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Roberto Magris

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Roberto Magris

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L’incontro è di quelli che non passano inosservati, almeno agli occhi di chi ama un certo tipo di jazz. L’incontro è quello tra Roberto Magris e uno dei miti della West Coast, Herb Geller. Questo “Live in Europe 2009” rappresenta una tappa imperdibile del lungo viaggio che il pianista triestino sta compiendo nella musica afroamericana, ed è una delle ultime possibilità per ascoltare Geller suonare con tanta qualità e freschezza.
Magris questa volta ha scelto di celebrare non solo un tipo di musica, quella che ama e suona splendidamente da anni, ma uno dei profeti e dei pionieri di quella musica. Geller è stato un personaggio di primo piano nel panorama del jazz californiano. Marito della bravissima pianista Lorraine Walsh, con la quale costituì un importante quartetto, raggiunse poi popolarità e successo con un suo sestetto che nel 1957 annoverava, tra gli altri, musicisti del livello di Harold Land e Kenny Dorham. Fu autore di dischi importanti, leader, come ha scritto il critico Richard Cook, di “giovani e avventurose band” e sideman di molti grandi tra cui Bill Evans. Uno dei suoi meriti più rilevanti fu quello di divulgare e importare in Europa il jazz della sua giovinezza (i suoi esordi coincidono con gli anni di Charlie Parker, Art Pepper, Lou Donaldson), suonandolo senza sosta e con la passione di sempre fino a pochi giorni prima della morte avvenuta nel 2013. Scelse Amburgo come luogo di vita e là visse per moltissimi anni.
Ebbene in questo disco, oltre al talento e alla ricchezza espressiva del pianismo di Magris, ricco di sfumature, di esperienze e di suggestioni molteplici, tra cui lo swing, il bop e l’hard bop, si sente la passione romantica di Geller, la sua adesione esistenziale alla musica che suona, l’aderenza tra il dentro e il fuori, tra interiorità e tecnica, e quindi l’autenticità di un percorso e di una vita artistica. Bene ha fatto dunque Magris a non perdere questa preziosa occasione di dialogo, di riconoscimento, di celebrazione, di attualizzazione e di rilancio di un jazz che sarebbe sbagliato considerare datato.
Certo oggi il jazz è tante cose, anche molto diverse da quelle che si ascoltano in questo disco. Si è espanso, si è contaminato, si è irradiato in tante direzioni, alcune buone e altre meno. Ma “Live in Europe 2009”, data la vitalità e il lirismo che sprigiona, non è assolutamente roba antiquaria. E poi non è facile, nemmeno per i più talentuosi e celebrati compositori e musicisti contemporanei, eguagliare l’emozione e il coinvolgimento dei brani qui suonati (After you, Orson, If I were a Bell) tratti da un repertorio intramontabile: Cole Porter, Billy Strayhorn, Frank Loesser, Jimmy Rowles, Stephen Sondheim.

An evening with Herb Geller & the Roberto Magris Trio
Live in Europe 2009

Jmood, Usa, 2014

1. After You (Cole Porter)
2. El Cajon (Johnny Mandel)
3. Lonely Woman (Benny Carter)
4. The Red Door (Zoot Sims)
5. Orson (Billy Strayhorn)
6. Upper Manhattan Medical Group (Billy Strayhorn)
7. Celebrating Bird (Roberto Magris)
8. 9:20 Special (Earle Warren)
9. If I Were A Bell (Frank Loesser)

Bonus tracks:
10. The Peacocks (Jimmy Rowles)
11. Pretty Woman (Stephen Sondheim)

H.Geller, alto sax; R.Magris, piano; N.Matosic, bass; E.Carpentieri, drums

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Pubblicato da nel 22 febbraio 2015 alle ore: 21:16. Archiviato sotto Musica,Recensioni. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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