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Franco Baggiani, Memories of always

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Franco Baggiani

Franco Baggiani

Una Session come quelle che sempre attendiamo, una Grafia di suoni ribelli dedicati alla libertà di agire e reagire di fronte ad una concezione riduttiva del jazz come semplice musica di forza e suono di rivincita.
I pentagrammi del trombettista toscano rendono alla perfezione il clima espressivo di un sound rovente che, dettato dal Miles Davis elettrico tra fine anni 70 e tardi anni 80, rese l’esperienza di “Bitches Brew” metafora di un linguaggio nuovo rispetto alla tradizione post-hard bop, legando le trame funk ad un sound teso, stentoreo, intenso, alieno da ogni concessione commerciale, costantemente sul filo dell’improvvisazione in brani agitati da possenti tappeti ritmici afroamericani sui quali disegnare figure frastagliate e spigolose, ispirate ad un misterioso lirismo.
Franco Baggiani ed i Suoi ne vedono le improvvise aperture melodiche sulle quali innestare passaggi ai limiti del Free o vibrati da un potente ed istintivo Jazz Rock, spingendo l’espressività al di là di visioni metropolitane per porsi, fuori catalogo, in una “personalità collettiva” acida ed introspettiva, densa di sconvolgimenti cromatici e di una dinamica perizia distinta da perfezioni d’Attacco e d’ Intonazione, da fraseggi mordenti e da percussività calde, in cui pause e respiri contrappuntano efficacemente le altezze dando loro lunghezze d’onda scintillanti e di mordente introspezione.
La sensibilità energica e multiforme del Nostro viene adeguatamente sorretta da ottimi comprimari che ne assecondano gli sviluppi armonici, sia intimi nelle New Ballads (“Etnop”, “The Sieve smells bad today”, “A series of coincidences”)  sia nei prorompenti sperimentalismi Heavy (“Ob-session”, “Ghebus Suite”), nei quali il solismo estetizza la Lisergia nata dallo Spin-Off di musicisti come Wayne Shorter e Joe Zawinul che ruotavano intorno alla strabiliante Fusion davisiana, ricordata nella Musique Concrète  del Magma verticale di “Black Satin” (“On the corner”, Columbia 1972).
Abbiamo la piacevole sensazione di trovarci di fronte ad artisti “inventori”, investiti ed esaltati da ogni nota e da ogni frase che suonano, caratteristiche sempre più rare nel mondo musicale odierno.
Franco Baggiani
Memories of Always
Sound Records, 2014

Franco Baggiani: trumpet and conduction
Giacomo Downie: baritone sax
Adriano Arena: electric guitar
Lorenzo Forti: bass guitar
Fabio Ferrini: percussion
Alessandro Criscino: percussion
Alberto Rosadini: drums

P.S. Avessimo qualche dubbio, la performance di Baggiani ci incita a riscoprire le forme laconiche ed impetuose del “principe delle tenebre” nel Bronx acido di “Star people”( 1982),“Decoy” (1983), “You’re under arrest”( 1984), “Tutu”(1986), “Amandla” (1989), dedotte e variate nello sperimentalismo dei Weather Report di “Mysterious Traveller” (1974),“Black Market” (1976) e “8:30”(1979), nello “Spectrum”(1973) di Billy Cobham, nella Chick Corea Elektric Band (1986), in “Mr. Hands”(1980) di  Herbie Hancock, nel John McLaughlin di “ Electric Guitarist” (1978), ma anche nel Frank Zappa di “The Grand Wazoo”(1973), nel “Dialects” (1986) di Joe Zawinul. Da non mancare…

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Pubblicato da nel 27 febbraio 2015 alle ore: 0:48. Archiviato sotto Musica. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

Una Risposta a Franco Baggiani, Memories of always

  1. stefano cazzato Rispondi

    28 febbraio 2015 a 12:56 pm

    Conosco la musica di Baggiani. Concordo. S.C.

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