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Assassinio a Mont st. Michel – Giù la maschera

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CAP. XVII

Giù la maschera

Assassinio a Mont st. Michel - Cap. 17

Assassinio a Mont st. Michel - Cap. 17

Il grosso portone dai cardini arrugginiti si spalanca. Dietro il pesante uscio, un piccolo corpo lo regge in attesa che io ne varchi la soglia ed entri in casa. Un cigolio e il portone si chiude. Clodine mi fa strada passando avanti e, senza aprire bocca neanche per domandarmi perché sono venuta, mi indica il salotto.

“ Preferirei accomodarmi in cucina “ le dico ricordando la tristezza di quell’ambiente “ così lei potrà terminare le sue faccende, non voglio farle perdere tempo, la mia non è una visita formale, non ne avrei neanche l’autorità …”

“ E cos’è allora ? “ mi chiede a bruciapelo la madre che nel frattempo è uscita dalla sua camera fermando la sedia a rotelle a un passo dalle mie gambe.

“ E’ soltanto una visita di cortesia “ le rispondo voltandomi “ ho pensato che vorreste sapere gli ultimi sviluppi dell’inchiesta. L’ispettore è molto indaffarato quindi mi sono offerta volontaria, in fin dei conti questa per me è una vacanza, quindi sono libera come l’aria ”

“ E allora perché non se la gode questa vacanza anzicchè fare la detective dilettante soltanto per il gusto di vivere un’avventura ? “ ribatte acida.

I suoi occhi sono rabbiosi quanto le sue parole, pronunciate con veemenza e scortesia, ma forse è il suo modo per tenermi lontana dalla loro vicenda. La figlia invece non appare sulla difensiva, forse perché a differenza della madre non mi vede come una nemica, quindi interviene per placare gli animi. Cinge le spalle della madre con tanta dolcezza e cerca di convincerla che non c’è motivo di trattarmi male.

“ Maman la signora è estranea a tutto quindi non parteggia per nessuno, è soltanto una donna che nel suo paese ha collaborato con la polizia in alcuni casi di omicidi. Ha conosciuto l’ispettore Praslin a Parigi, per un puro caso si sono incontrati qui e hanno deciso di collaborare. Queste cose le abbiamo sentite dire dai nostri compaesani “ mi dice guardandomi “ non vedo cosa ci sia di strano mamma, d’altronde pur trattandosi di un incidente, l’inchiesta è obbligatoria ” e la guarda con i suoi bei occhi grigi, oggi meno vitrei del solito. La madre si calma, le da un colpetto sulla mano e mi invita a sedermi. Clodine finisce di lavare le ultime stoviglie che aveva lasciate insaponate nel lavatoio, si asciuga le mani e accende il forno, un rollè di vitello deve cuocere in tempo per la cena. Prende una sedia, l’avvicina e ci si siede poggiando le gambe sul tramezzo di legno così da avere le ginocchia sollevate all’altezza del petto. Sono entrambe pronte, pronte ad ascoltarmi. Gregorinne si sporge per prendere da un ripiano della credenza un vassoio con tre bicchierini e una bottiglia, mettendo al centro una manciata di biscotti che scava da una scatola di latta.

“ E’ un elisir di erbe preparato dai nostri monaci, ma non pensi di trovarlo in vendita, lo fanno solo per loro, io lo ricevo ogni anno a natale dal mio padre confessore. Lo addolciremo con dei biscotti alle mandorle, il retrogusto un po’ amarognolo si accompagna bene all’elisir “ e mi porge il vassoio.

Io prendo il mio bicchierino di elisir e un biscotto, ma loro non si servono.

Bevo tutto d’un fiato e fingo piacere nonostante nello stomaco pare mi sia entrato il fuoco.

“ Dunque come stavo per dirle, l’arresto di madame Dauphin …”

 “ Perché la chiama madame ? Lo sa che significa signora, quindi donna rispettabile ? Come potrebbe esserlo lei che è soltanto una puttana …? “

“ Calmati mamma ... è tutto passato ”

“ Passato dici ? Perché in me vedi qualcosa di passato ? “ e lascia scivolare la mano lungo il corpo per indicare la sua invalidità.

“ Maman … ti prego …”

“ Si … hai ragione …” e si passa la mano tra i capelli per rimettere a posto una ciocca che le era caduta sulla fronte “ facciamo così, chiamiamola – quella donna – “

“ D’accordo. Dunque come stavo per dirle, arrestare quella donna non è servito a niente perché subito è emerso in sua difesa un alibi inconfutabile, insomma se di omicidio si è trattato è certo che non è stata lei ” e mi fermo per osservare la loro reazione.

