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Assassinio a Mont St. Michel – L’epilogo

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CAP. XVIII
L’epilogo
Assassinio a Mont St. Michel

Assassinio a Mont St. Michel

E’ una hall stile restaurazione. Accanto all’ingresso della sala da pranzo, una lavagnetta con su scritto a gessetto il menù del giorno : insalata di langoustine con pane di segale e burro salato, tartara di pesce, vino muscadet e tarte tatin per dessert. L’ispettore quest’oggi troverà consolazione in un buon pranzo.

“ Allora madame, la chambre de mousier Praslin è la n° 4, salga le scale fino al primo piano e se la troverà di fronte.”

“ Mercì “ e salgo questa rampa di scale rivestita di moquette verde, scolorita al centro.

Ecco la n° 4. Busso. Una voce mi invita a entrare. Pur non riconoscendola come la voce dell’ispettore io entro, mi chiudo la porta alle spalle e mi avvicino all’uomo che è seduto su una piccola bergère di fronte la finestra, con i piedi sollevati da un puff e una coppa di cognac nel palmo della mano destra. E’ lui.

“ Lo sa che il suo vero nome era charentis ? “ mi dice senza voltarsi riferendosi al cognac “ era chiamato così perché nasceva sulle rive dello Charente, a sud ovest della Francia. Ne conosco tutta la storia, me l’ha raccontata Pierre. Si prenda una sedia “ e mi indica quella dietro lo scrittoio.

E’ amareggiato e umiliato, vuol parlare di tante altre cose meno che dell’inchiesta. Trascino la sedia vicino la sua poltrona e mi accomodo, pronta ad ascoltare tutto quello che sa del cognac.

“ In origine era un’acquavite, poi fu allungata con l’acqua e lasciata riposare a lungo in botti di quercia diventando un liquore gradevole ma sonnolento come i borghi da cui nasce, da bere quindi in solitudine magari vicino al camino del proprio salotto, forse era così che faceva anche il signor Ballymalmy, quel signorotto di paese che dedicò la sua vita a questo liquore “

“ Ispettore …”

“ … si deve sorseggiare dal classico ballon, come sto facendo io, roteandolo di tanto in tanto per far salire al naso tutto il suo aroma e per scaldarlo col calore della propria mano, è così che il cognac dà il meglio di sé, - human ser le cognac - come dicono le genti dello charente “

“ Si, l’ho visto fare in molti film “

“ Vero. E’ sempre la stessa scena : un uomo già brizzolato che trascorre le sue serate in biblioteca gustando un Remj Martin o una Riserve Familiare mentre legge un buon libro, fuma la sua pipa e accarezza il pelo del suo Labrador, a suo agio nonostante indossi lo smoking “

“ Si, molto chic “

“ Beh, devo confessarle che quando sorseggio cognac nella mia casa parigina e ammiro i tetti del mio arrodissemant, mi sento un signorotto anch’io. Oggi devo accontentarmi di una camera d’albergo e di una distesa di sabbia, che malinconia … neanche questo cognac serve a qualcosa …” e inclina la testa sul laterale della poltrona.

Povero ispettore, mi sento imbarazzata. Non vorrei infierire, ma in qualche modo devo iniziare il discorso. Che faccio ?

Inaspettatamente dopo qualche minuto di silenzio è proprio lui a togliermi dall’imbarazzo.

“ Coraggio mi dica tutto “

“ Ecco … sono andata a fare visita alle due donne …”

“ E con quale scusa si è intrufolata in casa loro ? “

“ Con il pretesto di riferire loro le ultime novità riguardo l’inchiesta “

“ E l’hanno bevuta ? “

“ No “

“ Lo immaginavo “

“ Comunque il loro atteggiamento mi è stato utile, le loro parole, le loro espressioni sono state importanti per me, ma ancor di più il fatto che hanno cominciato a tremare “

“ Certo non per il freddo, siamo in estate “ e sorride sarcastico.

“ No infatti, ma come avevo previsto hanno cominciato a tremare di paura ”

L’ispettore si sporge in avanti, si gira e mi guarda.

