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L’Arci, storie e memorie

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L'Arci, storie e memorie

L'Arci, storie e memorie

Questa storia è stata scritta per ricordarci, per essere ricordati e per cercare di rispondere alla domanda “In che cosa abbiamo sbagliato?”: un interrogativo che spesso affiora quando riflettiamo sconsolati sul mondo di oggi, consumistico, arrogante, venato di razzismo, attraversato da profonde pulsioni violente e distruttive, sempre più incolto e così diverso dall’Eldorado che avevamo allora immaginato”.
Per ricordArciè il bilancio di una stagione politica e culturale, un libro di nostalgia, di memoria e di prospettiva, per fare il punto, attraverso le vicende autobiografiche rievocate, su come eravamo e su come siamo cambiati. E anche un documento per capire, seguendo le storie di un piccolo gruppo lungo un periodo di dieci anni, quelle di un’intera generazione. Siamo alla fine degli anni Settanta, a Spoleto. Non una cittadina qualunque, ma la città del Festival dei due mondi, nel cuore dell’Umbria, a due passi da altre città simbolo: Perugia, la città di Umbria jazz, Assisi, quella della marcia della pace, Terni, quella delle acciaierie. E a due passi da Roma, la capitale, dove da qualche anno va in scena l’estate romana, con la sua ambizione di integrare le periferie e di rispondere alla crescente domanda di cultura che viene da strati sempre più ampi della società italiana. E poi Spoleto è anche il crocevia di esperienze diverse, il luogo elettivo di artisti e scrittori che vi hanno fatto casa o periodicamente ritornano per tenere le proprie mostre. Gli stimoli certo non mancano.
Qui, ad opera di alcuni giovani formatisi nei decenni precedenti, nasce il circolo cittadino dell’Arci, uno dei tanti laboratori di idee, di iniziative, di sperimentazioni che animano l’Italia di quegli anni. Le risorse economiche sono modeste, ma gli ideali sono tanti. Tanta soprattutto è la volontà di impegnarsi, di manifestare, di progettare. In attesa di fare la storia, questi giovani cominciano a costruire le proprie storie. E sullo sfondo della grande utopia (il desiderio di un mondo migliore) prendono forma sogni più concreti di identità, di autorealizzazione, di protagonismo, di autonomia e di socialità.  Sono anni intensi, ricchi di attività culturali, espressive e ludiche. Si discute di tutto, di diritti, di carcere, di obiezione di coscienza, di riqualificazione urbana, di televisione. Si spazia dalla politica alla musica, dall’ecologia alla pittura, dal fumetto al cinema. Come ricorda Fagotto Fiorentini parte la rassegna estiva a Villa Redenta, con discussioni appassionate sui film, i registi, i generi, i nuovi linguaggi visivi, il ruolo dei critici, i prodotti d’autore e quelli commerciali, l’americanismo sempre più pervasivo. Il cinema diventa una finestra sul mondo e una palestra di formazione per esercitare la critica e acquisire consapevolezza. Con iniziative del genere, piccole, territoriali, aggreganti, la provincia comincia a guardare oltre se stessa, e si collega al dibattito nazionale e internazionale. Poi il circolo spoletino chiude agli inizi degli anni Novanta travolto dai cambiamenti rapidissimi della società italiana: riflusso, pragmatismo craxiano, trionfo della tv-spazzatura, vari segni premonitori di una resa culturale della sinistra identitaria, l’avanzata a grandi passi del berlusconismo.  Quei dieci anni del circolo cittadino non cambiarono il mondo, ma lasciarono certamente un segno nelle vite di quei giovani che oggi hanno deciso di raccontarsi.

Per RicordArci. Storie di vita parallele: M.Orazi, R.Rapastella, A.Musci, R.Buffatello, M.Santarelli, M.Monaco, M.Fagotto Fiorentini, F.Di Sante Coaccioli. Le vicende di un circolo politico e culturale giovanile di sinistra nella Spoleto degli anni ’70 e ’80, Edizioni EraNuova, Perugia, 2014, euro 35.00.

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Pubblicato da nel 16 gennaio 2015 alle ore: 21:52. Archiviato sotto Libri. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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