Si guardano tra loro ma non guardano me, si sollevano più dritte con il busto e solo dopo mi scrutano con occhi severi, quasi altezzosi, per porsi al di sopra dei miei sospetti. Per un attimo un brivido gelato mi oltrepassa la schiena e provo paura, paura di una reazione violenta da parte di due donne esasperate.

“ Vorrei capire meglio quel – se di omicidio si è trattato - … significa che l’ispettore deve per forza, se pur formalmente, vagliare ogni ipotesi prima di archiviare il caso come incidente o significa che, sempre l’ispettore, sta dubitando della fatalità e comincia a ipotizzare l’omicidio ? “ mi chiede Gregorinne con una finta calma.

“ L’ispettore è molto scrupoloso “ riprendo io con altrettanta finta calma “ quindi a priori non scarta nessuna ipotesi se prima non l’ha vagliata attentamente, è per questo che prima di archiviare il caso sta passando in rassegna tutti gli eventuali sospettati e, scartata quella donna, è stata la volta di Alphonse Pinard …”

“ Ah questa è bella … che ridicolo, mio cognato che uccide il fratello, è assurdo, e per quale motivo poi ? “

“ Per la sua fede, per la sua moralità, per il buon nome della famiglia … e poi perché con il suo comportamento feriva voi due, vittime innocenti, cui lui è molto legato “

“ Due vittime … noi …”

“ Si, voi due, almeno così ci ha detto lui “

“ Sono state proprio queste le parole di mio cognato ? “

“ Più o meno ”

“ Capisco … e l’ispettore che idea si è fatto di lui dopo averlo visto ? “

“ Ha capito di trovarsi di fronte a un uomo di sani principi che ha vissuto una vita tranquilla nella sacralità della famiglia, che ha saputo affrontare le intemperie del mare e le difficoltà della vita con coraggio e determinazione, un uomo che però neanche in uno scatto d’ira recherebbe danno a qualcuno “

“ Infatti, è proprio così, mio cognato è un brav’uomo, mite come un agnello a dispetto del suo aspetto fisico. Dica all’ispettore che cancelli ogni dubbio, non ci sono sospettati, mio marito è morto a causa di una tragica fatalità “

“ Se è per questo l’ispettore da alcune ore ne è ormai convinto “

“ E allora perché lei ancora ne parla e sta qui a perdere tempo ? “

“ Perché sono io a non esserne ancora convinta, ecco perché sono qui, voi siete le ultime due protagoniste di questo affascinante mistero ” e guardo Gregorinne fino a quando non è lei ad abbassare gli occhi. Si incurva nelle spalle e comincia a respirare affannosamente.

La voce è tremula ma gli occhi si spalancano e si arrossano.

“ Ma che cosa dice, noi due siamo le vittime non le colpevoli, ma lo sa che …”

“ … che dalle nostre camere da letto si vede la baia fino alla punta Granin ? “ si intromette bruscamente Clodine bloccando le parole della madre.

“ Non lo sapevo “ e mi volto verso di lei “ potrei vederla ? “

“ Venga con me “ e la seguo attraverso un angusto corridoio, lasciando Gregorinne imbarazzata e incapace di comprendere l’intrusione della figlia.

Clodine mi conduce nella sua camera, scarna ed essenziale come lei, priva di tutti quei pupazzi e poster che invece abbondano in quelle delle altre sue coetanee.

Spalanca la finestra e una luce intensa e calda inonda la stanza. Mi avvicino per osservare.

“ E’una visuale superba, voi sarete sicuramente abituate ma per chi come me per la prima volta vede la baia da quassù, assiste a uno spettacolo incredibile “

“ Non ci siamo affatto abituate, tuttora è una meraviglia per noi alzarci di buon mattino e contemplare la baia così come ci appare alle prime luci del giorno “ e si avvicina “ lo sa che per mia madre è l’unica gioia della giornata ? E lo è ancora di più se nel suo letto riesce a voltarsi da un lato per guardarla meglio, allora si che sorride, e io con lei ” e si ferma per riprendere fiato “ lo sa che stiamo soffrendo le pene dell’inferno ? “

“ Lo so, questi giorni sono stati molto duri “

“ Non mi riferivo a questi ultimi tempi “

“ Sta parlando del passato allora, per caso dobbiamo tornare a quel maledetto giorno di due anni fa ? “

“ E quelli prima ancora ”

“Come ha potuto fare una cosa del genere sua madre, era davvero così disperata ? “
” No, la disperazione è venuta dopo, e nessuno può immaginare quanto dolore c’è stato. Ora dobbiamo dire basta, non possiamo permetterci di soffrire ancora, mio padre è finito e questa è una certezza e sulla base di questa certezza deve finire anche tutto il resto per sperare di riuscire a vivere un futuro più decente, anche se io non nutro alcuna speranza, anzi … io … io sono certa che la nostra sarà sempre una vita spenta, lasciateci in pace … non ci crocifiggete …”

Anche se è crudele, decido di cogliere quest’attimo di debolezza.

