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Hans Memling, tra pittura fiamminga e Rinascimento italiano

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H.Memling, Trittico Pagagnotti, 1480 circa Madonna in trono col Bambino e due angeli (pannello centrale), Firenze, Galleria degli Uffizi

H.Memling, Trittico Pagagnotti, 1480 circa
Madonna in trono col Bambino e due angeli
(pannello centrale), Firenze, Galleria degli Uffizi

Alle Scuderie del Quirinale,fino al 18 gennaio, “Memling. Rinascimento fiammingo”, mostra dedicata a Hans Memling, uno dei grandi maestri della pittura fiamminga del '400, con oltre 50 opere esposte.
Curata da Till-Holger Borchert, direttore del Memling Museum di Bruges e tra i massimi esperti in materia, la mostra, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica, e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in coproduzione con Arthemisia Group.
La rassegna si distingue per essere la prima dedicata a questo pittore in Italia, e una delle più ampie organizzate fuori dai territori delle Fiandre, la regione in cui egli visse per gran parte della vita.

Secondo le trame imprevedibili della storia dell'arte, infatti, l'opera di Memling, pur avendo avuto enorme influenza su tutta la pittura a lui contemporanea, e specialmente su quella italiana, è stata dimenticata e riscoperta più volte nei secoli, ed è stato soltanto nel 1994 che una grande monografica a Bruges ha rinnovato l'interesse di pubblico e critica per questo autore.
Il percorso è diviso in sette sezioni. La prima riguarda gli inizi: a metà del XV secolo la scuola fiamminga, nata con l'opera di van Eyck, era in piena fioritura: la brillantezza dei colori, garantita dall'introduzione dalla pittura a olio, i volti ritratti a tre quarti, e un atteggiamento di profondo amore per il reale, portavano a opere di grande fascino, in cui le composizioni erano arricchite da tanti dettagli minuziosamente rappresentati: espressioni del viso, gioielli, decorazioni, stoffe, velluti, sete, tappeti orientali, o particolari architettonici, tutto concorreva a un realismo mai visto prima.

Memling, dopo un apprendistato svolto probabilmente nella bottega di van der Weyden, era giunto nel 1465 a Bruges, centro delle Fiandre e una delle capitali finanziarie d'Europa, divenendone rapidamente il pittore più rinomato, oltre che uno dei cittadini più ricchi. Lì elaborò uno stile proprio, staccandosi gradualmente dalla lezione di van Eyck, che proprio a Bruges aveva dipinto alcuni dei suoi capolavori, e di van der Weyden: dalle opere in mostra si può apprezzare come, pur conservando le armonie cromatiche dei maestri, il Pittore riuscì a dotare i suoi lavori di maggiore umanità, di maggiore equilibrio: la rigidità del drappeggi si ammorbidisce, le disposizioni geometriche e i volti suggeriscono pace interiore.

Ed essendo Bruges sede di una consistente colonia di italiani, soprattutto fiorentini e veneziani, anch'essi furono rapidamente conquistati dall'arte di Memling: nacquero così le numerose commissioni per famiglie italiane, oggetto della seconda sezione. I Portinari, i Bembo, i Tani, si rivolsero spesso al maestro di Bruges, acquistando lavori che giunti poi in Italia furono l'origine dell'influenza di questo pittore sugli artisti italiani: probabilmente Bellini, e poi Perugino, Pinturicchio, Ghirlandaio, Raffaello, tutti in misura maggiore o minore ebbero modo di apprezzarne le opere direttamente, lasciandosene ispirare. Ma fu uno scambio almeno in parte bidirezionale: anche nell'opera del pittore fiammingo infatti, si ritrovano piccole tracce delle innovazioni stilistiche o decorative che contemporaneamente il Rinascimento italiano stava ideando.

La terza sezione riguarda i ritratti, ambito in cui Memling eccelse, e in cui probabilmente introdusse (o perfezionò) due importanti innovazioni stilistiche: l'inquadratura molto ravvicinata, e soprattutto gli sfondi di paesaggio, che avrebbero avuto enorme fortuna nell'arte italiana: a quanto pare, è possibile che anche Botticelli e Leonardo li adottarono nei propri lavori dopo la visione di quelli di Memling. C'è quindi la sezione riguardante la "pittura di narrativa" di Memling: il racconto visivo di un evento, come la Passione, viene svolto a più momenti in un'unica tavola, seguendo un percorso geometrico definito.

Poi, quinta sezione, la pittura devozionale: costante fonte di ricchezza per i pittori dell'epoca, e altro ambito in cui Memling seppe dare capolavori di grazia ed equilibrio, sia nelle grandi pale d'altare, sia nelle opere di dimensioni assai più ridotte, destinate ad ambienti privati.La sezione successiva permette di farsi un'idea della portata della produzione artistica delle Fiandre nella seconda metà del XV secolo, e di Bruges in particolare: molte opere, di maestri rimasti spesso anonimi, esprimono il livello altissimo raggiunto nelle numerose botteghe attive all'epoca, imitando più o meno pedissequemante lo stile di Memling.

Chiude la mostra la sezione relativa alle grandi commissioni per famiglie molto potenti, splendide opere che testimoniano quanto la pittura di questo autore, all'apice della carriera, fosse arrivata a dominare la scena artistica fiamminga, estendendo la sua fama fino a Inghilterra, Spagna e Germania, oltre che all'Italia, al punto che nel 1540, a quasi cinquant'anni dalla morte, a Bruges ancora lo si ricordava come “il più dotato ed eccellente pittore dellʼintero mondo cristiano”.

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Pubblicato da nel 20 gennaio 2015 alle ore: 15:23. Archiviato sotto Arte & Cultura. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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