“ Mi dica solo si o no : le sta per caso accusando di omicidio ? “

“ Si “

Praslin posa sul tavolino il suo cognac, si alza dando le spalle alla finestra, si infila una mano nella tasca dei pantaloni e con l’altra, senza parlare, mi fa segno che sono pazza.

“ No ispettore non lo sono, ho sprecato anche le ore della notte per esaminare bene i fatti e le posizioni di ognuno dei protagonisti di questa vicenda e sono giunta alla conclusione che loro, e soltanto loro due, avevano un valido motivo per uccidere, perché per me era chiaro sin dall’inizio che si trattava di un omicidio “

“ Questa volta non le darò ascolto perché sono convinto che è totalmente fuori pista. Capisco che quando si trova di fronte a un cadavere lei vuole trovare a tutti i costi un assassino e che finora ci è riuscita, ma questa volta non è così e se ne deve fare una ragione. E’ stato un incidente e, dopo qualche tentennamento che mi è costato caro, ho capito con assoluta certezza che si è trattata di tragica fatalità, come d’altronde ho fatto scrivere sul rapporto conclusivo ”

“ Conclusivo ? “

“ Si, per me è tutto finito, domani me ne tornerò a Parigi ma, badi bene, ci torno senza alcun dubbio. Ho agito con scrupolo e professionalità, e dopo l’incidente di ieri ancora una volta ho vagliato ogni cosa con la massima attenzione. Sono giunto a tale conclusione senza timore di essere smentito “

“ Almeno mi ascolti, mi dia un’ultima opportunità “

Mi guarda un po’ prima di parlare ma poi dice “ … che sia veramente l’ultima “

“ Glielo prometto. Bene … arriviamo subito al dunque … insomma … “

“ Ma che fa, balbetta ?”

“ No, cerco di non sprecare tempo … come le dicevo … durante la mia visita, non sto a spiegarle ora come, mi sono impossessata del diario personale di Clodine …”

“ Cosa ha fatto ? “

“ Si, lo so, è una cosa scorretta, ma dovevo farlo “

“ Oh mio Dio …” e si mette le mani in testa scandalizzato.

“ Ora non stia a pensare a questo dettaglio e mi ascolti. Il diario mi ha chiarito tutto, mi ha fatto cioè capire tutta il male che quell’uomo ha perpetuato nel tempo ai danni di quelle due donne ”

“ E c’era bisogno di rubare il diario a quella povera ragazza per giungere a una conclusione così palese da sempre ? “

“ Certo che lo sapevamo tutti, ma è solo leggendo queste pagine che si può veramente capire quanto profondo sia stato il loro dolore, quanto umiliante sia stata la loro condizione e quanto le loro vite siano state maltrattate e totalmente manipolate da quell’uomo senza scrupoli che ha inferto colpi su colpi a due povere indifese condannandole a subire …

… ma tutto questo è durato fino a quando, esauste, hanno capito che soltanto la morte di lui avrebbe posto fine alle loro sofferenze e, visto che il destino non le aiutava, hanno provveduto da sole diventando giustiziere un attimo prima di vedersi sfilare da sotto al naso anche la loro eredità. Si perché sono convinta che il Pinard stava veramente per dare tutto alla sua amante per poi andare a vivere con lei, lasciando così alla sua famiglia anche la beffa “

“ Lei sta farneticando “

“ Niente affatto e credo di non sbagliare se azzardo l’ipotesi che la decisione era maturata dopo il tentativo di suicidio di Gregorinne, ma messa in pratica solo quando si è presentata l’occasione giusta … è come se quel fallimento avesse aperto loro la mente : perché morire lentamente o rasentare la pazzia continuando a subire ? Non c’era un vero perché e allora ci doveva essere un come e un quando, ossia come e quando ucciderlo ! Lo avranno seguito a lungo e, quando si è presentata l’occasione propizia, una spinta ha fatto si che un uomo ignobile sparisse nel nulla senza alcun rimpianto “

“ Non ci crederei neanche se la scena si ripetesse avanti ai miei occhi “

“ Non faccia così ispettore, mi ascolti … anzi ascolti le parole di Clodine, legga … legga almeno questa poesia, è stata scritta due anni fa e per me è una confessione …” e tiro fuori il diario dalla mia borsetta. Lui lo prende, inforca gli occhiali e, dandomi le spalle, comincia a leggere a voce alta.