“ Avevate sia il movente che l’occasione, tutte e due “

“ Si, è vero “

“ Questa morte ha giovato soltanto a voi, anche questa è una certezza “

“ Si lo è “

“ … non soltanto liberandovi di colui che vi infliggeva il male, ma regalandovi anche un po’ di giustizia “

“ E’ tutto vero “

“ Non sono argomentazioni di poco conto queste in una inchiesta di omicidio, se ne rende conto vero ? “

“ Certo “

“ … ma voi vi dichiarate innocenti …”

“ E lo faremo sempre “

“ Ma …”

“ Ma ? Forse è ora di tornare da mia madre ? Direi di si, io le ho detto quello che dovevo, l’ispettore chiuderà l’inchiesta e se lei avrà ancora dei dubbi al riguardo, credo proprio che rimarranno tali perché sono certa che nessuno potrà provare al cento per cento che si è trattato di un incidente o di un omicidio ” e fugacemente getta lo sguardo sul cassettone che è alle mie spalle.

Perché ? Perché ha guardato in quella direzione proprio mentre parlava ? Devo scoprirlo.

“ Posso usare il bagno ? “

 “ Certamente, è dietro di lei “ e me lo indica “ io torno da mia madre, quando ha finito dia pure un’ultima occhiata alla baia e poi se ne vada … per sempre ”

Appena sento i passi di Clodine ritornare verso la cucina, mi avvicino al cassettone. Perché ha guardato qui ? Apro i cassetti, sollevo la biancheria, tasto il legno del mobile con la speranza di trovare un cassettino nascosto ma niente. Tento di sollevare il marmo ma è incollato, infilo le mani dietro la specchiera ma ancora niente. Mi abbasso per guardare sotto i piedini. Nulla. Torno vicino la finestra per guardare nella direzione in cui ha guardato Clodine e … eccolo, ecco cosa ha guardato. E’ un contenitore di stoffa con su scritto – fazzoletti – ricamato in rosa. E’ uno di quegl’oggetti che una volta si usavano in viaggio, fuori moda ormai da decenni, forse ricordo di qualche cara parente. Ma è vecchio e logoro perché mai lo tiene in bella mostra ? E perché lo ha guardato mentre si parlava di colpevolezza ?

Mi tornano alla mente le parole di una mia zia che non perdeva occasione di vantarsi del fatto che da ragazza, tenendo nascosto il suo diario segreto in un vecchio portabiancheria, riuscì a non far sapere mai a sua madre come faceva a incontrarsi di nascosto con il suo fidanzato, e la cosa andò avanti per ben sette anni perché, asseriva lei, a nessuno viene in mente di frugare tra le mutande altrui !. Qui ci dovrebbero essere dei fazzoletti di stoffa, ma oggi giorno chi li usa più ? Quindi c’è dell’altro. Tremo di paura ma devo farlo. Sollevo la stoffa e lo vedo. E’ un quadernino senza lucchetto dove forse ci sono scritti i segreti di una ragazza d’oggi che vive ancora come tanti anni fa e non ha amiche. Lo prendo, lo nascondo sotto il trench, vado in bagno per scaricare e rumorosamente chiudo la porta. Senza entrare in cucina dico loro addio e vado via lasciandole convinte di una mia uscita di scena, anche se si chiederanno ancora – cosa sa ? … cosa ha capito ? … -

Se lo chiederanno per tutta la giornata, sedute dove erano, mangiando e vivendo nella loro abituale apatia, almeno fino a quando Clodine non si accorgerà di quello che ho fatto. Disperatamente, ma senza parole, mostrerà a sua madre il contenitore vuoto e allora smetteranno di porsi domande ma aspetteranno con terrore il nascere del nuovo giorno. In preda al panico comincio a correre inciampando su ogni ciottolo della strada, corro senza vedere nulla, ai miei occhi non ci sono negozi, niente case e nessun turista, ci sono solo io con la mia paura e il mio diario. Si perché adesso è mio e per me questo quadernetto da due soldi vale un tesoro perché finalmente mi dirà cosa è veramente accaduto due anni fa per portare queste due donne a uccidere colui che in passato era stato un padre rispettato e un marito amato.

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Pubblicato da nel 31 dicembre 2014 alle ore: 0:14. Archiviato sotto Libri,Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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