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Vito Liturri, After the Storm

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Intervista a Vito Liturri

Intervista a Vito Liturri

INTERVISTA A VITO LITURRI.

Quanto di tradizione e quanto di Note contemporanee nelle tue composizioni?

Alla base di quello che scrivo c’è sempre la tradizione, ma questa tradizione viene totalmente reinterpretata anche alla luce di quella che è la mia esperienza di compositore di musica contemporanea. Spesso uso forme tradizionali (il Rhythm Changes, la ballad, l’improvvisazione su ostinati ritmico-melodici tipica del jazz modale, ecc.), ma stravolgendole, ad esempio rendendo ambigua la percezione della tonalità di base in diverse maniere, oppure collegando accordi lontani tra loro, in modo da evitare del tutto il riferimento a una qualsiasi tonalità, o ancora usando strutture asimmetriche e cambi di metro.

Credo sia condivisibile la tua affermazione per cui ogni album “debba rappresentare la sintesi di un percorso, sia umano sia artistico”. Nel caso di “After the storm”, qual è stato il percorso che ti ha condotto all’ideazione di questo album?

È un percorso iniziato circa cinque anni fa, quando ho dato vita a un quintetto di cui facevano parte anche i miei attuali compagni di viaggio, Marco Boccia e Lello Patruno, e per il quale ho cominciato man mano a scrivere un repertorio originale, coadiuvato anche dagli altri membri della band. Col tempo, il quintetto ha subito diverse trasformazioni prima di approdare a questa formula del trio, e da quel momento abbiamo lavorato a lungo per creare un suono personale, che ci rendesse riconoscibili come entità unica. Questa è una formazione molto particolare, in cui il dialogo e il confronto sono fondamentali, e tutti contribuiscono al risultato finale con le loro idee creative. Nello stesso tempo, il mio percorso personale mi ha portato a definire meglio i miei obiettivi e a capire esattamente quello che volevo esprimere e come esprimerlo.

Perché la scelta del Trio, di questo Trio?

La formazione del Trio meglio si adatta al tipo di musica che voglio fare in questo momento, più vicina al jazz europeo, da un lato, e allo spirito della musica da camera, dall’altro. Ma, allo stesso tempo, non potrei pensare di fare quello che faccio con nessun altro, che non siano i musicisti con cui ora suono; l’introspezione, il dialogo e la totale parificazione dei tre strumenti sono caratteristiche che si possono pienamente realizzare solo tra musicisti molto affiatati e che condividono una visione comune.

Il titolo che hai scelto per l’album sembra quasi una dichiarazione esistenziale…”After the storm”, dopo la tempesta…

Questo titolo si può leggere a diversi livelli. Innanzitutto, allude alle vicende interne al gruppo, che ci hanno portato a scegliere infine la dimensione del Trio. Inoltre, fa riferimento a mie vicende personali di questi ultimi anni, e alla necessità di superare una fase delicata della mia esistenza attraverso l’espressione musicale.

Nel tuo Sound abbiamo colto riferimenti molto diversi fra loro: Jarrett e Bley, ma anche un Rock molto particolare e perfino la Classica del primo novecento: è il Jazz , per definizione storica ed estetica, ad essere un grande contenitore per idee multiformi oppure il jazzista, per sua natura, non potrebbe mai fare a meno d’incontrare ciò che lo circonda?

Più che un contenitore, il jazz è un linguaggio che si nutre, per poter esistere e svilupparsi, del contatto con altre culture, e io ho scelto di usare questo linguaggio per la grande libertà di espressione che esso consente. Nella mia musica ci sono influenze dei pianisti che hai citato, ma anche del rock progressivo, che ho amato da adolescente; ancora oggi, ascolto con piacere gruppi che suonano un rock più complesso ed elaborato, come i King Crimson o gli Area. A questo si aggiunge, ovviamente, la mia formazione classica e la mia attività nell’ambito della musica contemporanea, in qualità di compositore, di direttore e di docente. Sono sempre stato molto curioso, ho bisogno di stimoli artistici e culturali come dell’aria che respiro, così come del contatto con altri artisti e altre forme d’arte, e in questo rientra anche il mio lavoro con il teatro e con la danza. Tutto questo, però, non si risolve in un semplice e banale eclettismo: tutte queste influenze vengono rielaborate dalla mia personalità; qualsiasi siano le influenze o le occasioni esterne che hanno determinato lo stimolo creativo, io penso che il musicista finisca sempre per parlare di sé, della propria interiorità.

Com’è accaduto che tu abbia incontrato una Casa discografica che credesse nel tuo progetto? Più estesamente: quanto è complesso, oggi, trovare qualcuno che prenda in seria considerazione un’idea musicale che voglia presentare caratteri di originalità?

Nel mio caso, è accaduto tutto in maniera piuttosto naturale: ho proposto il mio progetto a Dodicilune, perché pensavo che fosse l’etichetta discografica più adatta, per le sue scelte estetiche, ad accogliere la mia proposta musicale, e loro hanno accettato con entusiasmo. È più difficile, invece, trovare lo stesso tipo di riscontro da parte di istituzioni concertistiche e associazioni, che troppo spesso preferiscono evitare di rischiare e finiscono per adagiarsi su proposte musicali sempre uguali a se stesse.

“Dopo la tempesta” arriva quasi sempre il Sereno…Dopo una performance come questa, un Concept Album a mio avviso, è lecito attendersi un’estensione dell’assunto…

A causa del mio carattere inquieto, mi riesce difficile immaginare un periodo di Sereno, almeno nell’immediato futuro! Non so precisamente cosa mi attenda, forse una fase di lenta ricostruzione, ma quello che so per certo è che, dato il mio amore per la coerenza, anche il mio prossimo lavoro sarà una sorta di concept album. Penso, anzi, di estendere l’idea della successione di momenti separati, ma nello stesso tempo legati tra loro, anche all’interno del singolo brano, concependo una o più tracce come una mini-suite, un po’ come avveniva nel jazz e nel rock degli anni sessanta-settanta.

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Pubblicato da nel 6 marzo 2015 alle ore: 0:19. Archiviato sotto Interviste. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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