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Beppe Lopez torna al romanzo

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Beppe Lopez torna al romanzo

Beppe Lopez torna al romanzo

A cinque anni da “Capatosta”, romanzo pluripremiato e soprattutto baciato da un bel successo di vendite, Lopez, una delle voci più note del nostro giornalismo, pubblica “La bestia”. (Manni Editore – Euro 17,00, 14,45 in promozione se lo comperate subito via Internet).
Per la verità Lopez in questi cinque anni non è stato certamente con le mani in mano. Una intensa attività giornalistica, di blogger e di impegno civile che si è nel corso del tempo incarnata in numerose battaglie contro i mali della casta e del giornalismo in particolare. Una battaglia che ha prodotto libri come “Indecenti! Dizionario degli orrori della vita pubblica in Italia. 1000 voci scritte e recitate da politici, giornalisti, intellettuali, artisti, mezzibusti, nani” (Stampa Alternativa – Euro 16.00) o il meno recente “La casta dei giornali” (Stampa Alternativa – Euro 10.00).
A Beppe Lopez abbiamo posto alcune domande.
Lopez, ci racconti qualcosa della trama di questo “La bestia”?
Il sottotitolo dice “Favola per adulti”, e infatti proprio di questo si tratta, di una favola, per adulti perché ha degli momenti, diciamo così, osè. In un'epoca non definita, fuori da una fortezza si presenta un uomo che ha vissuto per anni nella foresta. Il romanzo è la storia del tentativo di costruire un dialogo fra gli abitanti della fortezza e il nuovo venuto, visto come una specie di bestia e vissuto con tutte le paure e le preoccupazioni che una società chiusa mostra verso il diverso. Si tratta di un fantasy, perché l'indeterminatezza del tempo e del luogo pone questa storia in questo particolare genere letterario, ma nello stesso tempo è un romanzo molto attuale, visto che attraverso il tentativo di costruire un dialogo fra la norma e il diverso racconto molti dei problemi che attanagliano la nostra società. Ma siccome c'è anche questa cosa del thriller, meglio non svelare altro della trama.
Capatosta era un romanzo decisamente autobiografico, mentre questo sembra avere più attenzione per temi sociali.
Solo apparentemente. Certo, in Capatosta ma anche nei miei romanzi precedenti l'autobiografia era subito evidente, era il centro stesso del racconto. Ma nonostante le apparenze è presente anche qui. Più nascosta, magari, ma c'è. C'è nella mia attenzione per la complessità degli esseri umani, nella mia convenzione che prima di trovare la convivenza fra gli esseri umani dobbiamo trovare quella fra le varie anime che abbiamo dentro. Ogni essere umano, come lo è anche la società, certo, ma prima di essa, è un insieme estremamente complesso di anime a volte opposte. E allora come fai a trovare la pace fuori se non ce l'hai dentro?
E questa pace si trova anche guardandosi indietro, facendo riferimento al proprio passato.
Sicuramente. E infatti il guardarsi indietro è la caratteristica di tutta la mia opera e, in parte, è presente anche qui.
Un simbolo di questa complessità mi sembra possa essere anche il tuo alternare giornalismo e l'attenzione al presente che richiede, con la letteratura e soprattutto con questo continuo guardarsi indietro che caratterizza i tuoi romanzi.
Sì. Guarda, io considero la specializzazione una delle grandi malattie della nostra epoca. Sarà perché invece sono esattamente il contrario, sono un eclettico che ha attraversato tantissimi ambiti lavorativi, ritengo che è importante scavare i n profondità nelle cose, ma se poi questo scavare diventa perdita di conoscenza delle relazioni che legano cose diverse fra loro, il risultato non può essere positivo. Per questo ho sempre cercato di arrivare a fondare o dirigere i giornali con cui collaboravo, perché mi interessava occuparmi di tutto, in prima persona, dallo sport alla cultura, dalla cronaca alla politica, e mettere insieme queste branche cucendole in un insieme compatto e strutturato.
Capatosta si caratterizzava anche per una forte attenzione alla lingua. Una lingua pesante, strutturata.
E questa cosa è rimasta anche ne La bestia. Pensa che ho contato ben 5 registri linguistici principali nel romanzo. Sono usati in modo diverso nel racconto e nei dialoghi. Poi ci sono anche delle inflessioni dialettali, soprattutto nel modo di parlare della bestia. Lì sono tornato ancora una volta al mio amato dialetto pugliese, anche se questa volta è usato solo come riferimento.
Hai già pronto un giro promozionale?
No, il libro è uscito da pochi giorni. Ma ci stiamo lavorando. Posso dirti che vorrei partire da un trittico Roma, Bari, Lecce per poi allargarmi ad altre città.

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Pubblicato da nel 3 marzo 2015 alle ore: 21:19. Archiviato sotto Interviste,Libri. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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