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Assassinio a Mont St. Michel – Vorrei

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CAP. IX

 Vorrei

Assassinio a Mont St. Michel

Assassinio a Mont St. Michel

“ Mamma sei pronta ? “

“ Si, puoi far prendere le valigie. Tu inizia a scendere, io ti raggiungo subito “

Sento il rumore dei suoi passi sulla moquette del corridoio e quello delle rotelle delle valigie che ogni tanto sbattono contro la ringhiera delle scale.

Io do un ultimo sguardo a questa camera, scenario di riflessioni, dubbi e qualche notte insonne. Mont St. Michel, un cucuzzolo di roccia che emerge dalle acque, che di giorno ti entra nel cuore appena la vedi, alla sera ti fa rimanere senza fiato e di notte ti isola reggendoti sulla sua sommità per darti la sensazione di toccare il cielo con un dito. Sorrido al pensiero che questo spicchio di baia che la finestra incornicia, tra poco incanterà un altro turista venuto da chissà dove e che mai saprà cosa qui è avvenuto. Salgo nel taxi. A passo d’uomo percorriamo la cour de l’Avancèe.

Ancora una volta rivedo i negozi, i pellegrini che salgono verso l’abbazia, i turisti con bermuda, berretto e macchinetta fotografica, le case grigie e fredde che sanno di storia, oscurantismo e rivoluzione e che sono un tutt’uno con i colori della roccia, e la gente di Mont St. Michel orgogliosa di risiedere al monte tanto da essere rassegnata al suo isolamento. Appena fuori le mura, ti sembra di perderti nell’enorme distesa di sabbia che una stretta lingua di terra divide in due, e che di giorno si asciuga al sole o al vento, ma di notte si copre con una coltre d’acqua densa e scura. La voce stridula dei gabbiani mi terrà compagnia ancora per molto tempo, come anche gli odori del monte, quello dell’umido, della pioggia, del mare e del sacro. Chissà quante volte all’improvviso ricorderò certe scene anche se starò in mezzo al traffico o tra le luci delle pubblicità.

“ Allora anche questa avventura è finita ? “ mi chiede mia figlia.

“ Non la chiamerei avventura, ma comunque si, è finita, e ora come ora non potrei immaginare un finale diverso …”

Non le ho ancora raccontato la verità, gliela farò leggere nel mio libro e così lei, e soltanto lei, saprà che quello che ha letto non è un racconto noir inventato. Si, soltanto lei, all’ispettore non lascerò nulla, e quando leggerà il mio libro, crederà che l’abbia colorito per renderlo più intrigante partendo da un mio pensiero, non da una verità.

La lingua di terra sta per finire, una piccola striscia e torniamo nel mondo normale fatto di strade.Come mi sembra anonimo e monotono. Dai vetri del taxi rivedo cose normali e vite normali, nella mia mente la vicenda Pinard tutta intera. Nel mio cuore invece un’altra poesia di Clodine, tante volte letta da averla imparata a memoria. La recito dentro di me, a bocca chiusa, con lo sguardo ancora perso verso la baia. E’ la poesia con cui chiude il suo diario, l’avrà scritta dopo la morte del padre. Sarà la chiusura del mio libro.

 Fine

VORREI …

Vorrei essere a Mont St. Michel per penetrare nel grigiore della terra normanna

e correre fino all’estrema punta dell’abbazia, là dove si erge l’arcangelo

quasi a sovrastare il mondo con il suo indice di ammonimento

e la sua spada crociata che lotta contro il male …

Vorrei respirare tanta aria da riempire i polmoni

per poi emettere suoni acuti e stridenti

simili a quelli dei gabbiani che, attratti, abbasserebbero il loro volo elegante

e mi volterebbero intorno, sfiorandomi con le loro candide ali …

Vorrei mettermi in un angolo per assistere di nascosto al galoppare del mare

che lentamente va a coprire la baia, salmastra e paludosa,

come fa da sempre, tutti i giorni al tramonto,

fino a isolare questo monte dal resto del mondo …

Vorrei rimanere a Mont St. Michel per svegliarmi all’alba

e così, silenziosa e infreddolita, in totale solitudine, salire su quella sommità

per scoprire se il mare è rientrato nel suo nascondiglio segreto

lasciando solo pochi squarci di acqua grigia e solitaria

come il cielo della Normandia con il quale si confonde …

Vorrei allargare le braccia stando lì immobile su quell’altura

per chiedere al mare di portare con sé nel suo nascondiglio segreto

anche la mia malinconia …

Vorrei piangere, supplicando questo cielo cupo e incolore

di rapire le mie lacrime e trattenerle tra le sue nuvole …

Vorrei ancora vivere a Mont St. Michel

fino a quando non vedrei scomparire la mia tristezza tra le onde dell’alta marea

per poi scappare via, attraversando a piedi nudi la baia,

lasciando le impronte del mio passaggio sulla sabbia ancora bagnata,

voltandomi ancora una volta solo per ringraziare l’Arcangelo del miracolo avvenuto …

Vorrei andare via da Mont St. Michel per lasciarmi alle spalle il grigiore della mia anima

urlando ai gabbiani – è finita –

e sorridere a una vita piena di colori …

Vorrei …

DEDICA

A mio padre,

che mai ha capito quale donna gli fosse toccata come figlia.

Al mio genitore,

che mai ha saputo chi io fossi e cosa facessi nella vita.

A quel piccolo uomo,

che tanto ho ammirato quindi amato quindi perdonato

le cui carezze mancate, gli sguardi non ricevuti, le parole non dette, l’amore non offerto

i tradimenti subiti,

mi hanno fatta soffrire come mai nessuno potrebbe immaginare.

A mio padre, la cui morte ho aspettato per iniziare a pubblicare.

Ne sarebbe stato orgoglioso, non lo meritava.

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Pubblicato da nel 14 gennaio 2015 alle ore: 0:08. Archiviato sotto Libri,Reportage. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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