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L’ultima burla, la reputazione digitale

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L'ultima burla, la reputazione digitale

L'ultima burla, la reputazione digitale

Un fantasma si aggira per il web. E pare che stia terrorizzando centinaia di migliaia di utenti fino fino a pochi mesi fa abituati a pensare ai social network, Facebook su tutti, come a un luogo di relax dove passare qualche ora in assoluto relax giocando con amici più o meno virtuali, magari arrivando al vero e proprio “cazzeggio”, come si faceva una volta davanti a una birra, al bar, ma senza lo stress, dopo una giornata passata a lavorare o a cercarlo, il lavoro, di dover tornare a casa, ripulirsi e uscire di nuovo. Per non parlare di coloro che questi momento di tranquillità li cercavano dopo aver fatto fronte, oltre, appunto, agli obblighi del lavoro, anche a quelli familiari.
Il fantasma naturalmente ha un nome e cognome: reputazione digitale (Link 1). Detto in altre parole tutto quello che facciamo nel web è di pubblico dominio, quindi non solo è tracciabile, ma anche effettivamente usato dai cacciatori di teste per verificare l'aderenza dei candidati a una posizione lavorativa, assunzione o promozione che sia, oppure per valutare quanto un impiegato possa danneggiare o implementare con la sua attività digitale la reputazione di un brand (Link 2). Il sistema è semplice e, naturalmente, si basa su un algoritmo. L'azienda definisce il profilo della persona da cercare o i valori da difendere, i cacciatori di teste traducono il tutto in parole chiave e assegnano a ogni parola un voto, l'algoritmo setaccia e assegna un punteggio, se la ricerca è fatta fra dipendenti, oppure seleziona un ristretto numero di profili di possibili candidati, tutti dotati, appunto, di un punteggio elevatissimo. Nulla si salva dall'analisi fatta dall'algoritmo: quello che abbiamo scritto, gli amici che abbiamo, perfino quelli che abbiamo avuto e che oggi non ci sono più.
Insomma, c'è di che essere preoccupati. E infatti basta digitare le opportune parole chiave e la pagina si riempie di grida di allarme, di regole d'oro da seguire e, sim sala bim, di nomi o sigle di geni benefici ai quali affidare il compito di guidarci ma, soprattutto, di riparare i danni fatti in passato. In questo link riportiamo un articolo sintesi di tutte queste voci (Link 3).
Se da quanto detto fino ad ora vi siete fatti prendere dal panico, niente paura. Se non avete hanno grandi budget o non aspirate al ruolo di amministratore delegato della ex Fiat, potete accontentarvi di una simpatica applicazione studiata da Norton per riparare ai danni più evidenti. Efficace, ma è poco più di un giocattolo, chiaro. (Link 4).
Se invece vi sentite dei predestinati, se le vostre mete sono ambiziose, e se naturalmente avete a disposizione un numero di euro congruo, potete rivolgervi al guru della reputazione digitale, Michael Fertik, imprenditore capace con la sua startup, Reputation.com, di rastrellare milioni di euro da investitori convinti che la necessità di ripulire le nostre immagini sul web sia uno dei business del futuro. (Link 5 e 6).
Da parte mia, però, mi sentirei di suggerirvi di stare tranquilli e di continuare a cazzeggiare sul web esattamente come avete fatto fino ad ora. Qualsiasi cosa abbiate scritto o combinato, sarà il risultato di quello che siete. E quello che siete, prima o poi verrà fuori sul lavoro, sia che lo abbiate, sia che lo dobbiate cercare. Meglio non nasconderlo. Senza contare che oggi come oggi Digital Reputation con tutto l'ambaradan di guru che spazzano e ripuliscono per voi, sembra solo l'ennesimo circo costruito appositamente per prendere in giro i più creduloni e portargli via un po' di soldi.

1) http://it.wikipedia.org/wiki/Identit%C3%A0_digitale#Reputazione
2) http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2014/12/15/news/linkedin_facebook_twitter_caccia_al_manager_sul_web-102919016/
3) http://www.panorama.it/economia/opinioni/regole-gestione-reputazione-online/
4) http://thestreamagazine.com/drop-date-una-ripulita-alla-vostra-online-reputation/
5) http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Fertik
6) http://www.reputation.com/

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Pubblicato da nel 27 febbraio 2015 alle ore: 23:10. Archiviato sotto Innovazione. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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