PADRE

Perché procreare se poi non si è capaci di amare ?

Perché dare a questo essere un cervello se poi si vuole che lo stesso non ragioni,

perché dare a costui gli occhi se questi non dovranno mai vedere

                             e si dovranno tenere sempre bassi per la vergogna,

perché dargli una bocca se questa non dovrà emettere parole d’amore

                             bensì solo odio e rigurgiti di disprezzo,

perché dargli due spalle dritte ed erette se poi dovranno curvarsi sotto il peso del fardello

                           che per la vita questo essere si caricherà indosso

                           sperando solo che un giorno possa liberarsene scaricandolo in terra,

perché dargli un cuore se questo palpiterà solo di dolore,

perché dargli due braccia se non gli serviranno per abbracciare

                             e due mani se le dovrà usare solo per allontanare,

perché dargli due gambe se le serviranno solo per correre lontano da colui che le ha create

                           o per rimanere impietrite di fronte a colui che le ha fatte,

perché dargli l’olfatto se gli servirà solo per sentire la tanfa del male,

perché dargli il tatto se questa creatura toccherà solo sporcizia,

perché dargli l’udito se sentirà solo menzogne,

perché farla nascere questa creatura se si sa che non la si amerà mai …

Io creatura generata e non amata

che conosco solo il pianto e il silenzio

aspetterò silente il grande momento

e da allora userò il cervello per ragionare

gli occhi per vedere, la bocca per ridere, il cuore per amare

le braccia per abbracciare, le gambe per correre incontro al bene

l’olfatto per sentire il profumo delle rose,

il tatto per toccare pelli fresche e delicate,

l’udito per ascoltare la verità,

e starò dritta perché più nulla mi farà curvare

e sarò libera di gridare a gran voce

- ora, solo ora sono viva –

perché solo ora ho un padre degno d’essere così appellato,

solo ora che è morto

e non potrà più farmi del male

e non potrà più ancora procreare …

 Lascio scorrere qualche minuto nel silenzio. Praslin si siede e mi da il diario.

“ E’ vero, da queste righe si comprende un dolore molto più intenso di quello che si poteva immaginare, ho la pelle d’oca … povera ragazza, ora provo una pena maggiore per entrambe le donne, tanta, tanta pena …”

“ A me invece queste righe hanno fatto capire definitivamente che ci deve essere stato qualcosa di terribile in passato per scatenare un tale odio in una giovane e docile ragazza quale è Clodine. Ma insomma ispettore, quale figlia può arrivare a provare un tale ribrezzo solo perché il proprio padre ha un’amante ? Lo ha ritenuto colpevole del tentativo di suicidio della madre ? Questo già potrebbe cominciare a essere sufficiente ma è ancora poco per una ragazza dall’indole così inoffensiva. E poi un altro dubbio, crede che si possa riuscire a non sfogare mai tanta repressione ? Io dico di no “

“ Io dico di si invece, perché è nella natura di quelle donne subire senza reagire, accettare a capo chino senza mai ribellarsi, affidandosi solo nelle mani di Dio che, pare, le abbia esaudite. Rimango più che mai convinto della mia versione dei fatti mia cara signora, anzi ora vedo la cosa come la svolta che un giusto destino ha dato alle loro vite. Si rassegni, abbiamo assistito a una vicenda dolorosa come poche, dove non c’era un colpevole da arrestare in quanto l’unico colpevole è stato al tempo stesso la vittima “ e si dirige verso la porta facendomi capire che la nostra conversazione termina quì. Ne prendo atto, sapevo di avere poche chance, ma dovevo provarci .

Sapendo bene che non lo rivedrò più, lo saluto augurandogli un buon ritorno a Parigi.

