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Il Tesoro di San Gennaro

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Il Tesoro di San Gennaro

Il Tesoro di San Gennaro

Coraggio. E’ questa la prima parola che viene in mente dopo aver ascoltato “Il Tesoro di San Gennaro”. Quello che serve per affondare le mani nel forziere di villanelle, moresche e tammurriate della tradizione popolare partenopea. Un patrimonio che attraversa a ritroso secoli, dominazioni, stagioni culturali diverse, fino a spingersi al tardo medioevo; un’eredità dal valore inestimabile, il più delle volte a uso esclusivo di puristi e paladini della tradizione, spesso invisi a qualsiasi forma di sperimentazione.
Poi però, ne viene un’altra, di parola: intelligenza. Quella necessaria a intuire che tale proprietà non può e non deve essere recintata, che questo tesoro appartiene al popolo di oggi, il quale rappresenta l’ultimo strato di tale sedimentazione storica. E’ possibile per un artista esprimere pienamente la propria creatività ignorando le sue radici culturali più profonde? Questo sorprendente progetto risponde di no.
I suoi due artefici, compagni nella vita oltre che nell’arte, sono Napoletani e non possono farci niente: il tesoro se lo portano dentro, è nel loro DNA. Eppure sono anche individui profondamente immersi nella modernità.
Salvio Vassallo è un batterista/turnista/didatta con svariate influenze musicali e diverse collaborazioni all’attivo sia in studio che live; sulla scia della recente rivoluzione digitale, è inoltre riuscito a re-inventarsi anche in veste di arrangiatore/fonico/produttore/discografico
Valentina Gaudini è una cantante in grado di filtrare la veracità della vocalità partenopea con molteplici influenze e sonorità, che vengono a galla nella sua interpretazione, sempre molto composta e filologicamente rispettosa.
Il risultato è un mix di elettronica minimale, glitch, post rock ed echi world che si sposa sapientemente con l’espressione più popolare dell’universo musicale partenopeo, liberandola da steccati antichi e recenti. Analogamente a quanto fatto da Eugenio Bennato, sia all’interno della Nuova Compagnia di Canto Popolare che in seno al più recente Taranta Power, il duo Vassallo/Gaudini sfrutta la potenza ancestrale del groove popolare incanalandolo in forme, suoni e strutture del presente. A ciò si associa un’attenzione alla produzione e al missaggio decisamente inconsueta per il materiale trattato; ciò che raggiunge le orecchie dell’ascoltatore è un sound finemente costruito, che in alcuni episodi fa pensare alle stratificazioni sonore dei Massive Attack, come nella progressione finale di “Le Sorbe” e “Le Nespole”. Il repertorio è di quelli che si prestano a un’elaborazione soprattutto sul piano sonoro e ritmico, più che dal punto di vista armonico, ed è proprio questa la strada intrapresa e portata a termine: le melodie e le scansioni di “Lo Guarracino”, “Michelemmà”, “Le lavandaie del Vomero”, trovano nuova vita anche grazie al decisivo contributo di Ernesto Nobili alla chitarra, Enrico Barbaro al basso, Riccardo Veno ai sassofoni. Un ensemble in grado di restituire un’interpretazione della tradizione popolare che è al contempo contaminata, colta, attuale e minimale: qualcosa di simile a quanto realizzato da Hector Zazou alle prese con il repertorio dell’Artico nel bellissimo “Songs from the Cold Seas”, oppure da Arto Lindsay con la tradizione brasiliana.
D’altronde una certa vocazione all’incontro fra alto e basso, colto e popolare, sembra essere insita al duo, che la ripropone anche nella produzione successiva; una reinterpretazione delle canzoni folk di Luciano Berio, che dà ispirazione all’intero progetto discografico, a partire dal nome dell’etichetta: Remembering The Future.

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Pubblicato da nel 9 febbraio 2015 alle ore: 15:58. Archiviato sotto Musica. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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