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Quattro buffe storie: la magia della coppia Mauri – Sturno

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Mauri Sturno

Mauri Sturno

(di Emanuele Cellini) - La compagnia Mauri-Sturno fondata nel 1981 ci aveva già regalato successi di critica portando in scena i suddetti autori,  rispettivamente con “Il canto del cigno” del realista russo e “Tutto per bene” del siciliano di Càvusu.
Anche questa volta le aspettative non sono assolutamente venute meno, il pubblico sembra apprezzare molto la messinscena del regista e la naturalezza con cui gli attori, aventi una tecnica ed una capacità sorprendente, interpretano i poliedrici personaggi dei due autori che ogni volta – come avrebbe detto Orazio – “ insegnano cose utili divertendo”.

In “Cecè” gli interpreti sono accompagnati da una scenografia che rende benissimo l’idea della Roma corrotta e frivola dell’epoca, dove imbrogliare a scapito degli interessi altrui era più usuale che mai.
Del 1913, questo atto unico è stato riportato benissimo al Parioli e, grazie al tragicomico cinismo del protagonista, Cecè fa cominciare una riflessione che si andrà a concludere con “La Patente”, nella cui vicenda il protagonista Chiàrchiaro - condannato da parte della società a mascherare la propria identità e ad assumerne una falsa e più conveniente- risponde alla più nota tematica pirandelliana : il contrasto fra l’essere e l’apparire, la differenza tra ciò che veramente siamo e ciò che invece gli altri pensano di noi.
Altrettanto straniante è l’ironia grottesca di Cechov  negli atti unici “Domanda di matrimonio” e “Fa male il tabacco”.
La prima opera fu rappresentata a Mosca nel 1889 e fu definita da” Lev Tolstoj come “ la rappresentazione della comicità”. Come non condividere tale opinione?
La compagnia continua a sorprenderci e non cede il Climax dopo le ottime performance eseguite con gli scritti pirandelliani. Di qui la comicità è al limite con l’assurdo e sfocia spesso in un “nonsense” che lascia la risposta all’Immaginazione più che alla Ragione.
Nel secondo ed ultimo capolavoro “Fa male il tabacco” l’eccellente attore comincia interpretando un monologo nell’ottica di una conferenza sui danni provocati dal tabacco, sfociando in una confessione catartica riguardo ai propri errori ed alla sua misera vita… Tutto reso con quella “leggerezza cechoviana” che il protagonista suggerisce.
Al termine il pensiero della critica e del pubblico è certamente positivo nei confronti di uno spettacolo ben ideato e di un regista come al solito arguto in ogni scelta. Funziona e ci fa ragionare sul fatto che “ una realtà non ci fu data e non c’è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile”.  (L. Pirandello)

Compagnia Mauri Sturno, Teatro Parioli De Filippo, 15 2.2015
Quattro buffe storie

da Luigi Pirandello e Anton Cechov
Cecè – La patente – Domanda di matrimonio – Fa male il tabacco
con Mauro Mandolini, Laura Garofoli, Amedeo D’Amico, Lorenzo Lazzarini, Paolo Benvenuto Vezzoso
scene Giuliano Spinelli
costumi Liliana Sotira
musiche Germano Mazzocchetti
regia Glauco Mauri

“La vita (di ieri e di oggi) raccontata dal genio grottesco
di due grandi poeti dell'animo umano con la leggerezza del sorriso, l'ironia della follia
e la comicità dell'assurdo”.

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Pubblicato da nel 18 febbraio 2015 alle ore: 0:50. Archiviato sotto Recensioni,Teatro. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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