“ Il vero finale di questa storia lo leggerà nel mio nuovo libro, è già pronto così come è, devo soltanto correggere e scrivere – fine – “ gli dico davanti la porta.

Esco dalla camera e dalla vita dell’ispettore con un fastidioso senso di impotenza, certa che mi avrà considerata una piccola testarda dalla fervida fantasia.

Come si possono giudicare gli stessi fatti in maniera così diversa ?

Come può l’uno vedere solo fatalità, destino, giustizia divina e l’altro invece tutte le componenti di un omicidio ?

Chissà cosa penserà del mio libro quando lo avrà tra le mani mentre beve il suo cognac.
Crederà ancora che sono pazza o rimarrà a bocca aperta pensando – e chi lo avrebbe mai immaginato … -

Scuoto la testa a ogni passo che faccio. Senza accorgermene sono entrata nel mio albergo e sono davanti la mia camera.

“ Io tento l’ultima carta. Scrivo ogni cosa e la lascio alla sua reception. Forse leggerà in tempo e mi darà ragione, o forse no, ma io ci provo “

Infilo la chiave nella serratura e una mano si appoggia sulla mia spalla.

Il respiro mi si blocca in gola. In pochi secondi faccio il resoconto della situazione: sul pianerottolo ci sono soltanto io, mia figlia è in spiaggia, nella hall non c’era neanche il portiere, di chi è allora questa mano e perché l’ha appoggiata sulla mia spalla ?

Coraggio Anna girati, ma non dimostrare di avere paura o sei fregata.

Lentamente mi volto ingoiando ripetutamente quell’unica goccia di saliva che mi è rimasta in bocca, alzo lo sguardo e i miei occhi si trovano di fronte a due papille di fuoco.

Eccoli, finalmente li vedo, gli occhi dell’assassina.

Ora non sono più due occhi grigi persi nel vuoto, spenti dal dolore bensì due occhi rossi di odio, lacrime e rabbia, gli stessi occhi che avrà avuto quando con la forza della disperazione ha scaraventato suo padre giù da un burrone.

“ Lei ha qualcosa che mi appartiene “

“ Si “

“ Me lo ha rubato con uno squallido stratagemma, è stata furba ma, qualsiasi cosa voglia farne, me lo restituisca, è mio, le parole che ho scritto sono mie, soltanto mie e non dovevano essere condivise con un’estranea “

“ E’ stata lei, lei ha ucciso Vincent Pinard, suo padre … questa non è una domanda, è una asserzione, ma una domanda ce l’ho : come ha potuto ? “

“ Come ho potuto ? “ mi urla in faccia.

“ Si, come ha potuto, era pur sempre suo padre ”

“ Mio padre dice ? No, un uomo che ti genera e basta non può essere definito un padre, un essere che ti calpesta, ti ignora, ti pugnala dritto nel cuore non una ma mille volte non può essere chiamato papà, un individuo che fa delle carni della sua giovane amante la sua unica ragione di vita dimenticandosi della carne della sua carne non può essere definito un pater … no, lui involontariamente dal suo seme mi ha dato la vita ma poi con determinata volontà me l’ha tolta, e se nel darmela ha impiegato pochi minuti, nel togliermela ha utilizzato anni e tale operazione è stata dolorosissima nella sua lentezza, così anche io gli ho dato qualcosa in pochi minuti, gli ho dato la morte …” e mi si avvicina “ e tutto ciò doveva avvenire proprio lì, da quel dirupo ”

“… dallo stesso luogo dove è precipitata sua madre … oh mio Dio, non è possibile … ma …”

“ Cosa c’è ? Quella piccola foschia che ancora le annebbiava la mente si sta diradando ? Forse ha trovato l’ultimo tassello che ancora le mancava per completare questo assurdo puzzle ? “

“ Si è così, solo ora sto cominciando a capire ogni cosa, o meglio quell’unica enorme cosa che ancora mancava ma che avrebbe spiegato tutto … è terribile …”

“… terribile … atroce … orrendo …”

“ Ecco perché si accumula tanto odio, ecco perché si progetta un parricidio, ecco perché lo si realizza …”

“ Si, il tassello mancante è la spiegazione di tutto ”

