervengo io sorridendogli per metterlo a suo agio.

“ Certo è così, dunque io sono venuto per dire che avete commesso un errore ad arrestare madame Dauphin …”

L’ispettore a queste parole sta per avventarsi sull’uomo quando, non so come, riesco a fermarlo.

Rimessosi a sedere, si sfoga sull’ultima matita rimasta intera, la spezza e la lancia nel cestino. L’uomo rimane attonito, non capisce cosa stia succedendo e perché l’ispettore è così nervoso.

Da uomo dotato di senso pratico quale è, decide di rivolgersi a me e ricomincia a parlare.

“ Vede signora, ieri tutti in paese sapevano che madame Aurore era stata arrestata perché ritenuta colpevole della morte del suo … insomma del suo amico, ma solo in serata abbiamo saputo che, stando all’autopsia, quest’uomo è morto tra le undici e l’una di notte. Ieri sera dopo cena io e mia moglie abbiamo continuato a parlare della faccenda e, parlando parlando, ci siamo ricordati di un fatto che scagiona madame Aurore “

“ E quale sarebbe questo fatto ? “ gli chiedo.

“ Glielo dico subito. Quella famosa sera, mia figlia sbadatamente lasciò aperto il cancello del nostro recinto che si trova proprio di fronte a quello di madame Dauphin e le nostre oche in men che non si dica scapparono ovunque starnazzando più che potevano. Madame uscì subito di casa ed era in camicia da notte, probabilmente stava già dormendo e, quando vide ciò che era accaduto, si poggiò una mantella sulle spalle e ci aiutò a riportare tutte le oche nel nostro recinto, chiudendo lei stessa il lucchetto. Ma ce ne volle di tempo sa, perché quelle maledette correvano più di noi. Alla fine con tanto imbarazzo ci guardammo: eravamo scompigliati, con i capelli arruffati e qualche piuma che ancora ci svolazzava addosso. Scoppiammo a ridere e ci andammo a scaldare nella nostra cucina con un bicchierino di sidro. Madame poi tornò a casa sua e mia moglie, prima di salire in camera da letto, caricò il pendolo. Si era fatta mezzanotte e mezzo e le nostre corse per le campagne erano cominciate alle dieci e mezza, giusto per perdermi il finale del telefilm. Tutta quell’agitazione però procurò a mia moglie una notte insonne e il mattino dopo mi disse che anche madame Aurore si era attardata a spegnere la luce della sua camera da letto e che nonostante tutto di buon mattino era scesa in cucina per darsi subito da fare con i fornelli.

Sapete, mia moglie dal lato suo del letto vede tutto quello che accade nella casa di fronte, e non solo. Insomma se pure madame Dauphin fosse uscita di soppiatto dopo la mezzanotte e mezza, mia moglie quella notte l’avrebbe vista, ma comunque non sarebbe mai potuta essere qui a Mont St. Michel per l’una, ci vuole più di mezz’ora, molto di più. Ecco, questo è tutto quello che so e posso giurarvelo “

“ Se davvero è tutto se ne può andare, ma si fermi dall’agente che sta all’ingresso, lui sa cosa fare “

“ Allora posso andare ? “

“ Ho detto di si “

“ Grazie signor ispettore “ e si alza goffamente “ lo sa signora che è stato davvero facile, bastava calmarsi, riordinare le idee e mettersi a parlare, grazie anche a lei “ e se ne va dopo aver messo a posto la sedia sulla quale era stato seduto.

Mi volto verso l’ispettore. Sembra rimpicciolito, quasi scomparso tra le pieghe della sua poltrona tanto è scivolato giù, sconfortato da quanto ascoltato finora. E’ stato battuto da una testimonianza inconfutabile, si sente sconfitto e forse già immagina quello che d’ora innanzi diranno alle sue spalle, un chiacchiericcio che sarà una ferita troppo profonda per il suo orgoglio di poliziotto acuto e integerrimo. Il suo sguardo rimane ancora puntato sulla porta dalla quale ha visto uscire il suo nemico, non un testimone bensì colui che ha fatto crollare il suo teorema rendendo ingiusto e ingiustificato l’arresto effettuato ieri, errore questo che rimarrà come una macchia nella sua limpida carriera.

“ Bene, darò disposizioni affinchè quella donna venga liberata al più presto, non voglio averla mia ospite neanche un minuto di più … per quanto riguarda me, credo che sia meglio che mi ritiri nella mia camera d’albergo e non ne esca fino a domani quando tornerò qui solo per chiudere questo caso” e va via trascinando le gambe sul pavimento, senza salutare nessuno.

Io rimango al mio posto.

“ … è tutta colpa sua, è stato troppo precipitoso, doveva prendersi altro tempo … ma forse non sarebbe servito lo stesso a niente, la sua mente non avrebbe mai potuto arguire un complotto tanto intelligente deciso anni fa … è arrivato il momento di andare a fare visita a quei personaggi che sono diventati i protagonisti della scena …” e vado via mettendo anche io a posto la sedia dove sono stata seduta.

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Pubblicato da nel 24 dicembre 2014 alle ore: 0:06. Archiviato sotto Libri,Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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