“ Non fu sua madre a tentare il suicidio, avrei dovuto capirlo, come avrebbe potuto … lei che amava sua figlia più di ogni altra cosa al mondo, come poteva abbandonarla e lasciarla vivere con quel padre …. lei, una donna così religiosa, come poteva pensare di togliersi la vita … e poi perché farlo dal luogo che tanto amava … no, era troppo assurdo, non è andata così, è stato suo padre, è stato lui a prendere quella poverina alle spalle e scaraventarla nel vuoto per liberarsi di lei facendola passare per una demente che in preda a un raptus aveva commesso un gesto inconsulto … era il modo più semplice per godersi la sua amante alla luce del sole facendola diventare sua moglie a tutti gli effetti senza subire i danni anche economici di un divorzio … è andata così … sembra assurdo ma è andata così .... è … è una tragedia … “

 “ Si, è stata una tragedia infinita ” e si accascia a terra, piegata in due su se stessa.

“ Mia madre” ora usa un tono dimesso “… quella tenera e candida creatura che andava lì tutti i giorni per ricordare i suoi tempi passati, che si commuoveva al ricordo dell’amore provato per il suo uomo, che saliva fino all’abbazia per pregare Iddio di restituirle il marito di una volta, che mi proteggeva dalla furia che quell’individuo spesso voleva sfogare su di noi … una creatura così si è sentita afferrata alle spalle e buttata nel vuoto come un sacco di immondizia dalle mani che lei tante volte aveva baciate in segno di rispetto oltre che di amore, e mentre precipitava vedendo la morte con gli occhi ha pensato a me e il suo urlo di dolore era per me “ e indica se stessa con la mano che le trema “ … la disperazione che ha provato era solo per me, la sua adorata figlia che avrebbe vissuto con il tormento di una madre morta suicida. Ma le cose non sono andate così, mia madre è rimasta in vita anche se condannata a portare sul suo corpo i segni di quel giorno, segni che testimonieranno per sempre invalidità, sofferenza, disprezzo, terrore … no, non si poteva resistere a tutto questo, non si poteva dimenticare né si poteva continuare a vivere in questo modo e addirittura sopportare di vederlo felice a godersi la vita e i nostri averi con la responsabile di tanto dolore, permettendogli anche di farci precipitare in una condizione di semi povertà. Si perché come forse lo avrà capito, mio padre aveva veramente fatto testamento a favore di quella donna togliendo a mia madre la casa che lei gli aveva portato in dote e a me il denaro che sarebbe servito per il mio futuro, infliggendoci così l’ultimo colpo, l’abbandono in condizioni miserabili … no, era troppo … quel terribile giorno di due anni fa gli occhi di mia madre dentro un corpo ridotto a brandelli incontrarono i miei irrimediabilmente spenti e non ci fu bisogno di parlare … “

“ E’ stata un’idea di sua madre aspettare due anni per attuare il vostro progetto ? “

“ Si, abbiamo dovuto pazientare due anni, due lunghissimi anni …”

“… perché nel caso in cui fosse stato scoperto l’omicidio, si sarebbe presa lei la colpa di tutto in quanto ormai settantenne non avrebbe scontato neanche un giorno di carcere “

“ Esatto. Avrebbe detto di averlo spinto con i suoi bastoni facendo leva sulla sua sedia a rotelle. Si è allenata in questi due anni a mimare la scena qualora fosse servito. Quanto sono stati lunghi questi due anni, ore interminabili, giorni e mesi vissuti nell’attesa, avida attesa di restituirgli ciò che aveva fatto a mia madre, di fargli provare il dolore dell’impotenza, dell’impossibilità di difendersi da chi ti afferra alle spalle e ti fa del male ancor prima che tu te ne accorga, di fargli provare l’ebbrezza del volo, il vuoto del lancio e l’enorme dolore di un corpo che si schianta sul duro di una roccia e lì trova la morte avendo prima avvertito che tutto dentro ti si è spappolato. Chi avrà invocato ? Certamente non sua moglie ne tanto meno sua figlia. Io e mia madre ci siamo prese per mano e, quando abbiamo sentito il rumore del tonfo, abbiamo provato un grande senso di liberazione. Una volta a casa ci siamo sfregate le mani sotto l’acqua fredda per togliere ogni traccia di morte e abbiamo pulito e disinfettato l’intera casa affinché di lui e della sua sporcizia non ne rimanesse traccia. Era ormai l’alba quando ci siamo distese sul letto aspettando l’arrivo della funesta notizia. Sono certa che mia madre si sia sentita così leggera e forte che avrebbe potuto camminare come un tempo e io credo di aver provato una felicità mai provata finora. Pochi attimi felici tra una vita passata e una futura fatte esclusivamente di squallido dolore ”

“ Difficilmente ascolterò nella mia vita parole simili, come credo sarà altrettanto difficile che mi possa trovare di nuovo faccia a faccia con una sciagura di uguale intensità “ le rispondo dopo una breve pausa. A occhi bassi continuo.

“ Fino a poco fa volevo consegnare il colpevole alla giustizia, ma ora non più “

 Lei si solleva da terra e mi guarda meravigliata.

“ Perché ha cambiato idea ? “ mi chiede

“ Perché il vostro gesto è stato determinato da troppo dolore e ingiustizia, e paura, ma sopratutto perché mi sembra che il destino abbia già tracciato le condanne per tutti voi : il vero colpevole ha cessato di vivere, colei che è stata la causa di tutto sconterà con la vergogna e la solitudine e per voi due sarà la vostra stessa vita che vi farà scontare la pena. L’apatia, la malinconia, l’invalidità, i ricordi, i rimorsi vi faranno compagnia giorno e notte, vi coricherete in compagnia delle vostre lacrime che inesorabilmente scenderanno al ricordo di ciò che avete commesso, vi sveglierete dal sonno a causa degli incubi che vi perseguiteranno, vi alzerete al mattino con l’angoscia di essere costrette a vivere un altro giorno lungo, triste, silenzioso … vi nutrirete senza fame, vivrete senza sentirvi vive, non uscirete più di casa perché mai più troverete il coraggio di avvicinarvi a quel dirupo, diventerete tetre come quelle rocce, dritte e mute come il vostro monte, grigie come il suo cielo, fredde come il suo vento, imprigionate come due assassine … “

Gli occhi di Clodine si sgranano. Non sono più rossi e non c’è più traccia di rabbia né di odio, sono solo due occhi adolescenti infinitamente tristi che hanno assimilato il senso delle mie parole, pesanti come macigni, autentiche come la verità, profetiche …

“ Ha ragione, è inutile consegnarci alla giustizia, la nostra casa sarà il nostro carcere e le nostre pene saranno la nostra espiazione, la nostra vita sarà il nostro fardello e le spine che sentiremo pungerci il cuore saranno le nostre colpe che non vogliono farsi cancellare, e le nostre lacrime alzeranno il livello della baia, notte dopo notte, come l’alta marea ”

Le restituisco il suo diario, la mia mano trema. Lei lo prende e anche la sua mano trema. Con gli occhi fissi sul pavimento aspetta che io sparisca, stavolta davvero per sempre. Entro nella mia camera e pongo fine a questo stillicidio.

Rimango con le spalle alla porta, il respiro accelerato, il cuore che batte a mille e il tremore che ora si estende a tutto il corpo. Lei va via tenendo stretto al petto il suo diario, un quadernetto che avrebbe dovuto nascondere tra le sue righe le prime gioie d’amore e non le confessioni di una ragazza costretta dalla vita a crescere troppo in fretta per trasformarsi in una donna violenta e vendicativa. Lacrime cocenti le rigano il volto mentre correndo se ne torna a casa, un volto che agli occhi di tutti è innocente, pulito, ancora giovane.

“… se c’è qualcuno che Dio dovrà aiutare, siete voi due…” sussurro da dietro la porta mentre anche i miei occhi si riempiono di lacrime cocenti …

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Pubblicato da nel 7 gennaio 2015 alle ore: 0:42. Archiviato sotto Libri,Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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